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Assistenza Risarcimento Amianto

Mesotelioma: assistenza medica e tutela legale

 

Mesotelioma: assistenza medica e tutela legale

Il mesotelioma è il tumore da amianto. Le fibre di questi minerali di amianto, inalate o ingerite, attivano un processo di infiammazione. Nella pleura, questa infiammazione genera le placche pleuriche o ispessimenti pleurici.

Assistenza medica e tutela legale mesotelioma

Mesotelioma

 

Indice

Che cos’è il mesotelioma per esposizione ad amianto

Il mesotelioma è un tumore che nasce dalle cellule del mesotelio. Questa patologia ha effetti altamente lesivi per la salute umana. A seconda di dove si presenta, si distingue in: mesotelioma pleurico, cioè il tumore della pleura, la membrana che avvolge i polmoni, mesotelioma peritoneale, ovvero quello addominale, del pericardico, che si presenta quando il tumore colpisce il pericardio, la membrana che avvolge il cuore, e, infine, della tunica vaginale del testicolo, la membrana che riveste i testicoli.

Allo stesso modo il mesotelioma è la neoplasia delle sierose, cioè della pleura, del pericardio, del peritoneo e della tunica vaginale del testicolo. Questa neoplasia è asbesto correlata, monofattoriale e dose dipendente. In buona sostanza, salvo rare eccezioni, tutti i casi di mesotelioma sono riconducibili all’esposizione ad amianto.

Questi minerali si distinguono in due grandi famiglie: i serpentini, tra i quali il crisotilo, e gli anfiboli. Tra questi ultimi, dobbiamo ricordare, secondo la definizione di cui all’art. 247 del Dlgs 81/2008, i sei diversi minerali appartenenti alla classe dei silicati che rimandano all’amianto, ovvero actinolite, amositecrocitoliteantofillite, crisolito e la tremolite.

Queste fibre sono più corte di 5 ųm e più sottili di 0,3 ųm e hanno la capacità di suddividersi longitudinalmente in fibre sempre più sottili. In questo modo penetrano negli alveoli polmonari. Attraverso il circolo sanguigno, le fibre raggiungono tutti gli organi vitali, tra i quali le altre sierose.

Tra le neoplasie più aggressive vi è proprio il mesotelioma, che, per il 93% dei casi, è mesotelioma pleurico. Inoltre, le fibre possono raggiungere anche il peritoneo e provocare così il mesotelioma peritoneale. Quest’ultima neoplasia riguarda il 5% del totale dei casi di mesotelioma. A questi due casi si aggiungono i mesoteliomi del pericardio e della tunica vaginale del testicolo.

La diagnosi: la sua importanza per la terapia e cura

Il Sistema Sanitario Nazionale e le Aziende Sanitarie Locali hanno l’obbligo di sottoporre gli esposti asbesto a controlli sanitari (sorveglianza sanitaria). Periodicamente, infatti, le persone esposte all’amianto, per ragioni professionali o per vicinanza, per la diagnosi mesotelioma dovrebbero sottoporsi a esami specifici:

  • Radiografia del torace, che può evidenziare la presenza di ispessimenti pleurici e placche pleuriche e anomalie nei polmoni;
  • Tomografia del torace (TC), che consente di determinare la presenza del tumore e la sua eventuale diffusione ad altri organi;
  • PET/TAC, che mostra le cellule con metabolismo glucidico più alto, con crescita più rapida e quindi neoplastiche;
  • Risonanza magnetica, grazie alla quale si ottengono immagini dettagliate dei tessuti molli senza utilizzare raggi X e che, in caso di mesotelioma, è utile per valutare la salute del diaframma ed eventuali infiltrazioni della malattia nella parete toracica;
  • Biopsia, che è sicuramente il mezzo più efficace per confermare il mesotelioma, nonostante sia una procedura più invasiva delle precedenti;
  • Esami immunoistochimici, che servono a verificare le proteine della superficie della cellula, o genetici, capaci di individuare l’espressione genica tipica dei tumori del mesotelio, come quello alla pleura;
  • Esami del sangue, utili per misurare i livelli di marcatori tumorali come l’osteopontina, SMRP (peptide relato alla mesotelina solubile),  e la fibulina-3, molecole presenti in dosi più elevate in caso di mesotelioma e grazie alla cui si può monitorare l’andamento della malattia durante e dopo il trattamento.

