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Amianto

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L’amianto e l’asbesto sono quei sinonimi che identificano i minerali che hanno la capacità di distinguersi in fibre sempre più sottili e che sono costituiti da due gruppi mineralogici: il serpentino (tra cui il crisotilo, amianto biancogruppo dei fillosilicati), e gli anfiboli.

Sono classificati come anfiboli: l’actinolite, l’amosite, la crocidolite, la tremolite o amianto grigio – verde – giallo e l’antofillite – gruppo degli inosilicati.

Inoltre, ci sono altri minerali di asbesto che hanno le stesse qualità mineralogiche. Tuttavia dal punto di vista tecnico normativo, non c’è la stessa regolamentazione e non vi è tutela per le vittime. Infatti, tenendo conto di questa classificazione che è inserita nell’art. 246 D.L. 81/2008, altri minerali come per esempio la fluoroedenite, pur essendo cancerogeni non sono ricompresi tra gli asbesti.

S.O.S Assistenza legale  vittime amianto

La Colombo Servizi è una primaria società che assicura la tutela e l’assistenza legale alle vittime amianto.

Amianto

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Indice

Tempo di lettura: 40 minuti

L’amianto e i danni alla salute: infiammazione e cancro

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha confermato che le fibre di amianto sono cancerogene, senza una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla. I primi danni sono quelli provocati dall’infiammazione, che avvia quel fenomeno displasico, con placche ed ispessimenti pleurici, e, successivamente, l’avvio del processo cancerogeno.

Amianto

Le malattie asbesto correlate cosa sono

Lo IARC nelle sue diverse monografie, già dall’inizio degli anni ’70, aveva confermato le caratteristiche di cancerogenicità dell’amianto ed infatti il National Center for Biotechnology Information, presenta,  così, l’ultima monografia in tema di amianto:

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha, infatti, precisato che l’amianto è altamente lesivo per la salute e provoca ogni anno non meno di 107.000 decessi:

All type of asbestos cause lung cancer, mesothelioma, cancer of the larynx and ovary, and asbestosis (fibrosis of the lungs). Exposure to asbestos occurs through inhalation of fibres in air in the working environment, ambient air in the vicinity of point sources such as factories handling asbestos, or indoor air in housing and buildings containing friable (crumbly) asbestos materials” .

“Currently about 125 million people in the world are exposed to asbestos at the workplace. In 2004, asbestos-related lung cancer, mesothelioma and asbestosis from occupational exposures resulted in 107,000 deaths and 1,523,000 Disability Adjusted Life Years (DALYs). In addition, several thousands of deaths can be attributed to other asbestos-related diseases, as well as to nonoccupational exposures to asbestos”.

Considerando tale elevata incidenza di malattie asbesto correlate, si impone il bando totale dell’amianto, come imperativo categorico.

La tutela medica e legale delle vittime dell’amianto

La Colombo Servizi S.r.l. collabora e rende servizi all’Osservatorio Nazionale Amianto, che è presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni, componente della Commissione Amianto istituita dal Ministro dell’Ambiente Generale Sergio Costa, per affrontare e risolvere il problema amianto in Italia.

I danni da amianto in seguito all’infiammazione

L’infiammazione che le fibre di amianto provocano, contribuiscono a sviluppare, prima di tutto, le placche, ispessimenti pleurici e asbestosi. Successivamente, in seguito al fenomeno displasico, alimentato anche da successive esposizioni, la lesione si evolve con la cancerogenesi rispetto a diverse neoplasie. Il bersaglio preferito sono le sierose. Tra queste il mesotelioma della pleura, del peritoneo, della tunica vaginale del testicolo e del pericardio e il tumore del polmone, della laringe, delle ovaie e, se pur con minore evidenza, della faringe, dello stomaco, del colon retto e dell’esofago.

L’infiammazione e le capacità cancerogene: le pubblicazioni

Questo meccanismo è descritto da Linton A, van Zandwijk N, Reid G, Clarke S, Cao C, Kao S. (Inflammation in malignant mesothelioma – friend or foe?. Ann Cardiothorac Surg. 2012;1(4):516–522).

Si esalta il valore dei marcatori per la diagnosi di mesotelioma. Così David James et al. Inflammation-Based Prognostic Indices in Malignant Pleural Mesothelioma Pinato,. Journal of Thoracic Oncology 2012, Volume 7, I 3, 587 – 594”.

Così il modified Glasgow Prognostic Score and Neutrophils/Lymphocites, che fa rifermento alla neo-angiogenesis come conseguenza dell’infiammazione e, quindi, accelerazione del decorso clinico di tutte le neoplasie, tra cui il mesotelioma.

L’infiammazione e la vascolarizzazione: rischio cancerogeno

L’infiammazione provoca la formazione di vasi che fanno crescere le cellule di MPM e, inoltre, alti livelli di Vascular Endotheliale Growth Factor (VEGF),  confermano la prognosi infausta (Vascular endothelial growth factor is an autocrine growth factor in human malignant mesothelioma. Strizzi L, Catalano A, Vianale G, Orecchia S, Casalini A, Tassi G, Puntoni R, Mutti L, Procopio A. J Pathol. 2001 Apr;193(4):468-75).

L’infiammazione, come già affermato dall’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA e pionere della difesa delle vittime dell’amianto in Italia, è al centro del ruolo delle fibre di amianto, non solo per quanto riguarda le patologie fibrotiche, ma anche per il tumore del polmone e per il tumore della pleura.

Il mesotelioma e l’iperplasia per infiammazione da fibre

Nel tessuto mesoteliale iperplastico (HP) si dimostra la somiglianza di miRNA tissutali espressi del tessuto tumorale ed iperplastico e come questi miRNa sono la conseguenza dell’ infiammazione: Analysis of microRNA expression signatures in malignant pleural mesothelioma, pleural inflammation, and atypical mesothelial hyperplasia reveals common predictive tumorigenesis-related targets. Exp Mol Pathol. 2014 Dec;97(3):375-85. 2014 Sep 16 Ramírez-Salazar EG, Salinas-Silva LC, Vázquez-Manríquez ME, Gayosso-Gómez LV, Negrete-Garcia MC, Ramírez-Rodriguez SL, Chávez R1, Zenteno E, Santillán P, Kelly-García J, Ortiz-Quintero B.

Gli autori hanno dimostrato che la soppressione di IL1beta, citochina che provoca l’infiammazione, rallenta la cancerogenesi del mesotelioma pleurico maligno negli animali, e diminuisce l’aggressività di questa neoplasia: this report provides experimental evidence implicating inflammation in a cancer whose etiology is connected with environmental exposure to a known carcinogen: asbestos” e “targeting inflammation as potential chemo-prevention strategy for cohorts chronically exposed to asbestos or other carcinogenic mineral fibersCancer Prev Res (Phila). 2016 May;9(5):406-414; Inflammation-Related IL1β/IL1R Signaling Promotes the Development of Asbestos-Induced Malignant Mesothelioma; Kadariya Y, Menges CW, Talarchek J1, Cai KQ, Klein-Szanto AJ, Pietrofesa RA, Christofidou-Solomidou M, Cheung M, Mossman BT, Shukla A4, Testa JR.

Queste tesi risultano ulteriormente confermate dalla letteratura scientifica: “Aspirin delays mesothelioma growth by inhibiting HMGB1-mediated tumor progression”, di H Yang et al (Cell Death and Disease, 2015 6,).

Le infiammazioni da amianto come processo cancerogeno

Difatti, l’Avv. Ezio Bonanni ha reso pubbliche tutte le pubblicazioni scientifiche sul ruolo delle fibre di amianto nel determinare l’infiammazione, che è il primo stadio nella cancerogenesi da amianto. Infatti ciò è stato confermato dalla stessa Corte di Cassazione, IV Sez. Pen., n. 45935/2019.

Essendo l’infiammazione il primo stadio del processo neoplastico, è di tutta evidenza che le ulteriori esposizioni, nell’aumentare tale processo, hanno comunque un ruolo, e ciò sia per il mesotelioma che per le altre neoplasie da amianto.

In considerazione che tutte le neoplasie da amianto rispondono alla teoria multistadio della cencerogenesi. Comunque alla dose dipendenza.

Quindi, il fatto stesso che le prime manifestazioni delle malattie amianto sono costituite dalle placche e ispessimenti pleurici, dimostra che questi ultimi sono ben oltre il segno biologico dell’esposizione. In conclusione, queste due patologie fibrotiche, al pari dell’asbestosi, costituiscono il presupposto della cancerogenesi da amianto.

