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Crocidolite: prevenzione e tutela dei diritti

Crocidolite: prevenzione e tutela dei diritti

La crocidolite, conosciuta come “amianto azzurro“, è uno dei minerali di amianto, del gruppo degli anfiboli. Appartiene alla classe dei silicati fibrosi che hanno, quindi, la capacità di distinguersi in fibre sempre più sottili, facilmente inalabili. Questi minerali, nel mondo greco, venivano definiti κροκυς che si traduce con “fiocco di lana“.

La crocidolite, detta anche “amianto del Capo” per il suo colore bluastro, ha formula chimica Na2(Mg,Fe)6Si8O22(OH)2.

Morfologia e proprietà fisiche della crocidolite

L’amianto blu si trova in natura. In particolare, lo si trova nelle grandi miniere a cielo aperto del Sud Africa ed in Australia, a Wittenoom. Molti paesi, tra cui Giappone, Regno Unito, Stati Uniti e Italia hanno importato grandi quantità di crocidolite per la realizzazione di manufatti in cemento amianto.

crocidolite

Da un punto di vista morfologico, le fibre di crocidolite sono molto flessibili, hanno un’ottima resistenza meccanica e alla trazione. Inoltre, mostrano una particolare resistenza all’azione chimica degli acidi. Il loro particolare colore azzurrastro conferisce al minerale una lucentezza sericea.

A differenza di altri tipi di anfiboli, l’amianto blu ha una più bassa resistenza al calore. Per tale motivo, l’uomo ne ha fatto un uso meno eccessivo rispetto al crisotilo. Gli altri minerali del gruppo degli anfiboli sono la tremolite, l’actinolite, l’amosite e l’antofillite.

L’utilizzo di Crocidolite in Italia

A partire dai primi anni del 900, questi minerali come tutte le altre fibre asbestiforme hanno trovato un impiego sempre più massiccio. In Italia, si estraeva principalmente il crisotilo dalla Miniera di Balangero. Tuttavia, anche la crocidolite, importata dal Sudafrica, ha avuto un largo utilizzo. Compresa la produzione di cemento amianto, per rendere più resistente l’impasto del cemento con il crisotilo.

L’impiego nel settore edile, infatti, è stato quello più rilevante. Quindi, nella realizzazione di tantissimi manufatti, compresi quelli per l’edilizia, la crocidolite ha avuto un suo impiego. Dunque, la percentuale di crocidolite ha reso più solido l’impasto del crisotilo con il cemento. Sono stati così realizzati tubature, pannelli isolanti termoacustici, soffitti e pavimentazioni, coperture di capannoni, nella produzione di indumenti, tessuti ignifughi e oggetti resistenti al calore. I manufatti di cemento-amianto sono stati utilizzati anche per la costruzione di acquedotti, guarnizioni idriche e canne fumarie.

La scoperta della cancerogenicità di tutte le fibre, ha causato la cessazione di qualsiasi attività legata all’amianto. In Italia, con la legge 257/92 – Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto killer è stata vietata l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di prodotti di amianto o contenenti amianto.

Fibre di Crocidolite: un potente cancerogeno

La crocidolite, rispetto tutti gli altri minerali asbestosi, è un tipo di minerale piuttosto fibroso. Per questo motivo, l’amianto blu è considerato il più pericoloso ed è il principale colpevole del cancro al polmone e del mesotelioma. Infatti, anche la sola inalazione è estremamente nociva.

Quando le fibre di crocidolite si liberano nell’aria o nell’acqua, possono essere respirate o ingerite. Queste provocano danni irreversibili all’organismo. Gli organi più colpiti sono le strutture anatomiche dei polmoni: membrane, bronchi e alveoli.

Le fibre nel polmone causano una infiammazione cronica. In particolare, i macrofagi, le cellule spazzine del corpo umano, non riescono a svolgere il loro ruolo di difesa. Le fibre provocano, così, un processo di infiammazione cronica responsabili della formazione dello stato displasico, canceroso e poi cancerogeno.

