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Amianto

Amianto

L'amianto

L’amianto è anche detto asbesto. Con questi termini si indicano due gruppi di minerali: il serpentino (di cui fa parte il crisotilo, detto anche amianto biancogruppo dei fillosilicati), e gli anfiboli (di cui fanno parte l’actinolite, l’amosite, la crocidolite, la tremolite o amianto grigio – verde – giallo e l’antofillite – gruppo degli inosilicati). Poi esistono altri minerali di asbesto che non rientrano in questa classificazione. Tutti i tipi di asbesto hanno proprietà cancerogene e lesive per la salute.

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I minerali di amianto

I minerali di asbesto amianto, come detto, si distinguono in serpentini e anfiboli.

Tra i serpentini, vi è il crisotilo. Gli anfiboli sono l’actinolite, l’amosite, la crocidolite, la tremolite e l’antofillite.

Il crisotilo

Tra i serpentini, vi è il crisotilo (dal greco χρυσός= fibra d’oro) o amianto bianco-verde-grigio-giallastro, è il minerale silicato idrato di magnesio. Questo minerale si identifica con la formula 3MgO,2SiO,2H2O- n. CAS 12001-29-5. Le fibre di crisotilo hanno una lunghezza variabile, sono soffici e setose e con elevata resistenza meccanica e flessibilità. Le fibre di crisotilo, hanno una buona tenuta degli agenti alcalini, con una temperatura di decomposizione tra i 450-700°C. Il crisotilo è stato largamente utilizzato in Italia, perché estratto dalla miniera di Balangero. Nel cemento amianto, si è utilizzato esclusivamente il crisotilo. Questo minerale è il tipo di amianto più diffuso e utilizzato ancora oggi dagli stati canaglia che non lo hanno posto al bando.

In passato il Canada e i produttori di amianto, hanno sostenuto che il crisotilo fosse privo di cancerogenicità. Già dal 1977, lo IARC definì l’amianto crisotilo come cancerogeno per l’uomo in modo certo.

Gli anfiboli

Gli anfiboli sono: l’amosite, la crocidolite,  l’actinolite di amianto, l’antofillite d’amianto e la tremolite.

L’amosite

L’amosite (dall’acronimo di Asbestos Mines of South Africa) o “amianto bruno-giallo-grigio” o cummingtonite o grunerite, è un silicato idrato di ferro e magnesio. L’amosite, detto anche amianto verde, è identificabile anche con la seguente formula chimica: 5.5FeO,1.5MgO,8SiO2,H2O- n. CAS 12172-73-5. Le fibre di amosite, sono lunghe, diritte e fragili. Sono discretamente flessibili e stabili al calore. L’amosite ha una temperatura di decomposizione tra i 600-800°C. Questo minerale è stato prevalentemente utilizzato come isolante termico.

La crocidolite

La crocidolite o “amianto blu” o amianto del Capo o riebeckite, proviene dalle vicinanze di Griqua Town, nell’Africa australe. Erano numerose le miniere del Sud Africa nelle quali era estratto tale minerale. Le fibre di crocidolite sono quelle che hanno una più elevata capacità fibrotica e cancerogena. Silicato idrato di sodio, ferro ferrico, ferro ferroso e magnesio è identificabile con la seguente formula: Na2O,Fe2O3,3FeO,8SiO2,H2O – n. CAS 12001-28-4. La crocidolite ha fibre diritte, ha più resistenza agli agenti acidi, diversamente dagli altri anfiboli. La crocidolite ha una buona flessibilità. La temperatura di decomposizione della crocidolite è tra i 400-600°C.

L’actinolite

L’actinolite o actinoto (dal greco ακτινωτο = pietra raggiata) o “amianto verde-nero”, è un silicato idrato di calcio, ferro e magnesio. L’actinolite è identificata con la seguente formula chimica: 2CaO,4MgO,FeO,8SiO2,H2O – n. CAS 77536-66-4. Si trova nelle rocce scistose-cristalline della catena alpina ed ha una temperatura di decomposizione tra 620-900°C.

L’antofillite

L’antofillite, nella sua etimologia: dal latino scientifico antophyllum = garofano o “amianto verde-giallo-bianco”, è un silicato idrato di magnesio. L’antofillite si identifica con la seguente formula chimica: 7MgO,8SiO2,H2O- n. CAS 77536-67-5. Questo minerale è il più importante degli anfiboli rombici. E’ molto diffuso nei micascisti dell’Alto Adige (Val Passiria, sopra Merano) e in misura inferiore anche nell’isola d’Elba e nelle Alpi e Prealpi Occidentali, e in Finlandia. L’antofillite è caratterizzata da una particolare fragilità con temperatura di decomposizione tra i 600-850°C.

La tremolite

La tremolite o “amianto grigio-verde-giallo” è un silicato idrato di calcio e magnesio. La tremolite viene identificata con la seguente formula chimica: 2CaO,5MgO,8SiO2,H2O – n. CAS 77536-68-6. E’ comune in molte località alpine e prende il nome dalla Valle Tremola nel massiccio del S. Gottardo (Campolongo, nel Canton Ticino). La tremolite è caratterizzata da particolare resistenza al calore rispetto ad altri anfiboli, fragilità e ha una temperatura di decomposizione tra i 950-1040°C.