Cancerogenesi da amianto: cos’è e come succede

Le fibre e le fibrille di amianto penetrano nelle cellule polmonari o nel mesotelio e alterare le strutture cellulari ed interferire con il regolare processo di divisione cellulare come emerge dalla formazione di cellule giganti multinucleate (Malorni et altri. 1990). Gli stessi autori hanno riportato che il crisotilo, penetrato nella cellula, entra nel nucleo introducendo alterazioni di cromosomi durante la fase di divisione cellulare. Chrug et al.(1989) hanno stimato che le fibre corte hanno un effetto fibrogenico superiore a quanto studi precedenti condotti su ratti avevano evidenziato.

L’amianto e il ruolo dei radicali liberi

D’altra parte le fibre di asbesto producono radicali ossigenati (ROS) i quali, se si formano in prossimità del DNA. possono reagire con esso determinando rotture e modificazioni della sequenza delle basi nucleotidiche (An Xu et al. 1999).

Quindi possiamo affermare che i minerali di asbesto sono agenti clastogenetìci (DNA reattivo) e tossici. A causa di ciò vi è un aumento della proliferazione cellulare rigenerativa. In breve, siamo di fronte ad un cancerogeno completo.

Sinergismo dell’amianto con altri cancerogeni

Il fatto che l’azione cancerogena dell’amianto, al pari di altri agenti cancerogeni forti come il cloruro di vinile, il benzene, l’alfatossina, le radiazioni ionizzanti, con periodi di latenza che possono arrivare anche a 30 anni, e per i mesoteliomi, anche a 50.

La cancerogenesi presuppone fenomeni stocastici con errori genetici molteplici, in seguito ai quali si attiva il processo cancerogeno irreversibile dal punto di vista clinico (Cohen & Arnold 2011).

La latenza delle patologie asbesto correlate

Infatti le fibre di amianto producono inzialmente infiammazione (iniziazione), che corrisponde alla prima fase della cancerogenesi. Successivamente, a maggior ragione, se proseguono le esposizioni, vi è la fase della promozione e progressione, e quindi in ultimo la diagnosi della neoplasia.

Dopo quanto tempo si manifestano le malattie amianto?

La malattia amianto ha origine con le lesioni provocate dalle fibre, che poi evolvono in uno stato displasico, e precanceroso. Dopo di che si ha la diagnosi di malattia. Ad ogni modo, il mesotelioma, è la neoplasia per cui i tempi di latenza sono più elevati. Infatti, possono arrivare anche a 50 anni. C’è quindi una latenza preclinica fino alla diagnosi. Le chance di sopravvivenza si misurano sulla base della tempestività della diagnosi. Considerando che con la diagnosi precoce le terapie sono più tempestive e quindi più efficaci.

La prevenzione primaria e la sorveglianza sanitaria

Sulla base della legge scientifica della c.d. teoria multistadio della cancerogenesi, per la quale tutte le esposizioni hanno un ruolo, con dose dipendenza, è di tutta evidenza che debbono essere evitate tutte le forme di esposizione.

In conclusione, laddove, purtroppo, si siano già verificate le esposizioni ai minerali di amianto, sarà necessario istituire la sorveglianza sanitaria, sulla base dell’art. 259 del D.lgs. 81/2008.

Altrimenti, senza sorveglianza sanitaria, la diagnosi risulta tardiva, e le chance terapuetiche molto limitate. Tuttavia, se la sorveglianza è efficace, e la diagnosi tempestiva, le chance di guarigione sono elevate, e significative anche per quanto riguarda il mesotelioma.

Come è stato detto, la sorveglianza sanitaria è un obbligo di legge, che grava prima di tutto sul datore di lavoro, e per chi è in pensione sulle ASL.

Fibre di amianto e promozione del processo cancerogeno

Il meccanismo della cancerogenesi delle fibre di amianto consiste, prima di tutto, in una fase iniziale (iniziazione), e alle successive fasi della promozione e della progressione (latenza preclinica).

Le fibre danneggiano direttamente e indirettamente le cellule, in particolare quelle del mesotelio, anche con meccanismo genotossico e di stimolo della proliferazione cellulare.

Le esposizioni ad amianto e proliferazione cellulare

Questo processo di stimolazione della proliferazione, accumula mutazioni spontanee, che favoriscono la proliferazione di cellule preneoplastiche. Le fibre che persistono nel connettivo submesoteliale, innescano il rilascio cronico di chitochine e fattori di crescita da parte di macrofagi attivati.

In questo modo si determina lo stimolo alla crescita delle cellule e rileva, non solo la persistenza delle fibre già inalate, le quali nell’organismo, ed in particolare nelle sierose, proseguono le loro azioni e reazioni, tra cui anche quelle chimiche di superficie, tenendo presente che costituiscono una fase mineralogica di metalli pesanti, tra cui il ferro, ma anche le successive esposizioni di fibre di asbesto, comprese quelle del crisotilo.

Mesotelioma: malattia asbesto correlata dose dipendente

Si deve tener conto del fatto che le cellule già inalate ed ingerite permangono nell’organismo, e ci sono poi, gli effetti cumulativi di altre esposizioni, quelle successive, che favoriscono l’infiammazione, gli errori cromosomici, le lesioni meccaniche e tutti quegli altri fenomeni che sono alla base della evoluzione dello stato displasico in quello cancerogeno.

Il Ministero della Salute: si alla dose dipendenza

Come ribadito dal Ministero della Salute, nel Quaderno n. 15 del maggio-giugno 2012: “Stato dell’arte e prospettive in materiali di contrasto alle patologie asbesto-correlate”, tutte le esposizioni hanno una loro rilevanza per lo sviluppo del tumore, perché accelerano il decorso della neoplasia, la aggravano e anticipano la data della morte, nel caso in cui la malattia abbia un esito infausto.

La capacità acceleratoria di tutte le esposizioni da amianto

La stessa giurisprudenza della Corte di Cassazione ha recepito questo principio. Si può richiamare, sul punto, Cass., IV Sez. Pen. n. 3615/2016 “la latenza diminuisce con l’incremento dell’esposizione. Si tratta di una legge scientifica sufficientemente radicata nella comunità scientifica e di carattere universale. Non esiste una esposizione irrilevante. Studi accreditati indicano che la latenza minima è di circa 15 anni e di 32 anni quella media. Inoltre, l’esposizione lavorativa implica una latenza più breve… Sono rilevanti non solo le esposizioni iniziali che conducono inizialmente nel processo cancerogenetico, ma rilevano pure quelle successive fino all’induzione della patologia, dotate di effetto acceleratore, appunto e di abbreviazione, quindi, della latenza”.

Teoria multistadio della cancerogenesi: legge universale

La teoria multistadio della cancerogenesi, o dose dipendenza, è legge universale anche per quanto riguarda il mesotelioma. Ciò è fondamentale in quanto permette di identificare le responsabilità in tutti coloro che provocano esposizione. In tal modo è impossibile sfuggire alla condanna al risarcimento del danno per tutti coloro che hanno provocato l’esposizione.

Per riassumere, ciò rileva anche per il mesotelioma, come confermato da Cassazione, IV sezione penale, n. 18933 del 27/02/2014.

Neoplasie da amianto e il meccanismo della cancerogenesi

Questo dato, riportato anche dal Ministero della Salute, è condiviso dalla comunità scientifica con unanime consenso. Nel processo di cancerogenesi (chimica, fisica e biologica) l’entità dell’esposizione (intesa come dose per la durata dell’esposizione) è in relazione alla eventualità (rischio) di sviluppo della neoplasia: più alta è l’esposizione, maggiore è il rischio di insorgenza della neoplasia.

In particolare, l’avvio del processo neoplastico è causato dalla trasformazione di una cellula normale in cellula maligna, il che avviene durante la duplicazione del DNA: più alta è l’esposizione cumulativa (che può risultare ad esempio ad alta esposizione per un breve periodo o bassa esposizione per un lungo periodo), maggiore è la probabilità che si verifichi la trasformazione della cellula normale in cellula neoplastica maligna.

Danni alla salute per tutte le esposizioni ad amianto

Lo IARC, nell’ultima monografia, ha ribadito che non esiste una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla.

Come è stato detto, il Ministero della Salute, in lo Stato dell’arte e prospettive in materiali di contrasto alle patologie asbesto-correlate”, n. 15, maggio-giugno 2012, ha confermato queste conclusioni.

Ricapitolando, non esiste una soglia al di sotto della quale il rischio si annulli, e tutte le esposizioni sono rilevanti. Il principio è stato affermato anche nella legislazione comunitaria.

Così infatti nella direttiva 477/89/CEE (quarto considerando) e in quella successiva attualmente in vigore, n. 148/2009/CE (undicesimo considerando), che riassume la legge scientifica della dose dipendenza, ovvero della rilevanza di tutte le esposizioni.