I vari tipi istologici di mesotelioma

Il mesotelioma, in base alle cellule che coinvolge, viene classificato in mesotelioma epitelioide e mesotelioma sarcomatoide.  Nel caso in cui le cellule coinvolte siano di entrambe le tipologie, si parla di mesotelioma bifasico.

Il mesotelioma epitelioide è il più comune, comprende infatti il 60-70% dei casi, ed è il tipo che riceve migliore prognosi, mentre quello sarcomatoide, detto anche fibroso, racchiude il 10-20% dei casi. Fanno infine parte del tipo misto o bifasico il 30-40% dei casi.

Mesotelioma epitelioide: la forma maligna

Il mesotelioma epitelioide, conosciuto anche come mesotelioma epiteliale o mesotelioma epiteliomorfo, è una forma maligna della neoplasia. Questa colpisce specificamente le cellule epiteliali, cioè quelle che costituiscono il tessuto che riveste la parete esterna degli organi interni.

I sintomi del mesotelioma epiteliale dipendono dalla zona, dall’organo in cui si trova il tumore (stomaco, polmoni, addome) e dalla diffusione nell’organismo. I trattamenti curativi sono multimodali, in quanto sono da valutare più fattori quali: lo stato di progressione del tumore, lo stato della salute generale e l’età del paziente.

Mesotelioma sarcomatoide: un cancro difficile da estirpare

Il cancro sarcomatoide è la seconda forma di mesotelioma. Questo tipo di cancro è difficilmente trattabile con chemioterapia, perché aggredisce vari punti del mesotelio. L’entità dei sintomi mesotelioma sono proporzionali all’estensione e progressione della patologia.

La diagnosi del mesotelioma sarcomatoide è particolarmente difficile per  una serie di motivi. Uno di questi riguarda i primi sintomi manifestati che, molto spesso, sono simili a quelli scatenati da altre patologie tumorali.  Per ottenere una diagnosi precisa sono necessarie sofisticate procedure diagnostiche. Tra queste vi è l’analisi immunoistochimica, con enzimi, coloranti, per marcare le sostanze prodotte dalle cellule sarcomatoidi.

Il tumore sarcomatoide è una delle forme più aggressive di mesotelioma. Proprio per questo motivo viene trattato con maggiore difficoltà rispetto ad altre neoplasie. Il trattamento curativo di solito non si discosta dal trattamento per altri tipi di mesoteliomi. Bisogna però precisare che non esiste una vera e propria cura, ma si effettuano delle cure palliative o dei trattamenti per cercare di rallentare la progressione del tumore.

Mesotelioma bifasico: quali sono i sintomi e la cura

Il mesotelioma bifasico è invece diagnosticato in quei pazienti in cui si ha un riscontro della presenza sia delle cellule epitelioidi che delle cellule sarcomatoidi. I mesoteliomi bifasici rappresentano circa il 20-35% dei mesoteliomi in totale.

Pachipleurite: rari casi di mesotelioma benigno

Non esistono forme benigne di questo tipo di tumore. I rarissimi casi di mesoteliomi cosiddetti benigni vengono chiamati casi di pachipleurite. Le cellule del mesotelioma benigno vengono definite tali perché non tendono a diffondersi ad altri organi vitali. In questo caso vi è spesso una prognosi più positiva.

Amianto e mesotelioma: connubio inscindibile

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la morte di circa 107.000, di cui 6.000 solo in Italia, è stata causata da mesotelioma, cancro ai polmoni e asbestosi. Solo il mesotelioma costituisce il 4% della mortalità globale per il cancro nel corso di questi ultimi anni (per tutte le età e per entrambi i sessi). In caso di diagnosi precoce, si può avere un significativo prolungamento delle aspettative di vita e delle condizioni generali e, raramente, anche la guarigione mesotelioma.

Il numero dei casi di mesotelioma è in continuo aumento a causa dell’uso massiccio dell’amianto fino a metà degli anni ’90. Tuttavia i ritardi nello smaltimento e bonifica eternit hanno portato al perdurare delle esposizioni fino ad oggi. Il 99% dei mesoteliomi sono infatti causati dalla esposizione ad asbesto ed eternit, come è riportato dallo IARC, nella monografia sui cancerogeni (IARC monographs on the evaluation of carcinogenic risks to humans, A review of human carcinogens: arsenic, metals, fibres and dusts).