L’amianto e i danni (infiammazione e cancro)

Come confermato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ribadito che l’amianto ha capacità fibrogene e cancerogene. I danni da amianto per la salute, iniziano con la fibrosi, ovvero con l’infiammazione che le fibre di amianto provocano alla pleura e ai polmoni. Successivamente, evolve in processo cancerogeno (cancerogenesi da amianto). Le fibre di asbesto inalate e ingerite provocano il mesotelioma, il tumore polmonare e altri organi (laringe, ovaio, faringe, stomaco, colon, etc.). L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha, infatti, precisato che l’amianto è altamente lesivo per la salute e provoca ogni anno non meno di 107.000 decessi:

All type of asbestos cause lung cancer, mesothelioma, cancer of the larynx and ovary, and asbestosis (fibrosis of the lungs). Exposure to asbestos occurs through inhalation of fibres in air in the working environment, ambient air in the vicinity of point sources such as factories handling asbestos, or indoor air in housing and buildings containing friable (crumbly) asbestos materials” .

Nel testo di sintesi sul sito dell’OMS, è riportato: “Currently about 125 million people in the world are exposed to asbestos at the workplace. In 2004, asbestos-related lung cancer, mesothelioma and asbestosis from occupational exposures resulted in 107,000 deaths and 1,523,000 Disability Adjusted Life Years (DALYs). In addition, several thousands of deaths can be attributed to other asbestos-related diseases, as well as to nonoccupational exposures to asbestos”.

L’OMS conferma la strage da amianto

Come si evince dal testo ufficiale della presa di posizione dell’OMS, è in corso una vera e propria strage di malattie asbesto correlate nel mondo. L’Italia non è da meno, come dimostrato dall’Avv. Ezio Bonanni nella sua pubblicazione “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia“.

Per questo motivo, l’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA – che è la organizzazione indipendente più strutturata e organizzata in Italia, da tempo, ha chiesto che si desse atto della possibilità della c.d. prevenzione primaria. Questo strumento di tutela è l’unico che permette di tutelare effettivamente la salute.

Infatti, la c.d. diagnosi precoce è piuttosto la prevenzione secondaria. Questo tipo di prevenzione interviene solo quando il danno si è materializzato. Questo tipo di lesione infiammatoria o cancerogena, si pensi al mesotelioma, ha sempre esito infausto.

Nei rari casi di sopravvivenza ai 5 anni, la capacità invalidante delle malattie asbesto correlate è elevata. Per questo motivo, già dall’inizio degli anni 2000, l’Avv. Ezio Bonanni, avendo un’esperienza diretta dei lutti e tragedie che l’amianto aveva già causato in Italia, ha elaborato e in qualche modo privilegiato la tesi della c.d. prevenzione primaria.

Sono state contestate le c.d. soglie, poi riportate anche nell’articolo 254 del D. Lgs. 81/2008.

Eliminazione dell’asbesto: bonifica per rimozione

L’OMS, recentemente, ha ribadito che è fondamentale dismettere l’utilizzo di amianto. L’unico strumento di tutela della salute, efficace ed effettivo, è proprio evitare ogni forma di esposizione ad amianto:

“Elimination of asbestos-related diseases should take place through the following public health actions:

  • recognizing that the most efficient way to eliminate asbestos-related diseases is to stop the use of all types of asbestos;
  • replacing asbestos with safer substitutes and developing economic and technological mechanisms to stimulate its replacement;
  • taking measures to prevent exposure to asbestos in place and during asbestos removal (abatement), and;
  • improving early diagnosis, treatment, social and medical rehabilitation of asbestos-related diseases and establishing registries of people with past and/or current exposures to asbestos”.

Continua a leggere sul sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità .

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L’ultima monografia IARC

Con riferimento al rischio amianto, le capacità cancerogene risultano confermate anche nell’ultima monografia IARC, la quale ha esteso le conclusioni della certezza della capacità cancerogena, anche in ordine al tumore alla laringe e alle ovaie: 

Asbestos is the generic commercial designation for a group of naturally occurring mineral silicate fibres of the serpentine and amphibole series. These include the serpentine mineral chrysotile (also known as ‘withe asbestos’), and the five amphibole minerals – actinolite, amosite (also known ad ‘brown asbestso’), anthophyllite, crocidolite (also known as ‘blue asbestos’), and tremolite (IARC, 1973; USGS, 2001). The conclusions reached in thism Monograph about asbestos and its carcinoegenic risks apply to these six types of fibres wherever they are found, and that includes talc containing asbestiform fibres. Erionite (fibrous aluminosilicate) is evaluated in a separate Monograph in this volume“.

Consulta l’intera monografia IARC sull’asbesto (World Health Organization IARC monographs on the evaluation of carcinogenic risks to humans – Vol. 100C “Arsenic, metals, fibres, and dusts volume 100 C – A review of human carcinogens” ASBESTOS – Lyon, France 2012).

