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Colombo Servizi Srl

Assistenza Risarcimento Amianto

 

Risarcimento danni amianto: richiesta e calcolo

Risarcimento danni amianto: come farne richiesta e come si fa calcolo del valore? Questo ristoro si aggiunge alle prestazioni dovute alle vittime di malattie asbesto correlate.

Le fibre di asbesto sono altamente lesive per la salute umana. Una volta inalate o ingerite, possono provocare, prima di tutto, infiammazione, con l’insorgenza di patologie fibrotiche. Queste sono asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici. Successivamente l’infiammazione può provocare l’insorgere di tumori correlati all’amianto. Per esempio può portare al mesotelioma, al cancro del polmone, tumore alla laringe, tumore stomaco, tumore faringe, tumore colon, tumore ovaie.

In caso di diagnosi di una di queste malattie, dovute all’esposizione professionale ad amianto, sussistono una serie di tutele. Prima di tutto ci sono quelle previdenziali e poi quelli risarcitorie. L’erogazione di queste prestazioni di natura previdenziale è solo un indennizzo di alcune delle voci di danno. Mentre sussiste sempre il diritto all’integrale ristoro di tutti i pregiudizi subiti dalla vittima diretta e primaria.

La Colombo Servizi S.r.l. fornisce assistenza medica e legale alle vittime dell’amianto.  La società collabora con l’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni. garantendo, in questo modo il servizio di tutela legale per tutti i cittadini che ne fanno richiesta.

Risarcimento danni amianto: richiesta per assistenza

Risarcimento amianto

 

Indice

Strage di amianto: malattie asbesto correlate

Gli effetti cancerogeni dell’amianto sono stati esposti anche dall’ultima monografia dello IARC (Volume 100C – IARC Monographs):

There is sufficient evidence in humans for the carcinogenicity of all forms of asbestos (chrysotile, crocidolite, amosite, tremolite, actinolite, and anthophyllite). Asbestos causes mesothelioma and cancer of the lung, larynx, and ovary. Also positive associations have been observed between exposure to all forms of asbestos and cancer of the pharynx, stomach, and colorectum.

In Italia, come nel resto del mondo, l’amianto, prima della sua messa al bando nel 1992, è stato diffusamente utilizzato per le sue caratteristiche, soprattutto nel settore edile. Infatti molti sono ancora i siti in Italia contaminati. Tra questi vi sono anche molte scuole, ospedali, treni, navi, aerei e stabilimenti produttivi. Questi dati sono evidenziani nella pubblicazione dell’Avv. Bonanni, “Il libro bianco delle morti d’amianto in Italia”.

Essendo ancora non sufficienti le azioni di bonifica, in Italia, nel 2019, l’esposizione ad amianto ha causato più di 6.000 decessi (1.800 per mesotelioma, 3.600 per tumore ai polmoni e  circa 600 per asbestosi), escludendo le altre malattie asbesto correlate. Nel corso del 2020, l’ONA ha ricevuto segnalazioni di circa 2.000 casi di mesotelioma. Il Covid-19 ha inciso sul più elevato indice di mortalità delle vittime. Nel VI Rapporto ReNaM, pubblicato nel 2018, sono riportati i casi fino al 2014 e parziali fino al 2015.

Malattie di origine professionale riconosciute dall’INAIL

L’INAIL, Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, considera malattia professionale una patologia la cui causa agisce lentamente e progressivamente sull’organismo.

Oltre alla causa diluita, la malattia professionale deve avere una causa diretta ed efficiente nell’attività di lavoro. Inoltre deve produrre infermità in modo esclusivo o prevalente. Il Testo Unico del d.p.r. 1124/1965 indica, infatti, che l’infermità deve essere contratta nell’esercizio delle proprie mansioni o deve essere insorta a causa delle lavorazioni rischiose. Tuttavia, l’eventuale concorso di cause extraprofessionali non esclude la riconducibilità alla causa di lavoro.