Tumori della pleura e delle altre sierose: epidemiologia

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto – si è posto il problema di fermare l’epidemia di questi tumori pleurici e delle sierose degli altri organi. Ciò perché questi tumori sono in continuo aumento. Infatti, nel 2020, l’associazione APS ha censito circa 2.000 nuovi casi di mesotelioma, con il Covid-19 che ha provocato l’innalzamento dell’indice di mortalità.

Quindi, il picco di nuovi casi di queste neoplasie delle sierose avrà in Italia il suo picco nel 2030. Tra l’altro, questa stima dell’Avv. Ezio Bonanni è coerente con il dato relativo alle quantità di amianto impiegate in Italia. Infatti, risulta che complessivamente sono state impiegate in Italia circa 5.649.435 tonnellate di amianto, di cui 3.748.550 prodotte e 1.900.885 importate.

Nella produzione di amianto e di materiali contenenti asbesto si usa mediamente una quantità di amianto dal 10 al 15%, incrociando i dati della bonifica, l’Avv. Ezio Bonanni ha calcolato che in Italia ci sono circa 40.000.000 di tonnellate di materiali contenenti amianto.

Quindi, questa è la ragione per la quale comunque l’epidemia di queste malattie amianto correlate proseguirà. Soltanto dopo circa 40 anni dalla fine delle bonifiche, verrà meno il rischio di neoplasie mesoteliali in Italia.

Tumore della pleura : approfondimento

In questi termini anche Marinaccio, Montanaro, Mastrantonio e altri hanno sostenuto questa tesi in Predictions of mortality from pleural mesothelioma in Italy: a model based on asbestos consumption figures supports results from age-period-cohort models (Int J Cancer 2005; 115:142-7).

Il dato epidemiologico è coerente anche con il VI Rapporto Renam, secondo cui 2/3 dei casi colpiscono gli uomini. Questo è evidente soprattutto nel nord Italia e in alcune zone del sud Italia particolarmente inquinate, e ciò dimostra la correttezza delle conclusioni dell’Avv. Ezio Bonanni.

Si pensi all’incidenza epidemiologica nell’ hinterland milanese, tra cui l’oltre Po pavese. Allo stesso modo vi è la produzione di cemento amianto presso la provincia di Alessandria, in particolare nella città di Casale Monferrato: questo dimostra che il mesotelioma è legato all’amianto in proporzione lineare con il tasso di contaminazione. Del resto, anche l’esperienza dei cantieri navali e delle installazioni militari nella Regione Liguria conferma queste evidenze.

Aspettative di vita: importanza della diagnosi precoce

Fattore che si rivela fondamentale per la terapia e cura del mesotelioma è l’esatta diagnosi del tipo istologico. L’esattezza della diagnosi è fondamentale anche per la tutela dei diritti della vittima e dei suoi famigliari.

I tumori maligni del mesotelio (pleura e peritoneo e altre sierose) hanno aspettative di vita molto basse, spesso inferiore a un anno dalla diagnosi. La sopravvivenza al tumore della pleura raramente supera i 5 anni dalla data della diagnosi.  Per questo motivo è fondamentale che la ricerca scientifica prosegua al fine di sperimentare e trovare migliori strumenti diagnostici e terapeutici. La ricerca scientifica sul mesotelioma dovrà percorrere nuove strade nella cura di queste neoplasie per far sì che si ottengano risultati e si arrivi ad una diagnosi precoce.

La diagnosi precoce permette più opzioni di terapia e cura, soprattutto nei casi in cui si vuol procedere con l’intervento chirurgico. Infatti l’azione combinata di diagnosi precoce, terapia chirurgica e chemioterapia ha potuto garantire una maggiore sopravvivenza del paziente, soprattutto per quanto riguarda mesotelioma epitelioide aspettative di vita. Per questa patologia le aspettative di vita sono maggiori rispetto al mesotelioma sarcomatoide. La neoplasia epiteliomorfa è la tipologia che può essere meglio trattato, sia con la chirurgia che con la chemioterapia.