Produzione di amianto nel mondo

La produzione di asbesto (sinonimo amianto) ha superato i 2 milioni di tonnellate e la sua messa al bando è circoscritta a 62 Stati. Quelli dell’Unione Europea e Arabia Saudita, Argentina, Australia, Cile, Croazia, Gabon, Giappone, Honduras, Kuwait, Seicelle ed Uruguay.

In Italia, nel periodo dal 1946 fino al 1992, ne sono state lavorate 3.748.550 tonnellate di asbesto. La legge 257 del 1992 ne ha vietato l’estrazione, la lavorazione e la commercializzazione e dei prodotti che lo contengono, ma senza obbligo di bonifica.

Utilizzo dell’amianto

L’amianto è stato utilizzato fin dall’antichità per le sue caratteristiche ignifughe e fonoisolanti. In Italia, in particolare, tra il 1959 e il 1975, c’è stato il boom dell’utilizzo di amianto. Fino al 1992, anno di entrata in vigore della legge n. 257 di divieto di utilizzo, produzione ed estrazione dell’asbesto, in Italia è stato impiegato in più di 3.000 applicazioni. L’amianto, quindi, in molti stati, è utilizzato, estratto e commercializzato ancora fino a tutt’oggi. Con danni ovviamente gravissimi per le persone che ne restano esposte. Essere a conoscenza degli impieghi dell’amianto può facilitare la sua individuazione e ridurre i rischi per la salute.

Edilizia

L’amianto è stato utilizzato in modo massiccio impastato con il calcestruzzo. Questo per alleggerire e rendere più resistenti le tegole, gli intonaci e gli stucchi. Inoltre è stato utilizzato con il cemento (Eternit o cemento amianto) sotto forma di lastre ondulate (spesso utilizzate nelle coperture degli edifici industriali, civili e prefabbricati) e di lastre piane (come nelle pareti divisorie). Infine nella produzione di tubi di acquedotti dell’acqua potabile, fognature, serbatoi d’acqua e canne fumarie.

Industria

Nell’industria nella produzione di diversi manufatti e oggetti. Come isolante termico nei processi ad alte temperature (industrie chimiche, siderurgiche, vetrarie, ceramiche, distillerie, zuccherifici, centrali termiche e termoelettriche) e a basse temperature (in impianti di frigorifero o di condizionamento). Anche come antifiamma nelle condotte per impianti elettrici. Nel campo tessile ne sono state ricavate corde, nastri e guaine utilizzati per coprire cavi elettrici, tubazioni, così come tessuti per tute protettive antifuoco, tute per l’industria siderurgica e tute per piloti da corsa. Nell’industria chimica e alimentare alcuni filtri venivano costruiti con carte d’amianto o polvere compressa e poi venivano utilizzati per la filtrazione del vino e delle bibite. L’amianto è stato utilizzato anche nella produzione di oggetti di uso comune che si possono trovare in casa: asciuga capelli, forni, stufe, tendaggi, teli da stiro, filtri per sigarette e persino in alcuni giocattoli, come la sabbia artificiale dei giochi per bambini, nelle solette da scarpe e in alcuni preparati farmaceutici.

Trasporti

Nel settore dei trasporti è stato utilizzato nella coibentazione delle carrozze ferroviarie, di navi e autobus. Anche come materiale d’attrito, impastato con resine sintetiche nella realizzazione dei ferodi dei freni e delle frizioni degli autoveicoli.

Talco

L’asbesto in passato è stato utilizzato nel talco. Infatti, in particolare negli Stati Uniti, è stata condannata la società Johnson & Johnson al pagamento di 4,7 miliardi di dollari a titolo di risarcimento danni subiti da 22 donne che si sono ammalate di cancro alle ovaie conseguentemente all’uso di prodotti contenenti talco. Un’altra sentenza, sempre negli Stati Uniti, ha condannato una nota azienda produttrice di talco a risarcire per ben 72 milioni di dollari i parenti di una donna deceduta per tumore all’ovaia. L’accusa è quella di non aver adeguatamente informato i consumatori sui danni derivanti dall’uso prolungato di prodotti per l’igiene a base di talco (in particolare se usato a livello inguinale o, come si faceva fino a qualche anno fa, per mantenere asciutti i diaframmi contraccettivi in lattice di gomma).

Dal punto di vista scientifico, però, non si nota alcuna relazione tra uso di talco e aumento del rischio ed in nessuno studio è stata notata questa relazione.

Bonifica amianto

Purtroppo i materiali di asbesto sono ancora più di 40.000.000 di tonnellate in circa 1.000.000 di siti.

In seguito la mappa del rischio: più di 2400 scuole, 800 biblioteche e centri di studio, 250 ospedali, 300.000 km di tubature di acqua potabile, contengono materiali di asbesto, con fibre che provocano malattie amianto.