Rischio amianto assenza di soglia minima per il cancro

Il danno alle cellule che è indotto da una singola cellula non ha una soglia conosciuta ed è di tipo stocastico, cioè probabilistico. L’andatura stocastica del processo di cancerogenesi rende difficile la determinazione di quale sia la durata del processo di trasformazione neoplastìca.

Questo processo multistadio della cancerogenesi, è collocato nel tempo di latenza e, cioè, il periodo che intercorre tra l’inizio dell’esposizione e la diagnosi clinica della neoplasia asbesto correlata.

Entità dell’esposizione e proporzionalità della latenza

Il tempo di latenza nei diversi sistemi sperimentali, tiene conto del livello di esposizione e del tipo mineralogico di fibra. Infatti, quelle di crisotilo una minore capacità cancerogena, rispetto a quelle di crocidolite e amosite, anfiboli che rimangono per tutta la vita nel corpo della vittima, mentre, invece, il crisotilo è soggetto alla clearance polmonare.

Rilevanza degli altri fattori: età e inizio dell’esposizione

Un altro fattore è l’età, e, soprattutto, l’età di inizio dell’esposizione, poi il sesso e la predisposizione genetica, anche se quest’ultima, non è un dato assolutamente rilevante e, per quanto riguarda gli altri cancri, diversi dal mesotelioma, la pregressa esposizione anche ad altri canceorgeni.

Tutti questi fattori sono determinati nelle fasi del processo neoplastico, dalla induzione alla promozione e progressione. Markers utili nelle varie fasi, sono già disponibili e sono stati condotti diversi studi in materia.

Vi è unanime consenso scientifico sulla dose dipendenza.

Letteratura scientifica della dose dipendenza dei cancri da amianto

La letteratura medica e medico legale ha recepito i dati sperimentali, e, quindi, ha confermato la relazione dose-risposta tra livello di esposizione ad amianto ed insorgenza dei mesotelioma (Newhause 1969 e Newhause & Berry 1979. Seidman e altri nel 1979). Si evidenzia che il decrescere della dose, provoca un aumento dei tempi di latenza e una diminuzione del numero dei casi e di mortalità.

Per questi motivi è fondamentale anche la sola riduzione del livelli espositivi.

Su queste basi è confermata la responsabilità di coloro che hanno provocato l’esposizione a polveri e fibre di amianto, anche una più alta esposizione, per la violazione di regole cautelari.

Amianto e le regole cautelari di tutela della salute

Già in epoca risalente, all’inizio del secolo scorso, erano noti gli effetti lesivi dell’amianto, tant’è vero che con R.G. 442/1909, le lavorazioni dell’amianto erano interdette alle donne e ai fanciulli, perché ritenute insalubri.

Con L. 455/43, il Legislatore ha sancito la indennizzabilità dell’asbestosi come malattia professionale.

Sulla base del fatto che la riduzione dell’esposizione ad amianto può sia differire il verificarsi di effetti avversi, sia ridurre la frequenza del loro accadimento, la violazione di regole cautelari, tra cui quella di cui all’art. 2087 c.c., piuttosto che delle norme di cui agli artt. 4, 19, 20 e 21 del D.P.R. 303/56 (norme di igiene sul lavoro di prevenzione tecnica), e quelle di cui agli artt. 377 e 387 del D.P.R. 547/55 (protezione individuale), rileva, ai fini della responsabilità contrattuale ed extracontrattuale del datore di lavoro e degli altri titolari delle posizioni di garanzia.

La rilevanza della violazione delle regole cautelari

La conferma della rilevanza della violazione delle regole cautelari, è dovuta dal fatto che, la letteratura scientifica, nel prendere atto della relazione tra l’esposizione cumulativa all’amianto e mortalità per mesotelioma, è legata all’aumentato rischio direttamente proporzionale alla concentrazione di fibre di amianto nel tessuto dei polmoni.

Una più alta incidenza di casi di mesotelioma è stata dimostrata tra i lavoratori di crocidolite in Australia, che sono stati esposti in modo abnorme e al tipo mineralogico più lesivo.

La Corte di Cassazione e la dose dipendenza del mesotelioma

La giurisprudenza ha, peraltro, più volte affermato la sussistenza di un rapporto esponenziale tra dose di cancerogeno assorbita e risposta tumorale. Se aumenta la dose di cancerogeno maggiore è l’incidenza dei tumori che derivano dalla esposizione e minore è la durata della latenza, il che altro non significa che aumento degli anni di vita perduti o per converso, anticipazione della morte (v. Cass. Sez. IV 988/2002: Cass. Sez IV n. 22165/2008: sez IV 33311/12).

Si consolida l’orientamento della dose dipendenza

Non solo il mesotelioma, ma anche il tumore polmonare, piuttosto che l’asbestosi, sono considerati dose dipendenti, tanto è vero che ciò è stato ribadito in ultimo anche da Cassazione, IV sezione penale, 45935/2019.

Ricapitolando, tutta la giurisprudenza è coerente nell’escludere l’applicabilità della c.d. trigger dose, ovvero della c.d. fibra killer, con riferimento al mesotelioma.

La teoria della trigger dose priva di fondamento scientifico

I datori di lavoro, per escludere le loro responsabilità, hanno  sostenuto la tesi bizzarra della c.d. trigger dose.

Con le ultime ricerche scientifiche, questa teoria, sostenuta in Italia dal Prof. Gerolamo Chiappino, è stata ormai circoscritta al perimetro dei consulenti dell’impresa, ovvero di coloro che hanno utilizzato amianto e che siedono ormai sul banco degli imputati per i numerosi casi di decessi tra le maestranze e i familiari.

Non necessaria la prova dell’inizio della cancerogenesi

Sul punto la Corte di Cassazione è stata chiara:

“Non assume rilievo decisivo l’individuazione dell’esatto momento di insorgenza della patologia (Sezione IV, 11.04.2008, n. 22165), dovendosi reputare prevedibile che la condotta doverosa avrebbe potuto incidere positivamente anche solo sul suo tempo di latenza, ampiamente motivata appare la statuizione gravata nella parte in cui giudicata inattendibile la teoria della cosiddetta trigger dose, assume che il mesotelioma è patologia dose dipendente”.

Trigger dose nel mesotelioma: non ha valore scientifico

Nel processo penale Fincantieri SpA, nel confermare le responsabilità penali, la Corte di Cassazione, IV sezione penale, sentenza n. 33311/2012, sconfessa la c.d. teoria della dose killer, detta anche trigger dose.

Infatti la Corte di Cassazione: “Correttamente la sentenza impugnata ha chiarito come da una conclusione scientificamente non contestabile dello studioso Irving Selikoff si era giunti ad elaborare l’inaccettabile tesi secondo la quale poichè l’insorgenza della patologia oncologica era causata anche dalla sola iniziale esposizione (c.d. “trigger dose” o “dose killer”), tutte le esposizioni successive, pur in presenza di concentrazioni anche elevatissima di fibre cancerogene, dovevano reputarsi ininfluenti”.

Trigger dose: distorsione del pensiero di Irving Selikoff

Come chiarito dalla Corte di Cassazione, attribuire la teoria della trigger dose all’autorità del Prof. Irving Selikoff costituisce una vera e propria distorisione del suo pensiero: “Trattasi di una vera e propria distorsione dell’intuizione del Selikoff, il quale aveva voluto solo mettere in guardia sulla pericolosità del contatto con le fibre d’amianto, potendo l’alterazione patologica essere stimolata anche solo da brevi contatti e in presenza di percentuali di dispersione nell’aria modeste. Non già che si fosse in presenza, vera e propria anomalia mai registrata nello studio delle affezioni oncologiche, di un processo cancerogeno indipendente dalla durata e intensità dell’esposizione”.

La rilevanza delle esposizioni che accelerano il mesotelioma

Infatti, è dimostrato che tutte le esposizioni ad amianto accelerano l’insorgenza prima di tutto delle patologie fibrotiche, e poi di quelle cancerogene.

In conclusione, si può affermare con certezza, che a maggiore esposizione corrisponde l’anticipazione della latenza e l’aggravamento della patologia: “Ciò ha trovato puntuale conferma nelle risultanze peritali alle quali il giudice di merito ha ampiamente attinto. Infatti, la molteplicità di alterazioni innestate dall’inalazione delle fibre tossiche necessita del prolungarsi dell’esposizione e dal detto prolungamento dipende la durata della latenza e, in definitiva della vita, essendo ovvio che a configurare il delitto di omicidio è bastevole l’accelerazione della fine della vita. Pertanto, di nessun significato risulta l’affermazione che talune delle vittime venne a decedere in età avanzata. La morte, infatti, costituisce limite certo della vita e a venir punita e la sua ingiusta anticipazione per opera di terzi, sia essa dolosa, che colposa”.