Negli ultimi tempi, grazie alla ricerca scientifica, sono stati raggiunti significativi risultati nella cura del mesotelioma. Un esempio sono i progressi conseguiti dal Prof. Marcello Migliore, che ha combinato la sua chirurgia mini invasiva e la chemioterapia intratoracica. Questa particolare tecnica chirurgica è stata spiegata nel corso del 16o episodio di ONA TV: Mesotelioma, amianto e malattie del lavoro. Nel suo intervento il Prof. Migliore ha dichiarato che i pazienti da lui operati hanno una media di sopravvivenza di circa 4 anni. Inoltre nel 30% dei casi i pazienti sopravvivono a 5 anni.

Il libro bianco delle morti d’amianto in Italia

La pubblicazione dell’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, è “Il libro bianco delle morti d’amianto in Italia” (Ona editore – Giugno 2018). Qui si riportano tutti i settori in cui vi è un più elevato rischio amianto e quindi una maggiore incidenza di casi di mesotelioma. Inoltre sono presentati tutti gli elementi per la prevenzione primaria e secondaria, e costituisce un duro atto di accusa sull’immobilismo delle istituzioni in Italia sul problema amianto.

Un’altra opera scritta dal Presidente ONA è “Come curare e sconfiggere il  mesotelioma e ottenere le tutele previdenziali e il risarcimento dei danni”. In questo testo vengono presentate chiaramente le linee guida riguardo la prevenzione, la diagnosi, la cura del mesotelioma e la tutela legale dei diritti delle vittime e dei loro famigliari. Il miglior modo per battere il mesotelioma è sicuramente evitare l’esposizione, come riporta il Consensus Report di Helsinki nella revisione del 2014 (Commento del Prof. Philip J Landrigan).

Assistenza e tutela medica mesotelioma

Lo strumento più efficace per combattere il mesotelioma è senza dubbio la prevenzione. Infatti bisogna evitare ogni esposizione a polvere e fibre di amianto, che è l’unico agente eziologico (prevenzione primaria mesotelioma).

In secondo luogo è necessario sottoporre a sorveglianza sanitaria coloro che per qualsiasi motivo sono stati purtroppo esposti ad amianto. In questo modo si può arrivare ad una diagnosi precoce mesotelioma. Così la terapia risulta più efficace.

La ricerca intanto prosegue con medici volontari e quelli del servizio sanitario nazionale. L’Osservatorio Nazionale Amianto è in prima linea nella tutela delle vittime dell’amianto ed in particolare di coloro che rischiano di contrarre mesotelioma (terapia mesotelioma ONA). Noi della Colombo Servizi S.r.l. abbiamo deciso di abbracciare la stessa causa e di supportare l’operato dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

La tutela legale vittime mesotelioma

L’esposizione ad amianto che provoca il mesotelioma può essere di origine professionaleambientale. In quest’ultimo caso, la tutela legale si esaurisce nella domanda di accredito dell’una tantum erogata dal Fondo Vittime Amianto. Questa misura è stata inserita dall’art. 1 comma 116, della L. 23 dicembre 2014, n.190. Il Fondo eroga un’una tantum pari a €10.000 per l’anno 2020, ed è stato previsto dalla L. n.8 del 28 febbraio 2020.

In realtà, si tratta di una tutela residuale, poiché nella stragrande maggioranza dei casi le esposizioni che provocano il mesotelioma sono di origine lavorativa. In questi casi deve essere azionata la tutela legale per il riconoscimento della malattia professionale. Il sistema indennitario è ancorato sull’INAIL. In rari casi (pubblico impiego non privatizzato, per esempio le Forze Armate), la procedura è quella di riconoscimento della causa di servizio.

Sussiste una più ampia tutela con il riconoscimento dello status di vittima del dovere.

Con la liquidazione delle prestazioni previdenziali indennitarie sussiste anche il diritto ai benefici contributivi, con il coefficiente 1,5, valido per maturare anticipatamente il diritto a pensione. Questa normativa, ex art. 13 comma 7 Legge 257/92, è stata integrata dall’art 1 comma 250 L. 232/2016, che prevede la pensione amianto di inabilità. Con questi strumenti, è possibile ottenere l’immediato pensionamento. Inoltre, le vittime e i loro familiari, hanno diritto al risarcimento di tutti i danni.

Presupposti per il riconoscimento mesotelioma malattia professionale

Esiste la possibilità di richiedere l’indennizzo INAIL se, dall’anamnesi lavorativa, risulta un’esposizione diretta, indiretta e per contaminazione degli ambienti di lavoro.