Epidemiologia amianto in Italia

I decessi ogni anno, come conseguenza solo delle tre principali malattie da amianto (asbestosi, tumore polmonare e mesotelioma) e solo per esposizione lavorativa, sono 107.000. 125 milioni, invece, di lavoratori esposti e un trend in continuo aumento, causato dalla mancata bonifica dei siti contaminati.

Nel caso di mortalità per queste tre patologie asbesto correlate vanno aggiunti gli altri casi per altre neoplasie e malattie asbesto correlate. Anche quelle non ancora indicate nella monografia Iarc, i casi di esposizione ambientale e i casi di mesotelioma, tumore dei polmoni ed asbestosi non censiti come tali.

In Italia, in particolare, nel 2019 ha causato più di 6.000 decessi (1.800 per mesotelioma, 3.600 per tumore ai polmoni e  circa 600 per asbestosi) senza contare le altre malattie (ONA 2020).

Tutela giuridica delle vittime dell’amianto

I minerali di amianto sono nocivi per la salute umana. Inducono infiammazione già con le prime esposizioni (Cass. IV Sez. Pen. n. 45935/2019). Successivamente, dal processo displasico infiammatorio si giunge a quello cancerogeno, anche se non sempre.

La società Colombo Servizi S.r.l. tutela le vittime dell’amianto. Agisce secondo le linee e le direttiva della più organizzata ed indipendente associazione di vittime dell’amianto di Italia (ONA), secondo le tre direttrici principali della prevenzione primaria, secondaria e terziaria.

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Le tutele previdenziali

In caso di esposizione ad amianto, anche in assenza di insorgenza della malattia, sussiste il diritto ai c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Si tratta di maggiorazioni previdenziali che permettono il prepensionamento e per coloro che sono già in pensione, la rivalutazione della posizione previdenziale e la ricostituzione e riliquidazione della prestazione pensionistica, con il coefficiente 1,5. Solo in alcune eccezioni si applica la maggiorazione dell’1,25.

Benefici contributivi art. 13, comma 8, L. 257/92

Tutti i lavoratori esposti ad amianto hanno diritto alle rivalutazioni contributive ex art. 13, comma 8, L. 257/92. Il coefficiente 1,5, utile per maggiorare l’entità del periodo di esposizione con il coefficiente 1,5, il che, in sostanza, si materializza con un prepensionamento amianto pari al 50% del periodo di esposizione.

Coloro che sono in pensione, hanno diritto a rivalutare la prestazione pensionistica.

Nel tempo, si sono susseguite diverse modifiche legislative, ed in particolare l’art. 47, L. 326/2003. Con tale normativa sono stati introdotti dei limiti:

  • Il beneficio ridotto al coefficiente 1,25;
  • Non è idoneo a far maturare anticipatamente il diritto a pensione;
  • E’ necessario depositare la domanda all’INAIL entro i 6 mesi dal D.M. 27.10.2004 (15 giugno 2005, tranne alcune eccezioni).

Nel tempo:

  • Obbligo della domanda all’INPS, inizialmente non necessaria;
  • Decadenza triennale;
  • Prescrizione decennale;
  • Codificazione dell’obbligo di superamento delle 100 ff/ll nei 10 anni.

Ciò ha reso particolarmente difficile ottenere tale beneficio. Per tali motivi, l’ONA raccomanda sempre la sorveglianza sanitaria, in modo tale che possa essere dimostrato il danno amianto e accedere ai benefici ex art. 13, comma 7, L. 257/92.

Benefici contributivi per lavoratori con malattia amianto riconosciuta

Nel caso di riconoscimento di malattia asbesto correlata, anche all’1%, si ha diritto alla rivalutazione della posizione contributiva con il coefficiente 1,5, utile sempre e comunque per il prepensionamento.

Per il beneficio amianto ex art. 13, comma 7, L. 257/92, è necessario soltanto che l’INAIL riconosca l’origine professionale di una patologia asbesto correlata:

  • Non è necessario un grado minimo di danno amianto;
  • Non sono necessari i 10 anni;
  • Non sono necessarie le 100 ff/ll;
  • La prescrizione decennale inizia a decorrere dal riconoscimento della malattia amianto;
  • Il coefficiente è sempre 1,5, valido per il prepensionamento amianto.

Per approfondire:

Indennizzo INAIL malattia amianto

Risarcimento danni amianto inail (risarcimento malattia professionale amianto): i minerali di amianto sono lesivi per la salute umana. Come già evidenziato sia dall’OMS che dallo IARC, le fibre di amianto producono infiammazione e cancro. I tempi di latenza sono molto elevati. Solo a distanza di anni tali patologie si manifestano. E’ necessario effettuare la sorveglianza sanitaria per poter giungere alla diagnosi precoce, che rende più efficaci le terapie mediche.

Indennizzo INAIL malattie asbesto correlate

Nel corso della sorveglianza sanitaria, possono emergere i c.d. danni amianto. In caso di diagnosi di malattia asbesto correlata, i sanitari hanno l’obbligo di referto di cui all’art. 365 c.p. e di segnalare all’INAIL (art. 139 del DPR 1124/65) e di redigere la prima certificazione di malattia professionale.

E’ avviato così il procedimento amministrativo.