Liste INAIL malattie riconosciute: danni da risarcire

Tutte le malattie asbesto correlate riconosciute dall’INAIL sono inserite in tre liste. Le patologie nella Lista I dell’INAIL prevedono la presunzione legale di origine. Mentre quelle comprese nella Lista II e III dell’INAIL  prevedono che l’onere della prova sia a carico del lavoratore.

Per quanto riguarda la Lista I le malattie ( asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici) e i tumori (mesotelioma pleurico, del pericardio, peritoneale, della tunica vaginale del testicolo, tumore del polmone,cancro della laringe, tumore alle ovaie) devono essere sempre indennizzati.

Invece per le vittime di malattie comprese nalla Lista II (tumore della faringe, dello stomaco, del colon retto) e III (tumore dell’esofago), oltre all’indennizzo INAIL, che copre solo in parte il danno biologico e da diminuite capacità di lavoro, sono dovuti i danni differenziali e complementari.

Rientra nel danno differenziale, prima di tutto, la differenza tra l’integrale risarcimento e l’indennizzo del danno biologico e da diminuite capacità di lavoro.  A questi si aggiungono i danni complementari, definiti anche differenziali qualitativi. Questi comprendono i danni morali ed esistenziali, non contemplati nell’indennizzo INAIL e che devono essere risarciti. In ogni caso, devono concorrere alla quantificazione del danno con personalizzazione.

Riconoscimento indennizzo INAIL malattia professionale

Il lavoratore che ha subito un danno biologico deve essere sottoposto ad una visita di un medico del lavoro, per verificare se ci sia stata un’esposizione ad agenti morbigeni. Anche in assenza dell’inserimento della patologia nella Lista I, che prevede appunto la presunzione legale di origine, è possibile ottenere il riconoscimento della natura occupazionale della malattia. In questo modo, si ha l’indennizzo INAIL per inabilità temporanea, ovvero per il danno biologico conseguente.

L’INAIL, a partire dal 6%, indennizza il danno biologico con il versamento di una tantum fino al 15%. Con una valutazione medico legale almeno del 16%, c’è il diritto alla rendita INAIL. La rendita INAIL è un importo mensile che l’ente eroga al lavoratore che ha subito l’infermità riconosciuta come malattia professionale.

Anche per i casi di invalidità inferiori al 6% sussiste comunque il diritto al risarcimento danni malattia professionale. In questo caso, l’obbligo risarcitorio grava interamente sul datore di lavoro. Infatti, in caso di franchigia INAIL, è il datore di lavoro a dover provvedere al risarcimento danni malattia professionale.

Risarcimento danni amianto per differenziale

La vittima di malattia asbesto correlata, anche se ha ottenuto l’indennizzo INAIL, ha diritto al risarcimento integrale di tutti i danni, sia patrimoniali che non patrimoniali, patiti e patiendi.

Il danno biologico deve essere sempre integralmente risarcibile. Infatti l’indennizzo costituisce una piccola parte del risarcimento del danno biologico. Anche nel caso di rendita INAIL spetta il risarcimento danni malattia professionale, come il ristoro dei pregiudizi morali. Questi ultimi consistono nella sofferenza fisica e morale e nella lesione della dignità. Questi diritti sono espressamente richiamati dall’art. 2087 c.c.

Inoltre vi sono i danni esistenziali, anch’essi non contemplati nell’indennizzo INAIL o nella rendita. Per questo motivo, il risarcimento danni è sempre a carico del datore di lavoro. In questi casi il datore di lavoro ha l’obbligo di risarcire il differenziale. Infatti, egli risponde dei danni a titolo di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, diretta e vicaria, al netto delle prestazioni INAIL.

Ci sono due tipi di danni differenziali:

  • quantitativo, riferito alla differenza tra il dovuto e l’indennizzo INAIL;
  • qualitativo, detto anche complementare, cioè il pregiudizio morale ed esistenziale, e i danni futuri.