C’è però bisogno della certezza della diagnosi e di aver lavorato con esposizione ad amianto, senza selezione di mansioni e di attività. Infatti, il mesotelioma è inserito nella lista I delle malattie professionali. In questo modo si ha la cosiddetta presunzione legale di origine.

Quindi l’unico onere del paziente è quello di dimostrare la neoplasia e la presenza della noxa nell’ambiente lavorativo (Cassazione, sezione lavoro, 23653/2016). Quindi in questo caso, il medico legale dovrà redigere la certificazione giustifica la domanda di indennizzo INAIL (artt. 3, 139 e 211 del D.P.R. 1124/65 e art. 10 n. 3 del D.L.vo 38/2000). L’ente deve riconoscere il diritto alla vittima. In caso di decesso, l’indennizzo INAIL è liquidato in favore dei familiari, ai sensi dell’art. 85, D.P.R. 1124/65.

Percorso amministrativo per il riconoscimento dell’indennizzo INAIL

La società Colombo Servizi S.r.l. si avvale della collaborazione con ONA – Osservatorio Nazionale Amianto APS – e quindi dello staff di legali e medici. Questi volontari sono coloro che rendono la consulenza gratuita anche per iscritto per guidare il paziente al riconoscimento dei loro diritti.

Quindi, nel caso in cui dall’anamnesi dovesse risultare la presenza di amianto nei siti lavorativi, sussiste il diritto al riconoscimento di malattia professionale, ai fini previdenziali e risarcitori. Il primo step è quello del riconoscimento di malattia professionale e quindi dell’indennizzo INAIL.

  • Denuncia malattia professionale: certificazione necessaria per avviare la procedura di riconoscimento dell’origine professionale del cancro del mesotelio, grazie alla quale si può ottenere l’indennizzo INAIL, la rendita diretta o in reversibilità (per il coniuge e i figli).
  • Accertamento del danno biologico permanente: per ottenere il riconoscimento dell’origine professionale del cancro del mesotelio e quantificare il grado invalidante, utile nell’eventuale giudizio per il risarcimento danni a carico del datore di lavoro e altri responsabili.
  • Revisione danno permanente: sia l’INAIL che la vittima possono chiedere di riesaminare la quantificazione del danno biologico in caso di aggravamento.
  • Ricorso amministrativo e giudiziario: in caso di mancato riconoscimento della rendita o di riconoscimento grado invalidante inferiore, la vittima ha il diritto a ricorrere in via amministrativa per far fissare la visita collegiale INAIL.
  • Prestazioni INAIL: la vittima ha diritto all’indennizzo del danno biologico e al risarcimento dei danni da diminuite capacità di lavoro con una rendita mensile/risarcimento INAIL, che terrà conto della retribuzione e del grado invalidante, pari almeno al 16% (in caso di grado invalidante tra il 6% e il 15% è dovuto il solo indennizzo del danno biologico).

Fondo Vittime Amianto per mesotelioma

Nel caso in cui l’INAIL riconosce l’origine professionale, sussiste il diritto alle prestazioni aggiuntive del Fondo Vittime Amianto (art. 1, co. 241/246 L. 244/2017). Questa prestazione è erogata dall’INAIL  e viene sommata alla rendita mensile.

In caso di decesso, le prestazioni aggiuntive del Fondo Vittime Amianto sono erogate in aggiunta alla rendita in reversibilità in favore del coniuge e dei figli minorenni o studenti.

Per le vittime di mesotelioma, anche nel caso in cui l’INAIL rigettasse la domanda di riconoscimento di malattia professionale, sussiste il diritto a queste prestazioni, con un pagamento unico.

Prepensionamento INPS mesotelioma malattia professionale

Con il riconoscimento INAIL, si matura il diritto alle maggiorazioni contributive, dette maggiorazioni amianto. Secondo l’art. 13, co. 7, L. 257/92, con il riconoscimento della natura professionale asbesto correlata del mesotelioma, sussiste il diritto alle maggiorazioni contributive, con moltiplicazione del periodo di esposizione con il coefficiente 1,5 (pari al 50%) per tutto il periodo di esposizione professionale.

Ottenendo questi contributi aggiuntivi, si permette al lavoratore di ottenere il prepensionamento. Un’altra possibilità, nel caso in cui la vittima sia già in pensione, è ricostituire la sua posizione previdenziale e di riliquidare la pensione, con l’adeguamento dei ratei e la liquidazione delle differenze su quelli di medio tempore maturati.