Le malattie asbesto correlate si distinguono in quelle della lista I, della lista II e della lista III.

Lista I (malattie professionali la cui origine lavorativa è di “elevata probabilità”):

Queste malattie che sono asbesto correlate, molte delle quali monofattoriali e tutte dose dipendenti, sono inserite nella lista I dell’INAIL. In base alla normativa vigente, le patologie inserite nella lista I, si presumono di origine professionale. E’ sufficiente, con riferimento alla tabella che riporta la semplice dizione: “Lavorazioni che espongono all’azione delle fibre di asbesto” che ci sia la presenza dell’amianto, ovvero della noxae patogena nell’ambiente lavorativo e perciò stesso, la patologia deve essere riconosciuta ed indennizzata. Si presume l’origine professionale della malattia asbesto correlata (Cass., Sez. Lav., n. 23653/16).

Lista II (origine lavorativa di “limitata probabilità“)

Nella LISTA II, avente ad oggetto le malattie tra cui quelle asbesto correlate, la cui “origine lavorativa è di limitata probabilità“, sono contenute le seguenti malattie:

Per quanto riguarda le malattie professionali amianto della Lista II la vittima deve dimostrare il nesso causale per ottenere le prestazioni (rendita e/o indennizzo INAIL, se il grado di invalidità riconosciuto è inferiore al 16%).

LISTA III INAIL (malattie asbesto correlate la cui origine lavorativa è “possibile“)

La lista III delle malattie asbesto correlate, comprende soltanto il tumore dell’esofago.

Altre patologie asbesto correlate non tabellate

Ci sono poi malattie che non sono contemplate nelle tabelle. Eppure, tali malattie sono in qualche modo provocate dall’amianto. Le tabelle sono in continua revisione, anche sulla base di quanto stabilito dall’art. 10, D. Lgs. 38/2000.

Le patologie non tabellate possono essere egualmente riconosciute come asbesto correlate, così come sancito dall’art. 10, commi 4 e 5 del D. Lgs. 38/2000, a condizione che l’assicurato ne dimostri l’eziologia professionale con riferimento all’asbesto.

Complicanze dell’asbestosi (danni cardiaci)

L’asbestosi ha, tra le sue complicanze, danni cardiaci e cardiocircolatori.

La Legge n. 780 del 27/12/1975 estende la valutazione globale del danno, in pazienti affetti da pneumoconiosi, anche a tutte le forme morbose dell’apparato respiratorio e cardiocircolatorio ad esse associate.

L’art. 146 DPR 1124/65 è quindi stato modificato integrando tra le patologie indennizzabili anche quelle cardiache, se associate all’asbestosi, ovvero a malattie asbesto correlate.

Prestazioni/indennizzi amianto

La vittima di malattia asbesto correlata ha diritto all’indennizzo INAIL:

  • dal 6 al 15% indennizzo del danno biologico;
  • dal 16%, rendita INAIL (indennizzo danno biologico e diminuite capacità di lavoro).

Prestazioni INAIL superstiti

In caso di decesso della vittima, il coniuge e i figli, fino al 18° anno, fino a 21 anni per gli studenti, fino a 26 anni per gli universitari e invalidi civili di qualsiasi età, hanno diritto alla rendita di reversibilità. La rendita in reversibilità non si sottrae dal montante creditorio sulla base di Cass., Sez. lav., n. 30857/2017.

Prepensionamento immediato

Amianto e pensione anticipata: l’articolo 1, comma 250, della Legge 232/2016, modificato con l’art. 41 bis L. 58/2019, sancisce il diritto all’immediato pensionamento per coloro che sono affetti da malattia asbesto correlata riconosciuta dall’INAIL.

La procedura di pensionamento immediato, amianto prepensionamentoè alternativa a quella dei benefici amianto ex art. 13, comma 7, L. 257/92, e a quella dell’art. 13, comma 8, L. 257/92.

Coloro che si sono ammalati di malattia asbesto correlata, riconosciuto dall’INAIL, ovvero dall’ente assicuratore, hanno sempre e comunque diritto alla rivalutazione amianto sulla base dell’art. 13, comma 7, L. 257/92 e possono quindi godere del prepensionamento.

Solitamente, con l’accredito delle maggiorazioni pari al 50% del periodo di esposizione, il lavoratore malato accede all’anzianità contributiva minima per poter essere collocato in pensione.

Tuttavia, in alcuni casi, per i lavoratori molto giovani, anche applicando queste maggiorazioni amianto con il coefficiente 1,5, non si maturava il diritto al prepensionamento. Per tali motivi, grazie all’impegno dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni, il Parlamento, all’unanimità, ha disposto il prepensionamento a condizione che la vittima avesse almeno 5 anni di anzianità contributiva, di cui 3 negli ultimi 5.

E’ però necessario precisare che con tale diritto, si perde quello alla rendita INAIL (tesi contestata dall’Avv. Ezio Bonanni, che si era fatto promotore dell’iniziativa poi accolta dalle Camere, anche grazie all’impegno dell’On.le Boccuzzi e di altri parlamentari di tutti gli schieramenti politici).