In più, in caso di decesso della vittima primaria, ci sono i pregiudizi catastrofale e tanatologico. Questi pregiudizi si legano alla lucida consapevolezza della vittima del suo reale stato di salute.

Il problema dell’esonero del risarcimento danni amianto

La regola dell’esonero stabilisce che il datore di lavoro non può essere obbligato al risarcimento del danno se non vi è responsabilità penale. Questa regola è, però, superata con riferimento a Cass., sez. lav., n. 777/2015. Infatti il principio dell’integrale risarcibilità pregiudizi alla persona è uno dei capo saldi del sistema di tutela delle vittime.

Perciò non vi può essere un esonero dalla responsabilità civile. La norma dell’art. 10, D.P.R. 1124/1965, che stabiliva lo “speciale” dell’esonero, è quindi circoscritta al solo danno patrimoniale.

Risarcimento danni amianto: biologici, morali, esistenziali

Le fibre di amianto provocano gravi danni alla salute e dunque il danno biologico, cioè la lesione dell’integrità psicofisica vittima. Il danno biologico sarà risarcito dall’indennizzo INAIL, ma il totale ristoro è a carico del datore di lavoro. La quantificazione avviene con il metodo equitativo o con applicazione delle tabelle del Tribunale di Milano.

Le tabelle elaborate dal Tribunale di Milano si basano sulla percentuale di danno riconosciuto e sull’età della vittima. In più, l’entità degli importi dovuti deve essere calcolata sempre su base equitativa con personalizzazione, che tenga conto della sfera morale ed esistenziale.

Inoltre questo tipo di malattie asbesto correlate causa anche la sofferenza fisica e morale della vittima, cioè il danno morale. Questo pregiudizio deve essere ristorato, al pari del danno biologico, sempre attraverso il calcolo sulla base delle tabelle, con personalizzazione.

La vittima subisce anche una radicale modificazione dei suoi progetti e programmi di vita, essendo costretto a terapie invasive. A questo si aggiunge lo stato di astenia e la necessità di continua assistenza. Questi costituiscono i danni esistenziali. Tutti questi pregiudizi debbono essere integralmente risarciti e tenuti in considerazione nella quantificazione dei danni complessivamente sofferti.

Danno catastrofale: cos’è e come avviene il calcolo

Il danno catastrofale indica la sofferenza della vittima, lucidamente consapevole che la malattia asbesto correlata ne provocherà il decesso. Perciò questo è inteso come componente del danno morale e ne influisce per calcolarne il valore.

Le Sezioni Unite (26972/2008) hanno stabilito che possono essere utilizzate le tabelle del Tribunale di Milano per la liquidazione del danno biologico psichico, quale componente del danno biologico. Inoltre garantisce la massima personalizzazione per adeguare il risarcimento alle peculiarità del caso concreto, con risultati sostanzialmente non lontani da quelli raggiungibili con l’utilizzazione del criterio equitativo puro utilizzato per la liquidazione del danno morale.

In cosa consiste il danno biologico terminale?

La vittima amianto, con patologia asbesto correlata conclamata, subisce un danno biologico pari al 100% e la prognosi è spesso di esito infausto. Per questo il lavoratore, affetto nella maggior parte dei casi da mesotelioma, ha diritto all’integrale risarcimento del danno biologico, definito anche danno biologico terminale, e di tutti gli altri pregiudizi.

Il danno biologico terminale deve essere liquidato come invalidità assoluta temporanea, sia utilizzando il criterio equitativo puro che le apposite tabelle. Infatti vanno applicati i principi della sentenza n. 12408 del 2011, ma con il massimo di personalizzazione in considerazione della entità e intensità del danno. L’importo è quindi pari a circa 1.000 euro per ogni giorno di agonia, come stabilisce Cass. civ. Sez. lavoro, Ord., (ud. 24-10-2017) 02-02-2018, n. 2598.