Crocidolite e patologie asbesto correlate

La crocidolite, come tutti i minerali di amianto, causa malattie gravi in tutti coloro che ne vengono a contatto. Come già anticipato, tra le varie patologie tumorali vi è il mesotelioma, una patologia asbesto correlata dove l’unico fattore eziologico è l’amianto. Nel 1960, Richard Wagner è stato il primo a mettere in evidenza come l’esposizione ad amianto causi il mesotelioma maligno. A conferma della teoria di Wagner, alcuni studi più approfonditi effettuati intorno agli anni ’70 e negli anni successivi. In particolare, tale evidenza è stata scientificamente approvata anche dallo IARC, nella sua ultima monografia sull’asbesto.

Il mesotelioma è un tumore che interessa le cellule del mesotelio, ovvero cellule che rivestono le cavità sierose degli organi interni. La forma più frequente è il mesotelioma pleurico, che riguarda il 93% dei casi. Poi c’è il mesotelioma peritoneale, che costituisce solo il 5% dei casi ed il mesotelioma pericardico con il 3% dei casi. Meno frequente, invece, è il mesotelioma della tunica vaginale del testicolo.

Altre neoplasie associate all’amianto sono il tumore al polmone, alla laringe, allo stomaco, alla faringe, al colon, alle ovaie e all’esofago. Solo recentemente, alcuni studi dimostrano come l’esposizione ad amianto causi il tumore al fegato. Infatti, la fibra killer è responsabile dell’insorgenza del colangiocarcinoma intraepatico, una malattia particolarmente aggressiva che interessa il fegato.

Sorveglianza sanitaria e amianto

L’Italia è uno dei paesi maggiormente coinvolti nel monitoraggio e controllo delle malattie provocate dalle fibre di amianto. Il 10 Dicembre 2002, con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 308, è stato istituito un sistema di sorveglianza epidemiologica per le malattie asbesto correlate.

Con il Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM), continuano ad essere identificati quotidianamente tutti i nuovi casi di mesotelioma. In questo modo è possibile valutare l’incidenza della patologia e le fonti di esposizione ancora ignote.

Il ReNaM ha una gerarchia su base regionale. Ogni Centro di Organizzazione Regionale (COR) ha il compito di raccogliere dati sulla storia professionale e sulle abitudini di vita della vittima, ma anche dei suoi familiari. Grazie al sistema di sorveglianza epidemiologica, dal 2002 sono stati analizzati in più di 22mila casi di mesotelioma maligno. Dai dati raccolti si evince che:

  • nel 69% dei casi l’esposizione alla fibre è di tipo occupazionale;
  • nel 4,9% dei casi l’esposizione alla fibra è di tipo familiare;
  • solo per il 4,4% l’esposizione alla fibra è di tipo ambientale.

Inoltre, dal VI Rapporto ReNaM pubblicato da INAIL, si evince che il numero dei casi di malattie asbesto correlate negli ultimi anni è in continuo aumento.

Osservatorio Nazionale Amianto: tutela ambientale e delle vittime di amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto e l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’osservatorio, da anni sono al fianco delle vittime della fibra killer e dei suoi familiari. La loro mission è di tutelare i cittadini e lavoratori dal rischio amianto e la salute dell’ambiente.

Grazie all’APP AMIANTO, l’applicazione attraverso la quale i cittadini possono segnalare i siti contaminati in attesa di bonifica, l’ONA ha realizzato la mappatura nazionale sull’amianto. Durante l’ultima giornata mondiale delle vittime amianto, l’associazione ha denunciato la presenza di fibre killer in 2.400 scuole, 1.000 biblioteche ed edifici culturali e 250 ospedali. Questi numeri sono ancora più alti se pensiamo che su tutto il territorio sono presenti moltissimi siti non ancora denunciati.