La moltiplicazione dei foci con le ulteriori esposizioni

E’ dimostrato che il mesotelioma è una patologia multicentrica e dose dipendente, per cui, tutte le successive esposizioni, oltre ad aggravare l’infiammazione, moltiplicano i foci, con maggiore ossigenazione e nutrizione del cancro.

Infatti, la stessa Corte di Cassazione, IV sezione penale, 33311/2012, lo evidenzia:

L’autonomia dei segnali preposti alla moltiplicazione cellulare, l’insensibilità, viceversa, ai segnali antiproliferativi, l’evasione dei processi di logoramento della crescita cellulare, l’acquisizione di potenziale duplicativo illimitato, lo sviluppo di capacità angiogenica che assicuri l’arrivo di ossigeno e dei nutrienti e, infine, la perdita delle coesioni cellulari, necessarie per i comportamenti invasivi e metastatici, sono tutti processi che per svilupparsi e, comunque, rafforzarsi e accelerare il loro corso giammai possono essere indipendenti dalla quantità della dose.

Ciò ancor più a tener conto che l’accumulo delle fibre all’interno dei polmoni, continuando l’esposizione, non può che crescere, nel mentre solo col concorso, in assenza d’ulteriore esposizione, di molti anni, lentamente il detto organo tende a liberarsi delle sostanze tossiche, essendo stato accertato, dagli studi di Casale Monferrato, dei quali appresso si dirà, che l’accumulo tende a dimezzarsi solo dopo 10/12 anni dall’ultima esposizione”.

Prevenzione, tutela medica e assistenza legale per le vittime dell’amianto

Le polveri e fibre di amianto, inalate ed ingerite, provocano danni alla salute.

Come si evince dal testo ufficiale della presa di posizione dell’OMS, è in corso una vera e propria strage di malattie asbesto correlate nel mondo. L’Italia non è da meno, come dimostrato dall’Avv. Ezio Bonanni nella sua pubblicazione “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia“.

Per questo motivo, l’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA – che è la organizzazione indipendente più strutturata e organizzata in Italia, da tempo, ha chiesto che si desse atto della possibilità della c.d. prevenzione primaria. Questo strumento di tutela è l’unico che permette di tutelare effettivamente la salute.

Infatti, la c.d. diagnosi precoce è piuttosto la prevenzione secondaria. Questo tipo di prevenzione interviene solo quando il danno si è materializzato. Questo tipo di lesione infiammatoria o cancerogena, si pensi al mesotelioma, ha sempre esito infausto.

Esito quasi sempre mortale delle patologie da amianto

Nei rari casi di sopravvivenza ai 5 anni, la capacità invalidante delle malattie asbesto correlate è elevata. Per questo motivo, già dall’inizio degli anni 2000, l’Avv. Ezio Bonanni, avendo un’esperienza diretta dei lutti e tragedie che l’amianto aveva già causato in Italia, ha elaborato e in qualche modo privilegiato la tesi della c.d. prevenzione primaria.

Sono state contestate le c.d. soglie, poi riportate anche nell’articolo 254 del D. Lgs. 81/2008.

Bando globale e bonifica per la prevenzione primaria

Come già illustrato in precedenza, solo evitando l’esposizione ad amianto è possibile scongiurare l’insorgenza di fenomeni infiammatori e neoplastici, tra i quali il mesotelioma della pleura.

Raccomandazioni dell’OMS per la prevenzione dei danni da amianto

L’OMS, pur essendo consapevole che l’unico strumento di risoluzione del problema sanitario dell’amianto è quello della prevenzione primaria e, cioè, di evitare ogni forma di esposizione alla fibra killer, si è limitata a delle sole raccomandazioni, e non ad un obbligo pregnante di messa al bando totale dell’amianto:

“Elimination of asbestos-related diseases should take place through the following public health actions:

  • recognizing that the most efficient way to eliminate asbestos-related diseases is to stop the use of all types of asbestos;
  • replacing asbestos with safer substitutes and developing economic and technological mechanisms to stimulate its replacement;
  • taking measures to prevent exposure to asbestos in place and during asbestos removal (abatement), and;
  • improving early diagnosis, treatment, social and medical rehabilitation of asbestos-related diseases and establishing registries of people with past and/or current exposures to asbestos”.

Continua a leggere sul sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità .

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Prosegue l’estrazione, la lavorazione e commercializzazione dell’amianto

La produzione di asbesto (sinonimo amianto) ha superato i 2 milioni di tonnellate e la sua messa al bando è circoscritta a 62 Stati. Quelli dell’Unione Europea e Arabia Saudita, Argentina, Australia, Cile, Croazia, Gabon, Giappone, Honduras, Kuwait, Seicelle ed Uruguay.

In Italia, nel periodo dal 1946 fino al 1992, ne sono state lavorate 3.748.550 tonnellate di asbesto. La legge 257 del 1992 ne ha vietato l’estrazione, la lavorazione e la commercializzazione e dei prodotti che lo contengono, ma senza obbligo di bonifica.

Bonifica dell’amianto in Italia ad oggi

Purtroppo i materiali di asbesto sono ancora più di 40.000.000 di tonnellate in circa 1.000.000 di siti.

In seguito la mappa del rischio: più di 2400 scuole, 800 biblioteche e centri di studio, 250 ospedali, 300.000 km di tubature di acqua potabile, contengono materiali di asbesto, con fibre che provocano malattie amianto.

Nel gennaio 2020, il Ministro dell’Ambiente, Generale Sergio Costa, nel recepire le indicazioni dell’Avv. Ezio Bonanni, quale componente della Commissione dell’Amianto del Ministero dell’Ambiente, ha stanziato un importo di 385mln per la bonifica dei materiali contenenti amianto nelle scuole, negli ospedali e negli altri edifici pubblici.

La strage delle malattie asbesto correlate in Italia

I decessi ogni anno, come conseguenza solo delle tre principali malattie da amianto (asbestosi, tumore polmonare e mesotelioma) e solo per esposizione lavorativa, sono 107.000. 125 milioni, invece, di lavoratori esposti e un trend in continuo aumento, causato dalla mancata bonifica dei siti contaminati.

Nel caso di mortalità per queste tre patologie asbesto correlate vanno aggiunti gli altri casi per altre neoplasie e malattie asbesto correlate. Anche quelle non ancora indicate nella monografia Iarc, i casi di esposizione ambientale e i casi di mesotelioma, tumore dei polmoni ed asbestosi non censiti come tali.

In Italia, in particolare, nel 2019 ha causato più di 6.000 decessi (1.800 per mesotelioma, 3.600 per tumore ai polmoni e  circa 600 per asbestosi) senza contare le altre malattie (ONA 2020).

Tutela giuridica delle vittime dell’amianto

I minerali di amianto sono nocivi per la salute umana. Inducono infiammazione già con le prime esposizioni (Cass. IV Sez. Pen. n. 45935/2019). Successivamente, dal processo displasico infiammatorio si giunge a quello cancerogeno, anche se non sempre.

La società Colombo Servizi S.r.l. tutela le vittime dell’amianto. Agisce secondo le linee e le direttiva della più organizzata ed indipendente associazione di vittime dell’amianto di Italia (ONA), secondo le tre direttrici principali della prevenzione primaria, secondaria e terziaria.

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Le tutele previdenziali per le vittime dell’amianto

In caso di esposizione ad amianto, anche in assenza di insorgenza della malattia, sussiste il diritto ai c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Si tratta di maggiorazioni previdenziali che permettono il prepensionamento e per coloro che sono già in pensione, la rivalutazione della posizione previdenziale e la ricostituzione e riliquidazione della prestazione pensionistica, con il coefficiente 1,5. Solo in alcune eccezioni si applica la maggiorazione dell’1,25.

Benefici contributivi art. 13, comma 8, L. 257/92

Tutti i lavoratori esposti ad amianto hanno diritto alle rivalutazioni contributive ex art. 13, comma 8, L. 257/92. Il coefficiente 1,5, utile per maggiorare l’entità del periodo di esposizione con il coefficiente 1,5, il che, in sostanza, si materializza con un prepensionamento amianto pari al 50% del periodo di esposizione.

Coloro che sono in pensione, hanno diritto a rivalutare la prestazione pensionistica.