I parametri delle tabelle del Tribunale di Milano

Per calcolare i danni biologici, compreso il danno biologico terminale, il criterio è sempre quello equitativo (art. 432 c.p.c. e/o 1226 e/o 2056 c.c.). Il parametro su cui si basa è quello delle tabelle del Tribunale di Milano. Il criterio di personalizzazione è stabilito da SS.UU. 26972/2008.

In relazione al tempo di sopravvivenza della vittima, si deve calcolare il danno biologico terminale, a condizione che ci sia un lasso tra l’evento e il decesso (Cass. n. 11169 del 1994, n. 12299 del 1995, n. 4991 del 1996, n. 1704 del 1997, n. 24 del 2002, n. 3728 del 2002, n. 7632 del 2003, n 9620 del 2003, n. 11003 del 2003, n. 18305 del 2003, n. 4754 del 2004, n. 3549 del 2004, n. 1877 del 2006, n. 9959 del 2006, n. 18163 del 2007, n. 21976 del 2007, n. 1072 del 2011).

Calcolo dei danni con criterio presuntivo

Il danno amianto può essere dimostrato anche con metodo presuntivo. Il Giudice si può avvalere del potere di indagine del consulente tecnico di ufficio (Cass. 16471/09; 21728/06 e 1901/2010 ed ex multis). Nella quantificazione dei danni si devono considerare:

  • lo sconvolgimento provocato nella vittima primaria e nei familiari;
  • la tipologia ed entità degli stati, temporanei e permanenti, di inabilità, in seguito alle lesioni biologiche dell’avente diritto;
  • età e sesso della vittima;
  • l’attività lavorativa o gli hobby svolti dal danneggiato, cui ha dovuto rinunciare a causa della patologia contratta;
  • l’essere la vittima stata oggetto di un’ingiusta lesione della propria persona e della propria dignità umana;
  • i disagi ed i fastidi patiti in relazione allo svolgimento delle attività quotidiane;
  • la necessità di affrontare operazioni chirurgiche, esami invasivi o terapie riabilitative;
  • le frustrazioni dovute a visite mediche, sedute riabilitative, accertamenti medico-legali, sessioni con i propri avvocati;
  • l’essersi costretti ad affrontare un iter stragiudiziale e giudiziale.

Oltre al metodo del criterio equitativo puro, con riferimento al danno biologico terminale, si dovrà tener conto del quantum della tabella del Tribunale di Milano oppure quantificare sulla base dell’invalidità assoluta temporanea.

Risarcimento danni: richiesta per gli eredi della vittima

In caso di decesso, i familiari della vittima, che hanno subito dei pregiudizi morali, dinamico-relazionali e spesso anche economici, hanno diritto all’integrale risarcimento dei danni amianto.

Gli eredi hanno diritto al risarcimento dei danni differenziali e complementari subiti dalla vittima, consistenti nella differenza tra quanto erogato dall’INAIL, quale indennizzo INAIL, a titolo di danno biologico, e il danno patrimoniale per diminuite capacità di lavoro, cui debbono essere aggiunti i pregiudizi morali ed esistenziali (Cass. sez. lav. 777/2015).

I familiari possono agire per ottenere il risarcimento per i danni avuti personalmente a causa dell’insorgenza dell’infermità e quindi del decesso del loro congiunto (iure proprio). Inoltre gli eredi hanno diritto a vedersi erogate tutte le somme maturate e non riscosse dal loro congiunto a titolo di danni patrimoniali e non patrimonialie (iure hereditario).

Il risarcimento può essere ottenuto attraverso la costituzione di parte civile nel procedimento penale, eventualmente iniziato a carico degli imputati titolari delle posizioni di garanzia e responsabili per il reato di omicidio colposo. Un altro modo è attraverso il ricorso al Giudice del Lavoro, per chiedere la condanna del datore di lavoro al pagamento delle somme loro dovute.

