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Colombo Servizi Srl

Assistenza Risarcimento Amianto

Risarcimento danni

La Società Colombo Servizi S.r.l. fornisce assistenza medica e legale alle vittime dell’amianto. L’amianto provoca infiammazione e cancro. Tra le malattie asbesto correlate, oltre all’asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici, provoca cancro tra cui, il mesotelioma, il cancro del polmone, tumore alla laringe, tumore stomaco, tumore faringe, tumore colon, tumore ovaie.

La società Colombo Servizi collabora con l’Osservatorio Nazionale Amianto. Tra i suoi consulenti vi è anche l’Avv. Ezio Bonanni, componente della Commissione Nazionale Amianto del Ministero dell’ambiente.

DANNI

Risarcimento danni amianto

In ordine ai danni amianto, sussiste il diritto al loro integrale risarcimento. In ordine al danno patrimoniale per diminuite capacità di lavoro, piuttosto che per il danno biologico, soccorre l’assicurazione (INAIL), e il Fondo Vittime Amianto. Per il rapporto pubblico non privatizzato, il riconoscimento con la causa di servizio, dell’equo indennizzo.

L’erogazione di queste prestazioni di natura previdenziale, costituisce un mero indennizzo di alcune delle voci di danno. Sussiste sempre e comunque il diritto all’integrale ristoro di tutti i pregiudizi subiti dalla vittima diretta e primaria.

I danni differenziali e complementari

Tra le malattie causate dall’amianto, vi sono: mesotelioma, tumore del polmone, della laringe, della faringe, dello stomaco, delle ovaie, del colon, e di altri organi, oltre ad asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici. I lavoratori che per ragioni professionali sono esposti a polveri e fibre di amianto e per questo contraggono una delle patologie asbesto correlate, hanno diritto all’indennizzo inail (risarcimento INAIL), e alle prestazioni del Fondo Vittime Amianto. Inoltre, hanno diritto al risarcimento dei danni differenziali complementari da parte del datore di lavoro. I lavoratori della pubblica amministrazione e/o comunque impiegati nel lavoro pubblico, hanno diritto al riconoscimento della causa di servizio (equo indennizzo), e al riconoscimento di vittima del dovere. I lavoratori esposti e vittime asbesto hanno diritto al prepensionamento amianto.

La tutela legale della S.r.l. Colombo Servizi

La Colobo Servizi S.r.l. collabora con un pull di legali, tra i quali l’Avv. Ezio Bonanni, per l’assistenza alle vittime dell’amianto ed in particolare per il risarcimento danni amianto (danno biologico, danno morale e/o danni differenziali cui è tenuto il datore di lavoro). L’assistenza è rivolta ai lavoratori e cittadini esposti e vittime dell’amianto ed ai loro famigliari.

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Danni da amianto

Le polveri e fibre di asbesto, respirate ed ingerite, sono causa di molteplici patologie e neoplasie, che colpiscono, in via preminente, l’apparato respiratorio e l’apparato gastrointestinale. L’amianto, nelle sue diverse forme: serpentino, crisotilo anfiboli (crocidolite, amosite, antofillite, actinolite e tremolite) per la particolare caratteristica delle sue fibre miscroscopiche e sottili e della capacità di queste di suddividersi longitudinalmente in fibre sempre più sottili, ha la capacità di insinuarsi all’interno dei tessuti e degli organi, determinando l’insorgenza di infiammazione che può sfociare in neoplasie, anche molto gravi e/o comunque può determinare diverse patologie.

Asbesto o amianto

L’amianto o asbesto è un minerale particolarmente pericoloso che si classifica in due gruppi: il serpentino, che comprende il crisotilo (amianto crisotilo), “amianto bianco” (gruppo dei fillosilicati), e gli anfiboli (dal greco αμφίβολος e dal latino amphibolus = ambiguo) tra i quali l’actinolite, l’amosite, la crocidolite, la tremolite o amianto grigio – verde – giallo e l’antofillite (gruppo degli inosilicati – asbesto mineral).

Esistono, altresì, alcuni minerali di asbesto non classificati, ma con la stessa capacità nociva di quelli anzidetti, questi minerali sono chiamati minerali asbestiformi.

In Italia, e in generale tutto il mondo, l’amianto è stato enormemente e massicciamente utilizzato per le sue molteplici proprietà in circa 3.000 applicazioni.