Nel tempo, si sono susseguite diverse modifiche legislative, ed in particolare l’art. 47, L. 326/2003. Con tale normativa sono stati introdotti dei limiti:

  • Il beneficio ridotto al coefficiente 1,25;
  • Non è idoneo a far maturare anticipatamente il diritto a pensione;
  • E’ necessario depositare la domanda all’INAIL entro i 6 mesi dal D.M. 27.10.2004 (15 giugno 2005, tranne alcune eccezioni).

Nel tempo:

  • Obbligo della domanda all’INPS, inizialmente non necessaria;
  • Decadenza triennale;
  • Prescrizione decennale;
  • Codificazione dell’obbligo di superamento delle 100 ff/ll nei 10 anni.

Ciò ha reso particolarmente difficile ottenere tale beneficio. Per tali motivi, l’ONA raccomanda sempre la sorveglianza sanitaria, in modo tale che possa essere dimostrato il danno amianto e accedere ai benefici ex art. 13, comma 7, L. 257/92.

Prepensionamento vittime amianto (benefici e pensione inabilità)

Nel caso di riconoscimento di malattia asbesto correlata, anche all’1%, si ha diritto alla rivalutazione della posizione contributiva con il coefficiente 1,5, utile sempre e comunque per il prepensionamento.

Per il beneficio amianto ex art. 13, comma 7, L. 257/92, è necessario soltanto che l’INAIL riconosca l’origine professionale di una patologia asbesto correlata:

  • il diritto sussiste anche con l’1% di invalidità;
  • c’è diritto all’accredito senza una soglia minima: non necessarie le c.d. 100 ff/ll;
  • l’accredito si calcola sul periodo di esposizione anche se infradecennale;
  • la prescrizione decennale inizia a decorrere dal riconoscimento della malattia amianto;
  • il coefficiente è sempre 1,5, valido per il prepensionamento amianto.

Pensione inabilità amianto per riconoscimento di patologie asbesto correlate

Nel caso in cui i benefici amianto con l’art. 13, co. 7, L. 257/92 fossero tali per i quali il lavoratore malato di patologia asbesto correlata non abbia conseguito il diritto a pensione, si può chiedere l’immediato pensionamento (pensione inabilità amianto), ex art. 1 co. 250, 250-bis e 250-ter all’art. 1 della L. n. 232/2016.

L’originaria previsione normativa di prepensionamento, ovvero di pensionamento immediato, era riservata solo a coloro che erano affetti da mesotelioma, tumore del polmone ed asbestosi, ed erano esclusi tutti gli altri.

Le nuove linee guida per la pensione di invalidità amianto

L’art. 41-bis della legge 58 del 2019  ha esteso la tutela previdenziale della pensione di inabilità amianto, ovvero pensione invalidità amianto a tutti coloro che hanno contratto una patologia asbesto correlata riconosciuta come di origine professionale, sia dall’INAIL che da qualsiasi altro ente detentore della posizione assicurativa.

Segui le linee guida dettate dall’ONA e dall’Avv. Ezio Bonanni per poter acquisire il diritto alla pensione di invalidità amianto.

Indennizzo INAIL malattia amianto

Risarcimento danni amianto inail (risarcimento malattia professionale amianto): i minerali di amianto sono lesivi per la salute umana. Come già evidenziato sia dall’OMS che dallo IARC, le fibre di amianto producono infiammazione e cancro. I tempi di latenza sono molto elevati. Solo a distanza di anni tali patologie si manifestano. E’ necessario effettuare la sorveglianza sanitaria per poter giungere alla diagnosi precoce, che rende più efficaci le terapie mediche.

Indennizzo INAIL malattie asbesto correlate

Nel corso della sorveglianza sanitaria, possono emergere i c.d. danni amianto. In caso di diagnosi di malattia asbesto correlata, i sanitari hanno l’obbligo di referto di cui all’art. 365 c.p. e di segnalare all’INAIL (art. 139 del DPR 1124/65) e di redigere la prima certificazione di malattia professionale.

E’ avviato così il procedimento amministrativo.

Le malattie asbesto correlate si distinguono in quelle della lista I, della lista II e della lista III.

Lista I (malattie professionali la cui origine lavorativa è di “elevata probabilità”):

Obbligo di indennizzo INAIL per le malattie della Lista I

Difatti, queste malattie, proprio perchè inserite nella Lista I, con riferimento alla tabella delle “Lavorazioni che espongono all’azione delle fibre di asbesto“, si presumono di origine professionale.

Per riassumere, è sufficiente che si dimostri la lesione e l’esposizione alle fibre di asbesto a prescindere dalla dose, e quindi senza soglia, per ottenere la c.d. presunzione legale di origine. Per riassumere, si presume il nesso causale, e l’onere della prova si inverte.

Ricapitolando, se l’INAIL non intende indennizzare la lesione deve eccepire e dimostrare l’esclusiva origine extraprofessionale.

In altre parole, è sufficiente la sola presenza della noxae patogena nell’ambiente lavorativo, per attivare la tutela indennitaria e risarcitoria (Cass., Sez. Lav., n. 23653/16).

Lista II (origine lavorativa di “limitata probabilità“)

Nella LISTA II, avente ad oggetto le malattie tra cui quelle asbesto correlate, la cui “origine lavorativa è di limitata probabilità“, sono contenute le seguenti malattie:

Per quanto riguarda le malattie professionali amianto della Lista II la vittima deve dimostrare il nesso causale per ottenere le prestazioni (rendita e/o indennizzo INAIL, se il grado di invalidità riconosciuto è inferiore al 16%).

Lista III INAIL (malattie asbesto correlate la cui origine lavorativa è “possibile“)

La lista III delle malattie asbesto correlate, comprende soltanto il tumore dell’esofago.

Altre patologie asbesto correlate non tabellate

Ci sono poi malattie che non sono contemplate nelle tabelle. Eppure, tali malattie sono in qualche modo provocate dall’amianto. Le tabelle sono in continua revisione, anche sulla base di quanto stabilito dall’art. 10, D. Lgs. 38/2000.

Le patologie non tabellate possono essere egualmente riconosciute come asbesto correlate, così come sancito dall’art. 10, commi 4 e 5 del D. Lgs. 38/2000, a condizione che l’assicurato ne dimostri l’eziologia professionale con riferimento all’asbesto.

Complicanze dell’asbestosi (danni cardiaci)

L’asbestosi ha, tra le sue complicanze, danni cardiaci e cardiocircolatori.

La Legge n. 780 del 27/12/1975 estende la valutazione globale del danno, in pazienti affetti da pneumoconiosi, anche a tutte le forme morbose dell’apparato respiratorio e cardiocircolatorio ad esse associate.

L’art. 146 DPR 1124/65 è quindi stato modificato integrando tra le patologie indennizzabili anche quelle cardiache, se associate all’asbestosi, ovvero a malattie asbesto correlate.

Prestazioni/indennizzi per malati di amianto

La vittima di malattia asbesto correlata ha diritto all’indennizzo INAIL:

  • dal 6 al 15% indennizzo del danno biologico;
  • dal 16%, rendita INAIL (indennizzo danno biologico e diminuite capacità di lavoro).

Prestazioni INAIL superstiti

In caso di decesso della vittima, il coniuge e i figli, fino al 18° anno, fino a 21 anni per gli studenti, fino a 26 anni per gli universitari e invalidi civili di qualsiasi età, hanno diritto alla rendita di reversibilità. La rendita in reversibilità non si sottrae dal montante creditorio sulla base di Cass., Sez. lav., n. 30857/2017.

Prepensionamento amianto e pensione inabilità

Amianto e pensione anticipata: l’articolo 1, comma 250, della Legge 232/2016, modificato con l’art. 41 bis L. 58/2019, sancisce il diritto all’immediato pensionamento per coloro che sono affetti da malattia asbesto correlata riconosciuta dall’INAIL.

La procedura di pensionamento immediato, amianto prepensionamentoè alternativa a quella dei benefici amianto ex art. 13, comma 7, L. 257/92, e a quella dell’art. 13, comma 8, L. 257/92.

Benefici contributivi amianto art. 13 co. 7 L. 257/92

Coloro che si sono ammalati di malattia asbesto correlata, riconosciuto dall’INAIL, ovvero dall’ente assicuratore, hanno sempre e comunque diritto alla rivalutazione amianto sulla base dell’art. 13, comma 7, L. 257/92 e possono quindi godere del prepensionamento.

Solitamente, con l’accredito delle maggiorazioni pari al 50% del periodo di esposizione, il lavoratore malato accede all’anzianità contributiva minima per poter essere collocato in pensione.