Danno da perdita del rapporto parentale

I familiari delle vittime colpite da patologie asbesto correlate subiscono l’ulteriore danno da perdita del rapporto parentale, cioè il danno derivante dalla perdita del rapporto significativo che la vittima aveva con i suoi congiunti. Anche questo è quantificabile con le Tabelle del Tribunale di Milano. Il calcolo del danno parentale deve essere personalizzato, secondo i criteri del calcolo danno non patrimoniale.

Sulla risarcibilità del danno da rapporto parentale, si è espressa la Corte di Cassazione: Cass., 14.9.2010, n. 19517, in Il civilista, 2010, n. 11, 22 ss.; Cass., 19.5.2010, n. 12318, in Danno e resp., 2010, 1043 ss.; Cass., 26.1.2010, n. 1529, ined.; Cass., 12.12.2008, n. 29191, in Resp. civ. e prev., 2009, 811 ss.; Cass., 16.9.2008, n. 23725, in Giust. civ., 2009, 12, 2714 ss. – amianto risarcimenti – calcolo danni morali.

Risarcimento danni al netto della rendita di reversibilità

Il coniuge e gli orfani del lavoratore deceduto per malattia professionale hanno diritto ad ottenere le somme liquidate a titolo di risarcimento dei danni iure proprio da parte del datore di lavoro, senza che siano da queste sottratte le somme relative alla rendita INAIL di reversibilità. Quanto stabilito dalla Suprema Corte (tra le tante, Cass., Sez. lav., n. 30857/2017).

Il quantum del risarcimento dei danni dei famigliari del lavoratore vittima patologia asbesto correlate, a titolo di danni iure proprio, deve essere calcolata, anche con l’utilizzo della Tabella del Tribunale di Milano, senza che debbano essere sottratti gli importi della rendita INAIL.

Calcolo risarcimento danni dei familiari della vittima

Per quanto riguarda il risarcimento del danno non patrimoniale agli eredi della vittima di malattia asbesto correlata, la tabella indica il valore del ristoro in base al grado di parentela (2020).

Rapporto di parentelaValore minimoMassimoMedio
Per ogni genitore da € 165.960,00a € 331.920,00€ 248.940,00
Per ogni figlioda € 165.960,00a € 331.920,00€ 248.940,00
Per il coniuge o conviventeda € 165.960,00a € 331.920,00€ 248.940,00
Per ogni fratelloda 24.020,00a € 144.130,00 € 84.075,00
Per ogni Nonnoda 24.020,00a € 144.130,00 € 84.075,00
Queste tabelle tengono conto della media dell’entità dei danni, oggetto di risarcimento. Il criterio di quantificazione al di là della media, è quello di equità, coerente con il reale pregiudizio, subito dalla vittima, iure proprio in relazione alla malattia e al decesso del loro congiunto.

Calcolo risarcimento danni: scomputo per poste omogenee

L’azione a carico del datore di lavoro riguarda le altre somme dovute, con scomputo dell’indennizzo. Si devono quindi scomputare per poste omogenee le prestazioni INAIL. Ciò è stato stabilito dall’art. 3-sexies, comma 1, D.L. 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con L. 28 giugno 2019, n. 58, che ha abrogato la disposizione dell’anno precedente.

Infatti, precedentemente, la Legge 145/2018 aveva stabilito che l’indennizzo INAIL si dovesse sottrarre da tutto l’importo del risarcimento. Ma già la Corte di Cassazione aveva stabilito che, in realtà, tale norma non si dovesse applicare per le malattie professionali antecedenti. Successivamente, questa problematica è stata risolta con l’introduzione di una nuova normativa.