Immediato pensionamento per mesotelioma

L’articolo 1, comma 250, della Legge 232/2016 ha sancito il diritto all’immediato pensionamento per i lavoratori affetti da mesotelioma sprovvisti dei requisiti per il pensionamento al momento dell’insorgenza della malattia da amianto di origine professionale. Il diritto è però limitato alle vittime di mesotelioma, tumore polmonare e asbestosi, senza limite di grado invalidante (decreto del 18/07/2017).

Le vittima del dovere per mesotelioma

Spesso il mesotelioma colpisce il personale civile e militare delle Forze Armate e del Comparto Sicurezza. Il verificarsi di questo fenomeno è dovuto all’utilizzo di materiali di amianto nelle basi a terra e, soprattutto, nelle unità navali della Marina Militare Italiana. Infatti, a conferma di questo, la sola Procura della Repubblica di Padova ha registrato n. 1.101 casi di malattie asbesto correlate tra i soli dipendenti del Ministero della Difesa, impiegati nella Marina Militare Italiana. Grazie inoltre all’art. 20 L. 183/2010, le vittime dell’amianto in Marina Militare sono state tutelate con il riconoscimento dello status di vittima del dovere.

Questo riconoscimento non coinvolge solo le vittime che hanno prestato servizio in Marina Militare ma tutte le vittime esposte ad amianto, anche a quelle delle altre Forze Armate, tra cui l’Esercito, l’Aeronautica e i Carabinieri e il Comparto Sicurezza.

Infatti i membri delle Forze Armate e del Comparto Sicurezza che, a causa dell’esposizione ad asbesto, hanno contratto mesotelioma per motivi di servizio (durante lo svolgimento di attività, mansioni e missioni) hanno diritto al riconoscimento di vittima del dovere con i relativi diritti e benefici.

Secondo quanto stabilito dall’art.1, comma 563, della Legge 266 del 2005, ovvero sulla base dell’art.1 co. 564 della L. 266/05, e ai sensi dell’art. 1, lettera c, del DPR 243/2006, nel caso di infermità per causa di servizio, dovuta all’esposizione ad amianto, sussiste il riconoscimento dello status di vittima del dovere. Ciò è stato recentemente ribadito dalla Corte di Cassazione, sez. civ., VI sez., 07.07.2020 n. 14018, nel segno già delle precedenti, Cass. Sez. Lav., n. 4238/2019 e Cass. Sez. Lav., n. 20446/2019. In questo caso, oltre al riconoscimento dello status di vittima del dovere e all’indennizzo previdenziale, sussiste anche il diritto all’integrale risarcimento dei danni.

Vittime del dovere: i benefici dei superstiti in caso di decesso

In caso di decesso per mesotelioma, possono ottenere i benefici e le prestazioni previdenziali ed assistenziali i superstiti della vittima. Questi sono indicati nell’art. 6 della L. 466/1980: coniugi, figli, genitori e fratelli (in quest’ordine). Agli eredi, infatti, vanno erogati gli importi maturati dalla vittima del dovere (liquidazione eredi defunto vittima del dovere mesotelioma).

Questi hanno diritto al riconoscimento delle prestazioni previdenziali con decorrenza dalla data della morte del loro congiunto. In alcuni casi, quando tra i superstiti ci sono il coniuge e figli non a carico fiscale al momento della morte, questi ricevono il rigetto della domanda di riconoscimento delle prestazioni previdenziali, legate al riconoscimento della loro qualità di orfani delle vittime del dovere mesotelioma. L’Avv. Ezio Bonanni ha già ottenuto significativi risultati nella tutela dei diritti degli orfani di vittima del dovere, tra i quali anche quelli per esposizione ad amianto.

I superstiti, oltre ad ottenere la liquidazione di quanto eventualmente maturato dal loro congiunto, hanno diritto al risarcimento del danno iure proprio. Questo avviene a prescindere dall’accettazione o meno dell’eredità. Pregiudizi non patrimoniali sono quelli morali, esistenziali e per perdita parentale. Invece sono patrimoniali i pregiudizi per danno emergente e lucro cessante, tra cui lo stipendio del congiunto (di solito il capo famiglia).