I lavoratori malati di amianto in forza dei risultati ottenuti dall’ONA e dall’Avv. Ezio Bonanni hanno diritto all’immediato pensionamento (pensione inabilità amianto). L’art. 1, co. 250, L. 232 del 2016, è stato modificato con il Decreto n. 34/2019, convertito con legge 58 del 2019.

La normativa, un tempo circoscritta solo a coloro che erano affetti da mesotelioma, tumore del polmone ed asbestosi che avessero ottenuto il riconoscimento INAIL, è stata invece ora estesa a tutte le vittime dell’amianto che possono ottenere il prepensionamento.

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Circolare INPS 34/2020 per pensioni inabilità amianto

L’INPS, con la Circolare n. 34 del 09.03.2020 (pensione inabilità amianto), ha dettato le linee guida per ottenere l’immediato pensionamento per coloro che sono vittime di patologie asbesto correlate, compreso il cancro della laringe, il cancro delle ovaie, etc.

Requisiti per pensione invalidità amianto

Tra i requisiti per ottenere il prepensionamento per patologia, a prescindere dal grado di invalidità, si ha diritto ai benefici amianto con l’art. 13 co. 7 L. 257/92. Inizialmente, l’INPS richiedeva il grado di invalidità almeno del 6%. La Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, sentenza n. 30438/2018, ha stabilito, invece, che la rivalutazione del periodo  contributivo con il coefficiente 1,5, spetta sempre e comunque. Si prescinde dal grado di invalidità riconosciuto dall’INAIL.

Se con la maggiorazione amianto ex art. 13, comma 7, L. 257/92, non si acquisisce la minima anzianità contributiva per poter accedere al prepensionamento, a questo punto, occorre valutare il periodo che separa la vittima dalla maturazione del diritto a pensione e va fatta una valutazione comparativa.

Infatti, la pensione di inabilità INPS non è cumulabile con le prestazioni INAIL. In questo modo, coloro che hanno chiesto ed ottenuto la pensione di inabilità INPS, si vedono precluso il diritto alle prestazioni INAIL.

Con i benefici amianto si acquisisce il diritto al prepensionamento, perchè sono stati raggiunti i limiti di età e di anzianità contributiva. Se si è maturato il diritto a pensione, ovvero sta per essere consguito con i benefici amianto, con l’art. 13, comma 7, L. 257/92, è preferibile non azionare la tutela di cui al prepensionamento amianto pensione di inabilità.

In alcuni altri casi, soprattutto quando le condizioni di salute sono molto gravi, accedere a tale pensione è equipollente allo stato di inabilità che comunque l’INPS deve riconoscere. In altri casi, poi, c’è l’esito infausto, purtroppo, e quindi il coniuge superstite ha sempre e comunque il diritto alle prestazioni INAIL di reversibilità, che potrebbero essere messe in dubbio.

Nel caso in cui le lesioni biologiche siano minime, per esempio le placche e gli ispessimenti pleurici, la cui non cumulabilità non avrebbe tale rilevante impatto, è di tutta evidenza che è preferibile chiedere l’immediato prepensionamento.

Anche se, in molti casi, le placche e gli ispessimenti pleurici anticipano il mesotelioma della pleura: in ogni caso, ove dovesse insorgere una di queste patologie, evidentemente il diritto alla rendita sussisterebbe.

Tuttavia, in questi casi, specialmente se il lavoratore malato è molto giovane, e mancano molti anni al pensionamento, a questo punto, è preferibile chiedere di poter essere collocato in pensione di inabilità (domanda di prepensionamento).

Pensione inabilità amianto: le nuove linee guida

L’art. 41-bis della legge 58 del 2019 ha ampliato la tutela vittime amianto malattia professionale con i co. 250-bis e 250-ter all’art. 1 della L. n. 232/2016. Il trattamento pensionistico è subordinato al fatto che le patologie siano state riconosciute come asbesto correlate di origine professionale. Ottenuta tale certificazione, si può procedere con la domanda all’INPS entro il prossimo 31.03.2021.

Benefici contributivi per lavoratori portuali e ferrovieri

Sussiste il diritto al Fondo per gli eredi dei lavoratori portuali vittime delle fibre (risarcimento eternit  e risarcimento danni eredi), istituito con Legge di stabilità del 2016 – art. 1 comma 278, L. 28.12.2015, n. 208).

L’art. 1, comma 277, Legge 208/2015 ha stabilito il diritto alle maggiorazioni amianto con il coefficiente 1,5 per la rivalutazione della pensione anticipata amianto, per i lavoratori della produzione di rotabili ferroviari. Si tratta di una normativa molto importante per un settore che è stato molto colpito dall’esposizione ad amianto. Infatti, nel VI Rapporto Mesoteliomi risultano censiti n. 619 pari al 3,2% di casi di mesotelioma tra i ferrovieri (fino al 2015).

Queste norme sono finalizzate al riconoscimento dei diritti di coloro che hanno lavorato nell’Ansaldobreda di Pistoia ed in altri siti di produzione dei rotabili ferroviari con rimozione amianto con i lavoratori all’interno del sito.