Tutto questo rappresenta una vera e propria condizione di rischio dovuta soprattutto al ritardo delle bonifiche. Il continuo aumento dei mesoteliomi, solo nel 2020 ha sfiorato i 2000 casi.

Per tali motivi, l’avv. Ezio Bonanni, nella pubblicazione “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – Edizione 2021” ha insistito sulla necessità di bonificare i siti al più presto. Non solo con il confinamento e l’incapsulamento, ma anche e soprattutto con lo smaltimento. Questa forma di prevenzione primaria permette di evitare qualsiasi esposizioni alle fibre di crocidolite ottenendo sia la tutela della salute dell’uomo che dell’ambiente.

Tutela legale e vittime del dovere

In Italia, sono circa 4.200.000 su 21.8 milioni di lavoratori esposti a cancerogeni come l’amianto. Il team di legali e medici specialisti, coordinati dall’Avv. Bonanni, possono aiutare i lavoratori esposti ad amianto e ad altri cancerogeni ad ottenere le dovute prestazioni, già con una prima consulenza gratuita.

Lo studio legale si contraddistingue per l’esperienza, serietà e professionalità di tutti componenti del team, selezionati dall’Avvocato Ezio Bonanni, pioniere, in Italia, della tutela delle vittime del dovere.

I diritti delle vittime di crocidolite

Il mesotelioma pleurico è una malattia professionale asbesto correlata dove l’unico fattore eziologico è l’asbesto. L’INAILIstituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, riconosce la patologie come tumore professionale appartenente alla lista I. Come per tutte le malattie tabellate presenti nella lista I, esiste una presunzione legale di origine che permette alla vittima o ai suoi familiari ad avere diritto ad una serie di prestazioni di carattere assistenziale ed economico, nonché a tutte le altre prestazioni previste dalla legge. Per tutte le altre malattie contratte sul luogo di lavoro, è possibile dimostrare la correlazione tra la malattia e l’ambiente di lavoro per il riconoscimento del diritto alle prestazioni INAIL.

Riconoscimento INAIL per le malattie asbesto correlate

Il riconoscimento dell’origine professionale della patologia permette al lavoratore, o ai suoi familiari, di percepire un indennizzo che generalmente consiste in una prestazione economica. L’INAIL riconosce il diritto alla rendita mensile il cui valore è proporzionale all’entità del danno biologico e alla riduzione delle capacità lavorative.

Se la malattia provoca un danno biologico superiore al 16%, il lavoratore o i suoi familiari avranno diritto ad una rendita mensile. Se la malattia causa un danno biologico compreso tra il 6% ed il 15%, il lavoratore o i suoi familiari avranno diritto ad un indennizzo erogato in un unica soluzione. Per gradi invalidanti inferiori al 6%, l’Istituto non prevede nessuna erogazione economica.

Per la quantificazione del danno biologico si utilizzano le Tabelle del Tribunale di Milano. Queste si basano sulla percentuale del grado invalidante riconosciuto e sull’età della vittima. L’entità degli importi dovuti dovrà essere calcolata su base equitativa con personalizzazione secondo gli artt. 1226 e 2056 c.c..

La rendita INAIL spetta:

  • al coniuge;
  • a figli legittimi, naturali, riconosciuti o riconoscibili, adottivi fino a 18 anni e ai figli a carico fino al 21esimo anno di età che frequentano la scuola media superiore e che non hanno un lavoro retribuito;
  • ai figli a carico fino al 26esimo anno di età, che frequentano l’università e che non hanno un lavoro retribuito;
  • ai figli a carico con oltre 26 anni di età se totalmente inabili.

In assenza di coniuge e figli, la rendita INAIL spetta ai genitori e/o ai fratelli e sorelle della vittima se a carico e conviventi.