Quando chiedere la pensione di inabilità amianto

Tuttavia, in alcuni casi, per i lavoratori molto giovani, anche applicando queste maggiorazioni amianto con il coefficiente 1,5, non si maturava il diritto al prepensionamento. Per tali motivi, grazie all’impegno dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni, il Parlamento, all’unanimità, ha disposto il prepensionamento a condizione che la vittima avesse almeno 5 anni di anzianità contributiva, di cui 3 negli ultimi 5.

E’ però necessario precisare che con tale diritto, si perde quello alla rendita INAIL (tesi contestata dall’Avv. Ezio Bonanni, che si era fatto promotore dell’iniziativa poi accolta dalle Camere, anche grazie all’impegno dell’On.le Boccuzzi e di altri parlamentari di tutti gli schieramenti politici).

Il riconoscimento della pensione amianto a tutti i malati

I lavoratori malati di amianto in forza dei risultati ottenuti dall’ONA e dall’Avv. Ezio Bonanni hanno diritto all’immediato pensionamento (pensione inabilità amianto). L’art. 1, co. 250, L. 232 del 2016, è stato modificato con il Decreto n. 34/2019, convertito con legge 58 del 2019.

La normativa, un tempo circoscritta solo a coloro che erano affetti da mesotelioma, tumore del polmone ed asbestosi che avessero ottenuto il riconoscimento INAIL, è stata invece ora estesa a tutte le vittime dell’amianto che possono ottenere il prepensionamento.

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Circolare INPS 34/2020 per pensioni inabilità amianto

L’INPS, con la Circolare n. 34 del 09.03.2020 (pensione inabilità amianto), ha dettato le linee guida per ottenere l’immediato pensionamento per coloro che sono vittime di patologie asbesto correlate, compreso il cancro della laringe, il cancro delle ovaie, etc.

Requisiti per pensione invalidità amianto

Tra i requisiti per ottenere il prepensionamento per patologia, a prescindere dal grado di invalidità, si ha diritto ai benefici amianto con l’art. 13 co. 7 L. 257/92. Inizialmente, l’INPS richiedeva il grado di invalidità almeno del 6%. La Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, sentenza n. 30438/2018, ha stabilito, invece, che la rivalutazione del periodo  contributivo con il coefficiente 1,5, spetta sempre e comunque. Si prescinde dal grado di invalidità riconosciuto dall’INAIL.

Se con la maggiorazione amianto ex art. 13, comma 7, L. 257/92, non si acquisisce la minima anzianità contributiva per poter accedere al prepensionamento, a questo punto, occorre valutare il periodo che separa la vittima dalla maturazione del diritto a pensione e va fatta una valutazione comparativa.

Infatti, la pensione di inabilità INPS non è cumulabile con le prestazioni INAIL. In questo modo, coloro che hanno chiesto ed ottenuto la pensione di inabilità INPS, si vedono precluso il diritto alle prestazioni INAIL.

Il divieto di cumulo tra pensione INPS e rendita INAIL

Con i benefici amianto si acquisisce il diritto al prepensionamento, perchè sono stati raggiunti i limiti di età e di anzianità contributiva. Se si è maturato il diritto a pensione, ovvero sta per essere consguito con i benefici amianto, con l’art. 13, comma 7, L. 257/92, è preferibile non azionare la tutela di cui al prepensionamento amianto pensione di inabilità.

In alcuni altri casi, soprattutto quando le condizioni di salute sono molto gravi, accedere a tale pensione è equipollente allo stato di inabilità che comunque l’INPS deve riconoscere. In altri casi, poi, c’è l’esito infausto, purtroppo, e quindi il coniuge superstite ha sempre e comunque il diritto alle prestazioni INAIL di reversibilità, che potrebbero essere messe in dubbio.

Placche e ispessimenti pleurici, si alla pensione invalidità

Nel caso in cui le lesioni biologiche siano minime, per esempio le placche e gli ispessimenti pleurici, la cui non cumulabilità non avrebbe tale rilevante impatto, è di tutta evidenza che è preferibile chiedere l’immediato prepensionamento.

Anche se, in molti casi, le placche e gli ispessimenti pleurici anticipano il mesotelioma della pleura: in ogni caso, ove dovesse insorgere una di queste patologie, evidentemente il diritto alla rendita sussisterebbe.

Tuttavia, in questi casi, specialmente se il lavoratore malato è molto giovane, e mancano molti anni al pensionamento, a questo punto, è preferibile chiedere di poter essere collocato in pensione di inabilità (domanda di prepensionamento).

Benefici contributivi per lavoratori portuali e ferrovieri

Sussiste il diritto al Fondo per gli eredi dei lavoratori portuali vittime delle fibre (risarcimento eternit  e risarcimento danni eredi), istituito con Legge di stabilità del 2016 – art. 1 comma 278, L. 28.12.2015, n. 208).

L’art. 1, comma 277, Legge 208/2015 ha stabilito il diritto alle maggiorazioni amianto con il coefficiente 1,5 per la rivalutazione della pensione anticipata amianto, per i lavoratori della produzione di rotabili ferroviari. Si tratta di una normativa molto importante per un settore che è stato molto colpito dall’esposizione ad amianto. Infatti, nel VI Rapporto Mesoteliomi risultano censiti n. 619 pari al 3,2% di casi di mesotelioma tra i ferrovieri (fino al 2015).

Pensione amianto per i ferrovieri

Queste norme sono finalizzate al riconoscimento dei diritti di coloro che hanno lavorato nell’Ansaldobreda di Pistoia ed in altri siti di produzione dei rotabili ferroviari con rimozione amianto con i lavoratori all’interno del sito.

Per approfondire:

Fondo Vittime Amianto: cos’è e a cosa serve

Il Fondo Vittime Amianto (FVA) è la prestazione aggiuntiva rispetto all’indennizzo INAIL che è riconosciuta per i casi di malattia asbesto correlata. Questo indennizzo è pari al 20% della prestazione INAIL (rendita INAIL malattia professionale asbesto correlata).

Queste prestazioni non debbono essere sottratte dal quantum risarcitorio. Non sono quindi assoggettate al c.d. regime della compensatio lucri cum damno.

Fondo Vittime Amianto mesotelioma per esposizione ambientale

I malati di mesotelioma per esposizione familiare o ambientale hanno diritto ad una prestazione assistenziale, di natura una tantum, il cui importo è fisso e pari a 10mila euro dal 1° gennaio 2015. L’interessato deve presentare apposita istanza all’INAIL per ottenere la prestazione se egli stesso è la vittima primaria, e nei casi di decesso, l’istanza dovrà essere presentata dai suoi eredi.

Per tutti coloro che hanno, invece, beneficiato della prestazione una tantum pari ad €5.600,00, nel periodo 2015/2019, vi è la possibilità di chiedere l’integrazione fino ad €10.000,00. Le suddette istanze potranno essere presentate direttamente dagli stessi interessati o, in caso di decesso, dai loro eredi.

Vittime del Dovere per esposizione ad amianto

Per vittime del dovere si intendono coloro che hanno contratto un’infermità per causa di servizio, ovvero nello svolgimento delle specifiche attività di cui all’art. 1, comma 563, L. 266/2005 (“a) nel contrasto ad ogni tipo di criminalità; b) nello svolgimento del servizio di ordine pubblico; c) nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari; d) in operazioni di soccorso; e) in attività di tutela della pubblica incolumità; f) a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, carattere di ostilità”).

Amianto ed equiparazione a vittime del dovere

C’è poi la fattispecie di cui all’art. 1, comma 564, L. 266/2005, con riferimento all’art. 1, lettera c), del DPR 243/2006 (“particolari condizioni ambientali od operative”).

Il Regolamento identifica le particolari condizioni ambientali od operative, le condizioni comunque implicanti I ‘esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servirio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto.

Vittime del dovere e missioni con esposizione amianto

La volontà del legislatore del 564 è stata quella di includere i casi di stress dovuti ad uno svolgimento del servizio in condizioni non ordinarie come correlate all’insorgere essenzialmente di patologie tumorali e collegato alla durata ed “in occasione della missione”ed in ambienti rischiosi per la salute, con una occasionalità che si attaglia a qualsiasi situazione legata ad un fattore lesivo.

In tal senso militano anche le specificazioni dei requisiti in questione contenuti nel Regolamento inerente la concessione delle provvidenze, ove si legge in particolari condizioni ambientali od operative, “le condizioni comunque implicanti l’esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto”.

Amianto e forze armate, si allo status di vittima del dovere

In tal modo, per quanto riguarda le forze armate, Marina, Esercito, Aeronautica e Carabinieri, il comparto sicurezza, Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria, Polizia Municipale, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e Guardia di Finanza, in caso di malattie amianto sussiste il diritto alla causa di servizio e al riconoscimento dello status di vittima del dovere.