Per approfondire:

Fondo Vittime Amianto

Il Fondo Vittime Amianto (FVA) è la prestazione aggiuntiva rispetto all’indennizzo INAIL che è riconosciuta per i casi di malattia asbesto correlata. Questo indennizzo è pari al 20% della prestazione INAIL (rendita INAIL malattia professionale asbesto correlata).

Queste prestazioni non debbono essere sottratte dal quantum risarcitorio. Non sono quindi assoggettate al c.d. regime della compensatio lucri cum damno.

Fondo Vittime Amianto mesotelioma per esposizione ambientale

I malati di mesotelioma per esposizione familiare o ambientale hanno diritto ad una prestazione assistenziale, di natura una tantum, il cui importo è fisso e pari a 10mila euro dal 1° gennaio 2015. L’interessato deve presentare apposita istanza all’INAIL per ottenere la prestazione se egli stesso è la vittima primaria, e nei casi di decesso, l’istanza dovrà essere presentata dai suoi eredi.

Per tutti coloro che hanno, invece, beneficiato della prestazione una tantum pari ad €5.600,00, nel periodo 2015/2019, vi è la possibilità di chiedere l’integrazione fino ad €10.000,00. Le suddette istanze potranno essere presentate direttamente dagli stessi interessati o, in caso di decesso, dai loro eredi.

Vittime del Dovere per esposizione ad amianto

Per vittime del dovere si intendono coloro che hanno contratto un’infermità per causa di servizio, ovvero nello svolgimento delle specifiche attività di cui all’art. 1, comma 563, L. 266/2005 (“a) nel contrasto ad ogni tipo di criminalità; b) nello svolgimento del servizio di ordine pubblico; c) nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari; d) in operazioni di soccorso; e) in attività di tutela della pubblica incolumità; f) a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, carattere di ostilità”).

C’è poi la fattispecie di cui all’art. 1, comma 564, L. 266/2005, con riferimento all’art. 1, lettera c), del DPR 243/2006 (“particolari condizioni ambientali od operative”).

Il Regolamento identifica le particolari condizioni ambientali od operative, le condizioni comunque implicanti I ‘esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servirio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto.

La volontà del legislatore del 564 è stata quella di includere i casi di stress dovuti ad uno svolgimento del servizio in condizioni non ordinarie come correlate all’insorgere essenzialmente di patologie tumorali e collegato alla durata ed “in occasione della missione”ed in ambienti rischiosi per la salute, con una occasionalità che si attaglia a qualsiasi situazione legata ad un fattore lesivo.

In tal senso militano anche le specificazioni dei requisiti in questione contenuti nel Regolamento inerente la concessione delle provvidenze, ove si legge in particolari condizioni ambientali od operative, “le condizioni comunque implicanti l’esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto”. Ovverossia, una situazione di rischio superiore a quello normale che implica l’esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, fatiche in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento di compiti di istituto per cui il dipendente era stato assunto. Così intendendo che le condizioni straordinarie sono quelle non ordinarie per tali dovendosi intendere quelle diverse, per livello di rischio od impegno, dai compiti normali).

Le figure più colpite sono coloro che sono dipendenti del Ministero della Difesa (Marina, Esercito, Aeronautica e Carabinieri) e del comparto sicurezza (Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria, Polizia Municipale, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e Guardia di Finanza) che hanno contratto malattie amianto.

Tali soggetti hanno il diritto al risarcimento dei danni, al riconoscimento della causa di servizio per il danno biologico invalidante e in caso di decesso tale riconoscimento può essere ottenuto dagli eredi.

Vittime dovere Marina Militare

C’è poi una specifica categoria di vittime del dovere, ovvero equiparati a vittime del dovere. Sono coloro che sono stati imbarcati nelle unità navali della Marina Militare Italiana, che hanno diritto al risarcimento del danno e al riconoscimento dello status di vittima del dovere, e all’accredito delle relative prestazioni.

Infatti, in forza dell’art. 20, L. 183/2010, tutti coloro che hanno contratto patologie asbesto correlate perchè imbarcati nelle unità navali della Marina Militare Italiana e i loro famigliari, hanno diritto al risarcimento del danno e al riconoscimento delle prestazioni previdenziali come equiparati a vittime del dovere.

Tutela delle vittime del dovere con gli stessi diritti delle vittime del terrorismo

Nel caso in cui ci fosse il riconoscimento di vittima del dovere, la vittima e i suoi congiunti (superstiti), hanno diritto al riconoscimento della speciale elargizione, dello speciale assegno vitalizio e dell’assegno vitalizio, con gli stessi importi riconosciuti alle vittime del terrorismo.

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite n. 7761/2017 ha infatti stabilito: “In tema di benefici in favore delle vittime del dovere e dei soggetti ad essi equiparati, l’ammontare dell’assegno vitalizio mensile è uguale a quello dell’analogo assegno attribuito alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, essendo la legislazione primaria in materia permeata da un simile intento perequativo ed in conformità al principio di razionalità-equità di cui all’art. 3 Cosi., come risulta dal ‘diritto vivente’rappresentato dalla costante giurisprudenza amministrativa ed ordinaria” .