Fondo Vittime Amianto per le patologie asbesto correlate

Il Fondo Vittime Amianto è un fondo gestito dall’INAIL. Ha la funzione di erogare un indennizzo economico ulteriore ai titolari delle rendite per malattie professionali o agli eredi delle vittime di amianto in caso di decesso della vittima. L’indennizzo consiste in una maggiorazione del 15% della rendita percepita. Per avere accesso alle prestazioni del fondo, le vittime o i familiari non devono presentare nessuna istanza.

Prepensionamento e pensione di inabilità per amianto

I lavoratori affetti da mesotelioma pleurico di origine professionale hanno diritto ai benefici contributivi (ex art. 13 comma 7 L. 257/1992). Questi consistono nel diritto a rivalutare la posizione contributiva per ottenere il prepensionamento e la pensione di inabilità.

L’accredito delle maggiorazioni contributive per esposizione all’amianto consistono nella moltiplicazione del periodo di esposizione al cancerogeno con il coefficiente 1,5. Il diritto al prepensionamento vale anche per chi è già in pensione, che potrà così rivalutare il trattamento pensionistico in godimento. Qualora il lavoratore non riesca ad acquisire il diritto al prepensionamento, nonostante l’accredito dei benefici contributivi con il coefficiente 1,5 può richiedere all’INPS la pensione di inabilità per amianto. In questo caso, a prescindere dai requisiti di anzianità contributiva ed anagrafica, il lavoratore avrà diritto all’immediato pensionamento.

Riconoscimento dello status Vittima del Dovere

Tutti coloro che hanno prestato servizio Forze Armate e nel Comparto Sicurezza, come personale civile o militare, e che per motivi di servizio hanno contratto il mesotelioma della pleura, hanno diritto alle prestazioni di vittima del dovere, con il riconoscimento della causa del servizio (art.20 L.183/2010). Uno dei settori in cui si riscontrano diversi casi di patologie asbesto correlate, tra cui il tumore dei polmoni, è la Marina Militare. Questo perché c’è stato un uso diffuso di amianto, sia nelle basi a terra, sia nelle unità navali.

Lo status di Vittima del Dovere fa sì che il lavoratore affetto dalla malattia abbia determinati benefici aggiuntivi. Queste prestazioni, in caso di decesso, spettano al coniuge e agli orfani.

Risarcimento danni e nesso causale

Con il riconoscimento della causa di servizio e la prova che la malattia si è sviluppata in seguito alla mancanza di utilizzo dei dispositivi di protezione individuali, sarà possibile ottenere l’indennizzo riservato alle vittime del dovere o ai suoi familiari. Infatti, il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro (D.Lgs 81/08) stabilisce che il datore di lavoro deve fornire dei “Dispositivi di Prevenzione Individuale” – DPI a tutti i suoi dipendenti. Questi ultimi devono essere scelti in base ai rischio a cui vengono esposti i lavoratori. Solo in questo modo si mira a proteggere la salute del lavoratore e la sua sicurezza.

Se il datore di lavoro non rispetta le cautele imposte dalla legge, i familiari della vittima avranno il diritto al risarcimento del danno differenziale. Questo danno ristora nel danno biologico, morale-esistenziale per le lesioni, l’inabilità causata dalla malattia e nel danno patrimoniale per le perdite economiche dovute alle spese da sostenere per la malattia stessa. L’ammontare della somma dovuta dal datore di lavoro a titolo differenziale si ottiene sottraendo le prestazioni liquidate al lavoratore dall’INAIL dalla somma di tutte le voci di danno spettanti al danneggiato e conseguenti alla malattia professionale.

Tutela Legale e assistenza per le vittime e familiari

La Colombo Servizi S.r.l, grazie alla convenzione con l’ONA, fornisce anch’essa consulenza medica e legale gratuita alle vittime del dovere o ai suoi familiari. Il suo Team, composto da una squadra di avvocati e di medici legali, è specializzato in risarcimento delle vittime o dei suoi familiari.

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