Infatti, in questi casi, il dipendente, per via dell’esposizione a fibre di asbesto, è sottoposto a maggior rischi e fatiche, rispetto alle condizioni ordinarie, per cui si ha diritto, per le infermità contratte, anche al riconoscimento delle prestazioni previdenziali, riservate alle vittime del dovere.

Vittime del dovere in Marina Militare per danni da amianto

C’è poi una specifica categoria di vittime del dovere, ovvero equiparati a vittime del dovere. Sono coloro che sono stati imbarcati nelle unità navali della Marina Militare Italiana, che hanno diritto al risarcimento del danno e al riconoscimento dello status di vittima del dovere, e all’accredito delle relative prestazioni.

Infatti, in forza dell’art. 20, L. 183/2010, tutti coloro che hanno contratto patologie asbesto correlate perchè imbarcati nelle unità navali della Marina Militare Italiana e i loro famigliari, hanno diritto al risarcimento del danno e al riconoscimento delle prestazioni previdenziali come equiparati a vittime del dovere.

Vittime del dovere: stessi diritti di quelle del terrorismo

Nel caso in cui ci fosse il riconoscimento di vittima del dovere, la vittima e i suoi congiunti (superstiti), hanno diritto al riconoscimento della speciale elargizione, dello speciale assegno vitalizio e dell’assegno vitalizio, con gli stessi importi riconosciuti alle vittime del terrorismo.

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite n. 7761/2017 ha infatti stabilito: “In tema di benefici in favore delle vittime del dovere e dei soggetti ad essi equiparati, l’ammontare dell’assegno vitalizio mensile è uguale a quello dell’analogo assegno attribuito alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, essendo la legislazione primaria in materia permeata da un simile intento perequativo ed in conformità al principio di razionalità-equità di cui all’art. 3 Cosi., come risulta dal ‘diritto vivente’rappresentato dalla costante giurisprudenza amministrativa ed ordinaria” .

Pertanto, l’assegno vitalizio mensile deve essere riconosciuto per l’importo di €500,00, piuttosto che del minor importo di €258,00.

Vittime del dovere: diritti agli orfani non a carico

Gli orfani non nel carico fiscale sono esclusi dall’indennizzo riconosciuto alle vittime del dovere. Comprese le vittime amianto, ovvero di coloro che contraggono danni alla salute per esposizione ad amianto.

Difatti, i Ministeri competenti tentano di sfuggire dalle loro responsabilità in ogni modo. In conclusione, anche il fatto che gli orfani possono essere non a carico, se c’è il coniuge superstite, può essere la giustificazione per non indennizzare.

Per tornare sul punto, i Ministeri, in particolare quello della Difesa, invoca l’applicabilità dell’art. 6, L. 466/80, che contiene l’elenco dei superstiti. In conclusione gli orfani, non nel carico fiscale, in presenza del coniuge, non sono considerati superstiti.

Tutela legale per gli orfani non a carico

L’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA, ha contestato l’applicabilità dell’art. 6 della L. 466/1980, per escludere il diritto degli orfani non a carico ad ottenere la liquidazione delle prestazioni previdenziali, riservate alle vittime del dovere.

In conclusione, sono invocati i seguenti principi:

  • l’art. 6 della L. 466/80 è riferito alla sola speciale elargizione;
  • in base ai principi della successione delle leggi nel tempo;
  • il principio della specificità della normativa;
  • il fatto che la normativa sulle vittime del dovere non contiene alcuna selezione tra vittime, ciò a maggior ragione è ribadito dal contenuto dell’art. 10 della L. 183/2010, che fa riferimento alla tutela di tutte le vittime e anche degli orfani.

Infatti, queste tesi sono state accolte dalla Corte di Appello di Genova, Sent. n. 575/2019 del 17.12.2019.

I diritti delle vittime del dovere per esposizione amianto

In caso di morte, il diritto ai benefici di vittima del dovere, con gli stessi importi di vittima del terrorismo, si assume in favore dei congiunti superstiti. I diritti maturati dal defunto debbono essere liquidati agli eredi.

In ogni caso, i superstiti, ovvero gli stretti congiunti, hanno diritto iure proprio alle prestazioni di vittima del dovere:

  • speciale elargizione;
  • speciale assegno vitalizio;
  • assegno vitalizio;
  • tutte le altre prestazioni, dovute alle vittime del dovere.

Per approfondire:

Risarcimento danni vittima del dovere

Le vittime del dovere hanno diritto al risarcimento del danno, eventualmente al netto di quanto ottenuto a titolo di prestazioni previdenziali di vittima del dovere. I danni sono patrimoniali e non patrimoniali.

In caso di decesso, i danni patrimoniali e non patrimoniali, patiti e patiendi, debbono essere erogati agli eredi legittimi o testamentari (risarcimento danni amianto eredi congiunto).

BANNER 2Risarcimento danni amianto

La Colombo Servizi S.r.l. assiste tutti coloro che ne fanno richiesta. Lo sportello online amianto Colombo Servizi assiste tutti coloro che chiedono consulenze e tutela dei loro diritti.

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Tutte le vittime dell’amianto hanno diritto al risarcimento dei danni, sia patrimoniali che non patrimoniali.

L’assicurazione INAIL indennizza il danno biologico, se è quantomeno pari al 6% e così  quello patrimoniale per diminuite capacità di lavoro se minimo al 16%. Il resto dei danni deve essere risarcito dal datore di lavoro. Così per il caso di coloro che hanno contratto infermità in servizio, ovvero nelle attività in favore della PA, anche a prescindere dalla sussistenza di un rapporto di lavoro (SSUU 22753/2018).

Nel rapporto pubblico non privatizzato, la disciplina è ancora quella della c.d. causa di servizio e la liquidazione dell’equo indennizzo ed eventualmente la pensione privilegiata.

Queste prestazioni sono un mero indennizzo. Permane il diritto al risarcimento di tutti i danni, secondo il principio dell’integrale ristoro (SS.UU. 26972/2008).

Risarcimento danni stretti congiunti

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con sentenza n. 9238/11, nel richiamare i principi di diritto di cui a SS.UU. 26972/08 e 26973/08, ha sancito la risarcibilità di tutti i danni, sia della vittima primaria che dei congiunti: “il danno biologico (cioè la lesione della salute), il danno biologico differenziale, quello morale (cioè la sofferenza interiore) e quello dinamico-relazionale (altrimenti definibile esistenziale, e consistente nel peggioramento delle condizioni di vita quotidiane, risarcibile nel caso in cui l’illecito abbia violato diritti fondamentali della persona) costituiscono pregiudizi non patrimoniali ontologicamente diversi e tutti risarcibili (principi ormai consolidati nella giurisprudenza – Corte di Cassazione, III Sez. Civile, con la Sentenza 19.02.2013, n. 4033, e da ultimo le stesse Sezioni Unite n. 15350/2015).

I danni differenziali e complementari

La vittima primaria, ovvero in caso di decesso la liquidazione dei dannisubiti dalla vittima primaria, presuppone, al più, lo scomputo per poste omogenee di quanto ottenuto da INAIL a titolo di indennizzo.
I lavoratori esposti ad amianto hanno comunque diritto al risarcimento del danno da esposizione e, in caso di malattia, anche degli altri pregiudizi. In caso di decesso, avendo l’INAIL indennizzato, ovvero potenzialmente indennizzato il solo danno biologico e da diminuite capacità di lavoro, sussiste il diritto all’integrale ristoro, sia di queste voci, che di tutte le altre.
I danni morali ed esistenziali, piuttosto che tanatologici e catastrofali, non rientrano nell’indennizzo INAIL, e perciò stesso debbono essere integralmente risarciti dal datore di lavoro responsabile.
Per approfondire:

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I minerali di amianto e la loro lesività per la salute

I minerali di asbesto amianto, come detto, si distinguono in serpentini e anfiboli.

Tra i serpentini, vi è il crisotilo. Gli anfiboli sono l’actinolite, l’amosite, la crocidolite, la tremolite e l’antofillite.

Il crisotilo: il minerale silicato idrato di magnesio

Tra i serpentini, vi è il crisotilo (dal greco χρυσός= fibra d’oro) o amianto bianco-verde-grigio-giallastro, è il minerale silicato idrato di magnesio. Questo minerale si identifica con la formula 3MgO,2SiO,2H2O- n. CAS 12001-29-5. Le fibre di crisotilo hanno una lunghezza variabile, sono soffici e setose e con elevata resistenza meccanica e flessibilità. Le fibre di crisotilo, hanno una buona tenuta degli agenti alcalini, con una temperatura di decomposizione tra i 450-700°C. Il crisotilo è stato largamente utilizzato in Italia, perché estratto dalla miniera di Balangero. Nel cemento amianto, si è utilizzato esclusivamente il crisotilo. Questo minerale è il tipo di amianto più diffuso e utilizzato ancora oggi dagli stati canaglia che non lo hanno posto al bando.