Mesotelioma: risarcimento integrale dei danni

In caso vi sia il riconoscimento INAIL del mesotelioma come malattia professionale, è dovuto anche il risarcimento del danno. L’INAIL indennizza soltanto il danno biologico e quello patrimoniale per diminuite capacità di lavoro, mentre è dovuto l’integrale ristoro dei danni.

Deve essere attuato l’integrale ristoro, con riferimento anche al danno morale e quello esistenziale, facendo valere la responsabilità contrattuale ed extracontrattuale. Questa procedura è motivata dal fatto che, fin dalla metà degli anni ’50, vi fu certezza scientifica della riconducibilità causale di questa neoplasia ad esposizione ad asbesto, con dose dipendenza. Le esposizioni hanno una rilevanza, perciò, in caso di riconoscimento INAIL, tali atti possono essere fatti valere per chiedere il risarcimento del danno.

L’integrità psicofisica e la salute di tutti i cittadini sono garantiti dall’art. 32 Cost. e, negli ambienti lavorativi, dall’art. 2087 c.c. e dalle norme del D. Lgs. 81/2008. In caso di lesione dell’integrità psicofisica per malattia professionale (tumore del mesotelio e altre malattie asbesto correlate), la vittima ha diritto anche al risarcimento di tutti gli altri danni per lesione dei diritti costituzionali. Questi comprendono le sofferenze morali (danno morale) fino alle modificazioni dei progetti di vita (danno esistenziale).

Nesso causale del mesotelioma per il risarcimento danni

La vittima di mesotelioma professionale per ottenere il risarcimento dei danni ha la necessità di dimostrare il nesso causale.

Questo aspetto assume una notevole importanza ai fini di una causa per il risarcimento del danno. Infatti precedentemente è stata distorta spesso la teoria del Prof. Irving Selikoff, detta Trigger dose, secondo la quale anche una sola fibra di asbesto può innestare il processo infiammatorio del mesotelio. Questo faceva sì che si cercasse di ostacolare qualsiasi affermazione di responsabilità in capo a tutti i datori di lavoro, titolari delle posizioni di garanzia sui propri lavoratori, che sono riusciti ad evitare così il risarcimento dei danni.

È importante evitare esposizioni a polvere e fibre di asbesto poiché anche una bassa dose può essere letale per la salute come dimostrato dalla sentenza della Corte Suprema di Cassazione, IV Sezione Penale n. 49215/2012, che in caso di mesotelioma ha deciso che l’asbesto è l’unico agente eziologico.

Smentita la tesi della dose killer: le sentenze importanti

La Corte di Cassazione, IV Sezione Penale, nella sentenza n. 33311 del 27.08.2012, dichiara testualmente:

non assume rilievo decisivo l’individuazione dell’esatto momento di insorgenza della patologia (Sezione IV, 11.04.2008, n. 22165). (…) dovendosi reputare prevedibile che la condotta doverosa avrebbe potuto incidere positivamente anche solo sul suo tempo di latenza, ampiamente motivata appare la statuizione gravata nella parte in cui giudicata inattendibile la teoria della cosiddetta trigger dose, assume che il mesotelioma è patologia dose dipendente… correttamente la sentenza impugnata ha chiarito come da una conclusione scientificamente non contestabile dello studioso [Irving Selikoff] si era giunti ad elaborare l’inaccettabile tesi secondo la quale poiché l’insorgenza della patologia oncologica era causata anche dalla sola iniziale esposizione (c.d. “trigger dose” o “dose killer”), tutte le esposizioni successive, pur in presenza di concentrazioni anche elevatissima di fibre cancerogene, dovevano reputarsi ininfluenti.

Ciò era stato ribadito anche dalla Corte di Cassazione, IV Sezione Penale, nella sentenza n. 988/2002 e n. 22165/2008, e nuovamente ripetuto da Corte di Cassazione, IV Sezione Penale, sentenza n. 3615/2016.

Non esiste quindi nessuna esposizione irrilevante all’amianto e viene quindi smentito il principio della dose killer (Corte di Cassazione, IV Sez. Pen., con la sentenza 8 maggio 2014, n. 18933).

Riconoscimento della dose dipendenza del mesotelioma

Il carattere ormai universale ed unanime della teoria multi-stadio della cancerogenesi e della dose dipendenza del cancro del mesotelio ha permesso di dimostrare le responsabilità di chi ha provocato l’esposizione, dando la possibilità a tutte le vittime di far valere loro diritti.