La legge 257/92 (divieto di utilizzo di amianto in Italia)

Con la L. 257/92, è stato disposto il divieto di estrazione, lavorazione e commercializzazione di materiali di amianto e contenenti amianto, con decorrenza al 28/04/1993. L’amianto è rimasto presente in molteplici lavorazioni e manufatti che non sono stati tempestivamente bonificati, anche negli anni successivi all’entrata della legge.

L’uso dell’amianto continua nel resto del mondo

In questi anni, anche grazie all’Osservatorio Nazionale Amianto, la produzione e l’utilizzo di amianto si è dimezzato. Il Brasile, la Russia, la Cina e il Kazakistan sono coloro che producono e utilizzano ancora in modo considerevole questo cancerogeno: da 2,1 milioni di tonnellate nel 2012, siamo ora ad 1 milione di tonnellate (2015).

I dati più aggiornati testimoniano di una tendenza a mantenere questi livelli produttivi per il 2016 e il 2017, come dettagliatamente precisato da Usgs pubblicata sul sito dell’International Ban Asbestos Secretariat.

Questa diminuzione è il risultato della “revisione dei livelli di produzione russi, che le precedenti relazioni Usgs avevano registrato come praticamente stabili a circa 1 milione di tonnellate all’anno (dal 2007)” (David Allen e Laurie Kazan-Allen).

“Anche le stime per la produzione di amianto cinese sono state tagliate di quasi il 50% nel 2014 e nel 2015. Le revisioni in Brasile e Kazakistan sono state meno sensibili, tuttavia le stime iniziali di produzione per il 2015 sono state ridotte del 15% in entrambi i paesi”, comunque ci sono cali ulteriori, e la produzione russa si attesta su circa 690.000 tonnellate e quella cinese a circa 200.000 tonnellate annue.

Il consumo mondiale apparente di amianto è diminuito del 2%, da 2,06 a 2,01 milioni di tonnellate. Diminuzioni in consumo di oltre 10.000 tonnellate sono state rilevate in Cina, Indonesia, Kazakistan, Tailandia e Ucraina. Il consumo in Brasile, India e Sri Lanka si è incrementato di più di 10.000 tonnellate. La Cina era il principale consumatore di amianto nel 2014, poi ci sono la Russia, l’India, il Brasile, l’Indonesia, Uzbekistan, Vietnam, Sri Lanka, Thailandia e Kazakistan. Questi dieci paesi, messi insieme, rappresentano il 95% del consumo mondiale di amianto.

La produzione mondiale di fibra di amianto nel 2015 è stata stimata intorno a 2,03 milioni di tonnellate. La Russia è stato il principale produttore di amianto, seguito da Cina, Brasile e Kazakistan. Questi quattro paesi hanno rappresentato quasi il 100% della produzione globale.

Il rischio amianto in Italia

In Italia ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di materiali di amianto e contenenti amianto. Ciò è stato ribadito dall’Avv. Ezio Bonanni nel corso della presentazione della sua pubblicazione “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia“.

Infatti, è accertato che in Italia esistono ancora un milione di micrositi e alcune decine di migliaia di siti contaminati da asbesto, che è anche detto amianto e eternit (cemento amianto). Molti edifici pubblici e privati, come scuole (almeno 2.400 in Italia), ospedali, unità navali della Marina Militare e molti settori industriali, e perfino abitazioni private, sono ancora costituiti da amianto e materiali contenenti amianto, con inevitabile condizione di rischio, ancora oggi sussistente. Nonostante il divieto di utilizzo, produzione ed estrazione dell’amianto, ad oggi numerosi Paesi, tra cui l’Italia, hanno il problema della bonifica, non completamente e totalmente eseguita.

Per approfondire:

Cemento amianto (eternit)

Un tipo particolare di amianto è l’Eternit, ovvero fibrocemento eternit (fibrocemento con amianto) e cioè un prodotto contente amianto utilizzato soprattutto in edilizia (dalle onduline fino alle tubature dell’acqua), particolarmente pericoloso per la salute umana nel caso in cui viene sottoposto a stress termico e meccanico. Il fibrocemento o eternit si presenta originariamente come materiale compatto, ma che, sottoposto agli agenti atmosferici e al trascorrere del tempo, si deteriora producendo polveri e fibre di amianto che rilasciate nell’aria, vengono poi inalate e ingerite (attraverso l’acqua potabile che scorre nelle tubature in ethernit) provocando le patologie asbesto correlate. Per approfondire:

Malattie professionali asbesto correlate

L’INAIL (Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) considera malattia professionale (o “tecnopatia”) la “patologia la cui causa agisce lentamente e progressivamente sull’organismo (causa diluita e non causa violenta e concentrata nel tempo)”. La malattia professionale è quindi una patologia, con una causa diretta ed efficiente (cioè in grado di produrre l’infermità in modo esclusivo o prevalente), contratta nell’esercizio e/o insorta a causa delle lavorazioni rischiose.