La Corte di Cassazione  Sez. Lav. 13645 del 2019 stabilisce:

“Il giudice nella liquidazione del danno biologico c.d. differenziale, di cui il datore di lavoro è chiamato a rispondere nei casi in cui opera la copertura assicurativa INAIL. (…) in termini coerenti con la struttura bipolare del danno -conseguenza, deve operare un computo per poste omogenee, sicché, dall’ammontare complessivo del danno biologico, va detratto non già il valore capitale dell’intera rendita costituita dall’INAIL, ma solo il valore capitale della quota di essa destinata a ristorare, in forza del d.lg. n. 38 del 2000, art. 13, il danno biologico stesso, con esclusione, invece, della quota rapportata alla retribuzione ed alla capacità lavorativa specifica dell’assicurato, volta all’indennizzo del danno patrimoniale”.

Danno biologico differenziale: criteri per la determinazione

I criteri per la determinazione del danno biologico differenziale sono stati dettati dalla Suprema Corte. Nella sentenza n. 13222 del 26.06.2015, infatti, è stata indicata la modalità per lo scomputo per poste omogenee. Il danno biologico deve essere indennizzato, indipendentemente dalla capacità di produrre reddito del lavoratore danneggiato (Dlgs. 38/2000, art. 13, co. 1).

Dove ricorrono i presupposti indicati nel Decreto Legislativo, al comma 2, lettera b), l’INAIL liquida il danneggiato con un indennizzo che compensa sia il danno biologico che quello patrimoniale, derivante dalla perdita della capacità lavorativa. Ai fini della quantificazione del danno economico, occorre tener conto che il ristoro si deve basare sul reddito, ovvero sulla capacità di lavoro e di guadagno.

Danno differenziale: come si effettua il calcolo del valore

Il danno differenziale è costituito dal surplus di risarcimento dei medesimi pregiudizi oggetto di tutela indennitaria INAIL e in presenza dei presupposti di esclusione dell’esonero del datore di lavoro. Tale danno è determinato secondo un computo per voci omogenee, ovvero dalle singole componenti di danno civilistico (patrimoniale e biologico). Devono quindi essere detratte distintamente le indennità erogate dall’INAIL per ciascun pregiudizio (Cass., sent. 21 maggio 2019, n. 13645).

I principi su cui si basa  sono:

  • se per una voce di danno l’indennizzo INAIL eccede il credito civilistico, nulla potrà pretendere per quel danno la vittima dal responsabile;
  • sempre nel caso, per una voce di danno, l’indennizzo INAIL ecceda il credito civilistico, il responsabile non potrà pretendere che l’eventuale eccedenza sia riportata a defalco di altri crediti risarcitori della vittima (così, ex plurimis, Cass. n. 27669717; Cass. n. 13222/15).

Con riferimento al calcolo del differenziale (quantitativo e qualitativo), nel rispetto dell’omogeneità e comparabilità dei titoli risarcitori, bisogna procedere con lo scorporo per poste omogenee. Dalla tabella del Tribunale di Milano si può evincere come la quantificazione economica del risarcimento possa essere guidata da parametri predeterminati. Ciò, tuttavia, non impedisce la personalizzazione del danno in base alle singole e peculiari esigenze di ogni individuo danneggiato.

Danni differenziali: tecniche operative di calcolo

Il calcolo del risarcimento presuppone:

  • la determinazione del grado di invalidità permanente patito dalla vittima, che deve essere monetizzato, secondo i criteri della responsabilità civile;
  • la sottrazione dall’importo scaturito dal primo punto non del valore capitale dell’intera rendita costituita dall’INAIL, ma solo del valore capitale della quota di rendita che ristora il danno biologico.

Il calcolo del danno differenziale va quindi eseguito distinguendo quanto ha erogato l’INAIL a titolo di danno biologico (art. 142 cod. ass.). In più, si deve tener conto di quanto erogato a titolo di danno patrimoniale.