Negli Stati Uniti, l’epidemiologo David Michaels, a lungo consulente del Presidente Barack Obama e capo dell’OSHA, nel suo libro “Doubt is their product – How industry’s assault on science threatens your health” (2009), testimonia di un vero e proprio assalto alla scienza, con specifico riferimento al caso asbesto. L’ONA ha contribuito, con la collaborazione di numerosi scienziati e l’impegno dell’Avv. Ezio Bonanni, a far riconoscere dalla giurisprudenza l’unanime consenso scientifico sulla teoria multistadio della cancerogenesi e quindi della dose dipendenza anche per il cancro del mesotelio. In definitiva quindi tutte le esposizioni, proporzionalmente alla loro intensità e durata, sono rilevanti per l’aumento del rischio, l’abbreviazione dei tempi di latenza e l’accelerazione dell’insorgenza della malattia con l’eventuale esito mortale (omicidio colposo e responsabilità civile e obbligo di risarcimento dei danni).

La quantificazione dei danni della vittima

La vittima di tumore mesoteliale di origine professionale ha quindi diritto al ristoro dei danni. In caso di mesotelioma, che è gravemente invalidante, l’entità del danno biologico è sempre non inferiore al 16%. Per questi motivi, l’indennizzo INAIL sarà quasi sempre corrisposto come rendita. Quest’ultima è infatti una prestazione mensile, che si quantifica in base al grado invalidante e alla retribuzione.

La quantificazione dei danni subiti dal lavoratore, vittima di mesotelioma di origine professionale, deve essere personalizzata. Ciò è possibile con la liquidazione del differenziale del danno patrimoniale e del danno biologico, e il risarcimento danni morali ed esistenziali.

Quindi per quantificare l’entità del danno non patrimoniale, si deve tener presente l’entità della lesione biologica ed eventualmente applicare la Tabella del Tribunale di Milano. In ogni caso il criterio si fonda sul principio dell’integrale ristoro, con personalizzazione che deve tener conto anche dei pregiudizi morali ed esistenziali. Quindi il criterio è equitativo, ai sensi dell’art. 432 c.p.c., e ex artt. 1226 e 2056 c.c..

Nel dettaglio il sistema permette la “monetizzazione” e quantificazione personalizzata, con rideterminazione (in aumento o in diminuzione) del quantum delle singole poste in relazione alle caratteristiche individuali del danneggiato, di cui all’art. 1226 c.c., per la responsabilità contrattuale, e dell’art. 2056 c.c., per la responsabilità extracontrattuale, e comunque sempre ex art. 432 c.p.c..

L’indennizzo INAIL quindi deve essere scorporato per poste omogenee, ovvero dal danno biologico e da quello patrimoniale per diminuite capacità di lavoro. Mentre tutti gli altri pregiudizi debbono essere integralmente risarciti.

Come calcolare il danno scomputando l’indennizzo INAIL

La vittima primaria ha diritto ai danni differenziali con scomputo della rendita per poste omogenee. Con l’art. 1, comma 1126, lettera a), L. 145/2018, per effetto dell’art. 3-sexies, comma 1, D.L. 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla L. 28 giugno 2019, n. 58, che ha abrogato la lettera a) del comma 1126 della ultima legge di bilancio (che aveva stabilito che l’indennizzo INAIL si dovesse sottrarre dalla somma del danno), si è stabilito che le disposizioni indicate riacquistino efficacia nel testo vigente prima del 1 gennaio 2019, data di entrata in vigore della citata Legge n. 145/2018, in modo da risolvere, anche dal punto di vista legislativo, ogni equivoco. Perciò lo scomputo dovrà avvenire, sempre e comunque, per poste omogenee.

La Corte di Cassazione sentenza n. 8580/2019 aveva stabilito che per gli infortuni o malattie, che si fossero verificate in precedenza, dovesse essere applicato lo stesso il principio dello scorporo per poste omogenee. Con tale ulteriore modifica legislativa non vi è dubbio che gli importi dell’indennizzo INAIL possano essere defalcati solo dalle poste di riferimento.

L’indennizzo del danno biologico è defalcato dal quantum del danno biologico, con integrale ristoro di tutti gli altri danni non patrimoniali. In caso di rendita, lo scorporo è circoscritto al danno biologico, piuttosto che al danno patrimoniale per diminuite capacità lavorative.

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