Oltre alle malattie professionali propriamente intese, devono essere comunque indennizzate dall’INAIL anche quelle malattie riconducibili a cause extraprofessionali, purchè riconducibili al rischio professionale (indennizzo danno biologico INAIL).

Per rischio professionale si intende il rischio di contrarre patologie correlate al tipo di lavorazioni svolte e/o all’ambiente in cui vengono svolte le lavorazioni stesse (in questo caso si parla di “rischio ambientale”).

Per malattia professionale si intende, non la comune patologia, come ad esempio la sindrome influenzale, ma la patologia che insorge proprio in correlazione con l’attività lavorativa svolta. Si differenzia dall’infortunio, che è un evento traumatico che si verifica durante l’orario di lavoro, in maniera violenta e concentrata nel tempo, per il fatto che la malattia professionale si sviluppa “lentamente e progressivamente” e quindi presuppone un più ampio decorso temporale, rispetto all’infortunio. L’inizio della malattia professionale decorre dal primo giorno di assenza dal lavoro, per una causa correlata a quella che verrà poi accertata come malattia professionale.

La malattia professionale è caratterizzata dai seguenti requisiti:

  • è causata dall’esposizione a determinati rischi correlati al tipo di lavoro (quantificazione danno biologico INAIL), sia in riferimento alle specifiche mansioni, sia in riferimento all’ambiente lavorativo (rischio professionale e rischio ambientale), cui i lavoratori sono esposti anche in conseguenza di contatto con polveri e sostanze nocive, rumore, vibrazioni, radiazioni, o misure organizzative che agiscono negativamente sulla salute;
  • è determinata dal rischio professionale prolungato nel tempo.

Le patologie asbesto correlate hanno entrambi i requisiti sopra indicati, con l’ulteriore caratteristica di agire sull’organismo umano e di presentarsi anche con tempi di latenza molto lunghi, che possono arrivare a 30/40 anni. I lavoratori colpiti da queste patologie, devono hanno diritto all’indennizzo del danno biologico da parte dell’INAIL, nonchè al risarcimento dei danni differenziali da parte del datore di lavoro. La Società Colombo Servizi S.r.l., si occupa dell’assistenza a questi lavoratori, in tutti i percorsi percorribili.

Per approfondire:

Mesotelioma

Il mesotelioma è la patologia asbesto correlata più grave e pericolosa. Le fibre di amianto colpiscono le sierose, la pleura, che avvolge il polmone (mesotelioma pleurico), il pericardio, che avvolge il cuore (mesotelioma pericardico), il peritoneo, che avvolge lo stomaco (mesotelioma peritoneale), e la tunica vaginale del testicolo, che avvolge l’organo genitale maschile (mesotelioma della tunica vaginale del testicolo). Queste patologie sono molto aggressive e provocano un danno biologico pari al 100%, non solo, quasi sempre hanno un decorso clinico che porta ad un esito infausto, tranne in rare eccezioni.

Tutti i tipi di mesotelioma sono stati inseriti dall’INAIL nella tabella n. I  (le malattie nella tabella n. I, sono patologie con presunzione legale di origine), con riferimento all’agente eziologico asbesto, che ne costituisce la causa esclusiva (patologie asbesto correlate monofattoriali), secondo la legge della dose cumulativa e cioè della dose dipendenza. Tutte le esposizioni ad amianto sono rilevanti, in modo proporzionale alla loro intensità e durata (nesso causale mesotelioma). Non vi è comunque una soglia espositiva al di sotto della quale non vi è rischio di contrarre una patologia asbesto correlata.