Quindi, la vittima può chiedere un surplus sia per il danno biologico provato, quantificato secondo le regole civilistiche se superiore alla liquidazione effettuata dall’INAIL, sia per il danno patrimoniale, sempre che sia superiore a quanto indennizzato dall’INAIL. Tuttavia la somma liquidata dall’INAIL a titolo di danno patrimoniale, non può andare a coprire la somma in surplus dovuta dal datore di lavoro per il danno biologico liquidato in sede civilistica maggiore di quello erogato dall’assicuratore sociale.

Prescrizione per richiesta risarcimento danni amianto

Per il risarcimento amianto i termini di prescrizione sono differenti. Per quanto riguarda la responsabilità contrattuale, il termine è decennale, mentre, per quella extracontrattuale, il termine è di 5 anni. Infine, per la responsabilità civile da reato, il termine è quello stabilito dal Codice Penale per il reato. Vi è poi il raddoppiamento dei termini nel caso di imputazione di omicidio colposo (art. 590 c.p.) con una prescrizione che può andare dai 14 anni ai 17 anni e 6 mesi (art. 157, V comma, c.p.).

La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine inizia a decorrere dalla prima certificazione di malattia professionale o da quando la vittima è venuta a conoscenza dell’origine professionale della patologia. Tuttavia, per sottrarsi alle loro responsabilità, i datori di lavoro spesso portano avanti la tesi della prescrizione, facendo decorrere i termini dalla data di esposizione.

Questo tipo di motivazione è, però, infondata, in quanto i termini decorrono dal momento della diagnosi della patologia o, nel caso in cui siano già trascorsi, dal momento della consapevolezza dell’evento e del nesso causale (art. 2935 c.c. e Corte di Cassazione, Sezioni Unite, con Sentenza n. 481 del 2008).

Non solo la vittima, ma anche i congiunti hanno diritto ad essere risarciti per il danno subito. Il risarcimento include i danni sia patrimoniali che non, vista la lesione di diritti fondamentali della persona (salute, serenità, integrità familiare e del patrimonio).

Richiesta delle prestazioni aggiuntive vittime amianto

Ogni vittima di malattia correlata all’amianto, di cui viene riconosciuta la sua origine professionale, ha diritto alle prestazioni INAIL e al Fondo vittime amianto.

Il lavoratore ha diritto ai benefici contributivi. L’ex art. 13, co. 7, L. 257/1992 stabilisce che la vittima può ottenere una maggiorazione contributiva del 50% del periodo di esposizione nel luogo lavorativo. Si può così accedere al prepensionamento. Se si è già in pensione, invece, si avrà diritto alla rivalutazione dei contributi, utilizzando sempre il coefficiente 1,5.

L’articolo 1, comma 250, Legge 232/2016 ha sancito, invece, il diritto all’immediato pensionamento per i lavoratori sprovvisti dei requisiti per ottenerlo, al momento dell’insorgenza della malattia correlata all’amianto (pensione inabilità amianto).

Inoltre, il personale civile e militare operante nelle Forze Armate e nel Dipartimento di Sicurezza, che risulta affetto da malattie asbesto correlate riconosciute dall’INAIL, ha diritto alle prestazioni aggiuntive in qualità di vittima del dovere.

Assistenza e tutela legale gratuita

La nostra società, la Colombo Servizi, supporta l’operato di ricerca dell’Osservatorio Nazionale Amianto. La sinergia di queste due realtà ha permesso di conseguire importanti risultati e migliori condizioni di salute per le vittime di malattie asbesto correlate. La Colobo Servizi collabora con un pull di legali, tra i quali l’Avv. Ezio Bonanni, per l’assistenza alle vittime dell’amianto ed in particolare per il risarcimento danni amianto. L’assistenza è rivolta ai lavoratori e cittadini esposti all’amianto e ai loro familiari.

Contattaci per essere assistito gratuitamente. Il nostro team di avvocati online gratis ti assisterà con una prima consulenza legale gratuita per esaminare la tua posizione e darti un primo parere gratuito.