In passato il Canada e i produttori di amianto, hanno sostenuto che il crisotilo fosse privo di cancerogenicità. Già dal 1977, lo IARC definì l’amianto crisotilo come cancerogeno per l’uomo in modo certo.

Gli anfiboli: gli altri minerali di amianto

Gli anfiboli sono: l’amosite, la crocidolite,  l’actinolite di amianto, l’antofillite d’amianto e la tremolite.

L’amosite: il silicato idrato di ferro e magnesio

L’amosite (dall’acronimo di Asbestos Mines of South Africa) o “amianto bruno-giallo-grigio” o cummingtonite o grunerite, è un silicato idrato di ferro e magnesio. L’amosite, detto anche amianto verde, è identificabile anche con la seguente formula chimica: 5.5FeO,1.5MgO,8SiO2,H2O- n. CAS 12172-73-5. Le fibre di amosite, sono lunghe, diritte e fragili. Sono discretamente flessibili e stabili al calore. L’amosite ha una temperatura di decomposizione tra i 600-800°C. Questo minerale è stato prevalentemente utilizzato come isolante termico.

La crocidolite o amianto blu

La crocidolite o “amianto blu” o amianto del Capo o riebeckite, proviene dalle vicinanze di Griqua Town, nell’Africa australe. Erano numerose le miniere del Sud Africa nelle quali era estratto tale minerale. Le fibre di crocidolite sono quelle che hanno una più elevata capacità fibrotica e cancerogena. Silicato idrato di sodio, ferro ferrico, ferro ferroso e magnesio è identificabile con la seguente formula: Na2O,Fe2O3,3FeO,8SiO2,H2O – n. CAS 12001-28-4. La crocidolite ha fibre diritte, ha più resistenza agli agenti acidi, diversamente dagli altri anfiboli. La crocidolite ha una buona flessibilità. La temperatura di decomposizione della crocidolite è tra i 400-600°C.

L’actinolite: il silicato idrato di calcio, ferro e magnesio

L’actinolite o actinoto (dal greco ακτινωτο = pietra raggiata) o “amianto verde-nero”, è un silicato idrato di calcio, ferro e magnesio. L’actinolite è identificata con la seguente formula chimica: 2CaO,4MgO,FeO,8SiO2,H2O – n. CAS 77536-66-4. Si trova nelle rocce scistose-cristalline della catena alpina ed ha una temperatura di decomposizione tra 620-900°C.

L’antofillite: il silicato idrato di magnesio

L’antofillite, nella sua etimologia: dal latino scientifico antophyllum = garofano o “amianto verde-giallo-bianco”, è un silicato idrato di magnesio. L’antofillite si identifica con la seguente formula chimica: 7MgO,8SiO2,H2O- n. CAS 77536-67-5. Questo minerale è il più importante degli anfiboli rombici. E’ molto diffuso nei micascisti dell’Alto Adige (Val Passiria, sopra Merano) e in misura inferiore anche nell’isola d’Elba e nelle Alpi e Prealpi Occidentali, e in Finlandia. L’antofillite è caratterizzata da una particolare fragilità con temperatura di decomposizione tra i 600-850°C.

Tremolite: il silicato idrato di calcio e magnesio

I minerali di tremolite o “amianto grigio-verde-giallo” è un silicato idrato di calcio e magnesio, viene identificato con la seguente formula chimica: 2CaO,5MgO,8SiO2,H2O – n. CAS 77536-68-6. E’ comune in molte località alpine e prende il nome dalla Valle Tremola nel massiccio del S. Gottardo (Campolongo, nel Canton Ticino). La tremolite è caratterizzata da particolare resistenza al calore rispetto ad altri anfiboli, fragilità e ha una temperatura di decomposizione tra i 950-1040°C.

Amianto: un record tutto italiano

L’amianto è stato utilizzato fin dall’antichità per le sue caratteristiche ignifughe, fonoisolanti e resistenti alla trazione. D’altra parte i minerali di amianto erano tutti a buon mercato e facilmente lavorabili. A causa di ciò, l’Italia è stata seconda solo all’Unione Sovietica nella produzione di materiali di amianto.

Tanto è vero che ne sono state lavorate 3.748.550 tonnellate in 3000 applicazioni, fino alla messa al bando con la L. 257/1992.

Il divieto di estrazione, produzione e commercializzazione

Con la L. 257/1992 (Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto), è stato messo il punto sulla produzione di amianto in Italia. Tuttavia la complessa normativa della L. 257/1992, non conteneva elementi decisivi per affrontare e risolvere il problema.

Infatti, non è stato imposto il divieto di utilizzo di amianto e di materiali che lo contengono, realizzati prima dell’entrata in vigore della legge della messa al bando dell’amianto.

L’utilizzo dei minerali di amianto in edilizia

L’amianto è stato utilizzato in modo massiccio impastato con il calcestruzzo. Questo per alleggerire e rendere più resistenti le tegole, gli intonaci e gli stucchi. Inoltre è stato utilizzato con il cemento (Eternit o cemento amianto) sotto forma di lastre ondulate (spesso utilizzate nelle coperture degli edifici industriali, civili e prefabbricati) e di lastre piane (come nelle pareti divisorie). Infine nella produzione di tubi di acquedotti dell’acqua potabile, fognature, serbatoi d’acqua e canne fumarie.

Come l’industria ha utilizzato l’amianto

Nell’industria nella produzione di diversi manufatti e oggetti.

Difatti l’amianto è stato utilizzato in primo luogo come isolante termico in diversi processi ad alte temperature. In conclusione, proprio per queste capacità, l’amianto è stato utilizzato nelle industrie chimiche, siderurgiche, vetrarie, ceramiche, distillerie, zuccherifici, centrali termiche e termoelettriche.

Inoltre l’amianto è stato utilizzato anche nelle industrie c.d. delle basse temperature. In particolare negli impianti di frigorifero o di condizionamento.

Per questa ragione i minerali di amianto sono stati utilizzati anche come antifiamma nelle condotte per impianti elettrici.

L’amianto nell’industria tessile

Nel campo tessile ne sono state ricavate corde, nastri e guaine utilizzati per coprire cavi elettrici, tubazioni, così come tessuti per tute protettive antifuoco, tute per l’industria siderurgica e tute per piloti da corsa.

L’industria chimica e l’amianto

Nell’industria chimica e alimentare alcuni filtri venivano costruiti con carte d’amianto o polvere compressa e poi venivano utilizzati per la filtrazione del vino e delle bibite.

L’amianto negli utensili e nei preparati farmaceutici

L’amianto è stato utilizzato anche nella produzione di oggetti di uso comune che si possono trovare in casa: asciuga capelli, forni, stufe, tendaggi, teli da stiro, filtri per sigarette e persino in alcuni giocattoli, come la sabbia artificiale dei giochi per bambini, nelle solette da scarpe e in alcuni preparati farmaceutici.

L’utilizzo di amianto nei trasporti su rotaia, gomma e mare

Nel settore dei trasporti è stato utilizzato nella coibentazione delle carrozze ferroviarie, di navi e autobus. Anche come materiale d’attrito, impastato con resine sintetiche nella realizzazione dei ferodi dei freni e delle frizioni degli autoveicoli.

Il talco e la contaminazione con fibre asbestiformi

L’asbesto in passato è stato utilizzato nel talco. Infatti, in particolare negli Stati Uniti, è stata condannata la società Johnson & Johnson al pagamento di 4,7 miliardi di dollari a titolo di risarcimento danni subiti da 22 donne che si sono ammalate di cancro alle ovaie conseguentemente all’uso di prodotti contenenti talco. Un’altra sentenza, sempre negli Stati Uniti, ha condannato una nota azienda produttrice di talco a risarcire per ben 72 milioni di dollari i parenti di una donna deceduta per tumore all’ovaia.

D’altra parte l’accusa è quella di aver omesso di informare i consumatori del rischio dovuto alle fibre di asbesto. In particolare questo rischio è legato ai prodotti dell’igiene con talco. Considerando il suo utilizzo a livello inguinale anche per mantenere asciutti i diaframmi contraccettivi in lattice di gomma.

Dal punto di vista scientifico, però, non si nota alcuna relazione tra uso di talco e aumento del rischio ed in nessuno studio è stata notata questa relazione.