Pertanto, l’assegno vitalizio mensile deve essere riconosciuto per l’importo di €500,00, piuttosto che del minor importo di €258,00.

Liquidazione prestazioni di vittima del dovere ai figli non a carico

Gli orfani non nel carico fiscale sono esclusi dall’indennizzo riconosciuto alle vittime del dovere. Comprese le vittime amianto, ovvero di coloro che contraggono danni alla salute per esposizione ad amianto.

Il Ministero assume lo spunto dall’art. 6, L. 466/80, riferito alla speciale elargizione, per assumere che gli orfani non a carico non abbiano diritto a tali prestazioni. Recentemente, anche grazie all’impegno dell’Avv. Ezio Bonanni, si è riaffermato il diritto anche di questi orfani (Corte di Appello di Genova, Sent. n. 575/2019 del 17.12.2019).

I diritti delle vittime del dovere per esposizione amianto

In caso di morte, il diritto ai benefici di vittima del dovere, con gli stessi importi di vittima del terrorismo, si assume in favore dei congiunti superstiti. I diritti maturati dal defunto debbono essere liquidati agli eredi.

In ogni caso, i superstiti, ovvero gli stretti congiunti, hanno diritto iure proprio alle prestazioni di vittima del dovere:

  • speciale elargizione;
  • speciale assegno vitalizio;
  • assegno vitalizio;
  • tutte le altre prestazioni, dovute alle vittime del dovere.

Per approfondire:

Risarcimento danni vittima del dovere

Le vittime del dovere hanno diritto al risarcimento del danno, eventualmente al netto di quanto ottenuto a titolo di prestazioni previdenziali di vittima del dovere. I danni sono patrimoniali e non patrimoniali.

In caso di decesso, i danni patrimoniali e non patrimoniali, patiti e patiendi, debbono essere erogati agli eredi legittimi o testamentari (risarcimento danni amianto eredi congiunto).

BANNER 2Risarcimento danni amianto

La Colombo Servizi S.r.l. assiste tutti coloro che ne fanno richiesta. Lo sportello online amianto Colombo Servizi assiste tutti coloro che chiedono consulenze e tutela dei loro diritti.

La consulenza legale amianto è gratuita.

Tutte le vittime dell’amianto hanno diritto al risarcimento dei danni, sia patrimoniali che non patrimoniali.

L’assicurazione INAIL indennizza il danno biologico, se è quantomeno pari al 6% e così  quello patrimoniale per diminuite capacità di lavoro se minimo al 16%. Il resto dei danni deve essere risarcito dal datore di lavoro. Così per il caso di coloro che hanno contratto infermità in servizio, ovvero nelle attività in favore della PA, anche a prescindere dalla sussistenza di un rapporto di lavoro (SSUU 22753/2018).

Nel rapporto pubblico non privatizzato, la disciplina è ancora quella della c.d. causa di servizio e la liquidazione dell’equo indennizzo ed eventualmente la pensione privilegiata.

Queste prestazioni sono un mero indennizzo. Permane il diritto al risarcimento di tutti i danni, secondo il principio dell’integrale ristoro (SS.UU. 26972/2008).

Risarcimento danni stretti congiunti

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con sentenza n. 9238/11, nel richiamare i principi di diritto di cui a SS.UU. 26972/08 e 26973/08, ha sancito la risarcibilità di tutti i danni, sia della vittima primaria che dei congiunti: “il danno biologico (cioè la lesione della salute), il danno biologico differenziale, quello morale (cioè la sofferenza interiore) e quello dinamico-relazionale (altrimenti definibile esistenziale, e consistente nel peggioramento delle condizioni di vita quotidiane, risarcibile nel caso in cui l’illecito abbia violato diritti fondamentali della persona) costituiscono pregiudizi non patrimoniali ontologicamente diversi e tutti risarcibili (principi ormai consolidati nella giurisprudenza – Corte di Cassazione, III Sez. Civile, con la Sentenza 19.02.2013, n. 4033, e da ultimo le stesse Sezioni Unite n. 15350/2015).

I danni differenziali e complementari

La vittima primaria, ovvero in caso di decesso la liquidazione dei dannisubiti dalla vittima primaria, presuppone, al più, lo scomputo per poste omogenee di quanto ottenuto da INAIL a titolo di indennizzo.
I lavoratori esposti ad amianto hanno comunque diritto al risarcimento del danno da esposizione e, in caso di malattia, anche degli altri pregiudizi. In caso di decesso, avendo l’INAIL indennizzato, ovvero potenzialmente indennizzato il solo danno biologico e da diminuite capacità di lavoro, sussiste il diritto all’integrale ristoro, sia di queste voci, che di tutte le altre.
I danni morali ed esistenziali, piuttosto che tanatologici e catastrofali, non rientrano nell’indennizzo INAIL, e perciò stesso debbono essere integralmente risarciti dal datore di lavoro responsabile.
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