I lavoratori ai quali è riconosciuta l’origine professionale della malattia per la presenza della noxa patogena nell’ambiente lavorativo, hanno diritto all’indennizzo INAIL, che è reversibile al coniuge e, in assenza del coniuge, agli altri aventi diritto (risarcimento danni amianto eredi defunto), e poi l’integrale risarcimento di tutti i danni (Cass., Sez. Lav., 18503/2016; Cass. Sez. Lav., 15165/2019).

Per approfondimenti su vittime amianto risarcimenti mesotelioma:

Placche pleuriche ed ispessimenti pleurici

L’inalazione di polveri e fibre di asbesto, con infiltrazione delle stesse all’interno degli organi, in particolare della pleura e causano dei fenomeni fibrotici ed infiammatori: placche ed ispessimenti pleurici, che colpiscono la pleura ed incarcerano il polmone. Le placche pleuriche e gli ispessimenti della pleura provocato gravi difficoltà respiratorie e possono provocare il tumore della pleura, ovvero il mesotelioma pleurico, neoplasia ad esito infausto. Anche le placche pleuriche e gli ispessimenti pleurici, come il mesotelioma sono ricompresi nella tabella I dell’INAIL (con presunzione legale di origine professionale). Per tali ragioni, anche per queste patologie, i lavoratori hanno diritto all’indennizzo del danno biologico da parte di INAIL, qualora le infermità siano pari o superiori al 6%. Quindi, il lavoratore affetto da placche pleuriche ed ispessimenti pleurici, può ricorrere sia in sede amministrativa che giudiziaria, chiamando in causa anche il datore di lavoro, comunque obbligato al risarcimento dei danni differenziali e complementari nel caso di indennizzo inail, ovvero all’integrale risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali, anche nel caso di applicazione della franchigia inail, per un danno biologico inferiore al 6% (Cass. Sez. Lav., n. 2491/2008).

Per approfondimenti:

Asbestosi

L’inalazione delle fibre di amianto può provocare, nei lavoratori esposti, l’asbestosi (ovvero fibrosi interstiziale polmonare) che è una pneumoconiosi che viene diagnosticata con esame TAC torace e RX del torace.

La fibrosi polmonare è determinata dai macrofagi alveolari che nel tentativo di fagocitare fibre inalate, rilasciano citochine e fattori di crescita che provocano infiammazione, il danno ossidativo, la deposizione di collagene e infine la fibrosi. Le fibre di asbesto sono direttamente tossiche per il tessuto polmonare. Una maggiore intensità e durata dell’esposizione, nonchè il tipo, la lunghezza e lo spessore delle fibre inalate, determinano in proporzione un maggior rischio di contrarre la fibrosi polmonare. Tale patologia è supportata dalla presunzione legale di origine professionale in quanto ricompresa tra le malattie di cui alla tabella I dell’INAIL, in relazione all’agente eziologico asbesto, quindi, anche i lavoratori affetti da asbestosi, hanno diritto all’indennizzo INAIL del danno biologico, nonchè dell’integrale risarcimento di tutti i danni a carico del datore di lavoro.

Per approfondimenti:

Tumore alle ovaie da amianto

Rientra nella tabella I dell’INAIL, anche il tumore delle ovaie, quale patologia professionale asbesto correlata, con conseguente diritto, anche in questo caso, all’indennizzo del danno biologico da parte dell’INAIL, nonchè all’integrale risarcimento del danno (risarcimento malattia professionale amianto).

Tumore del polmone da amianto

Una delle patologie asbesto correlate più comuni è il tumore del polmone. Le fibre di amianto inalate colpiscono i polmoni provocando l’insorgenza della neoplasia. Il tumore al polmone è patologia multifattoriale, poichè dovuta alla interazione di diversi agenti eziologici, tra i quali il fumo di sigarette, con sinergia e potenziamento; è inserita anch’essa nella tabella I dell’inail con riferimento all’agente eziologico asbesto, con conseguente diritto, anche in questo caso, all’indennizzo del danno biologico da parte dell’INAIL, nonchè all’integrale risarcimento del danno (risarcimento malattia professionale amianto).

Per approfondire sui danni amianto:

Tumore alla laringe da amianto

Nella tabella I dell’INAIL è ricompreso anche il tumore della laringe quale malattia professionale asbesto correlata, assistita dalla c.d. presunzione legale di origine, per cui vi è il diritto del lavoratore all’indennizzo INAIL nonchè all’integrale risarcimento del danno (risarcimento malattia professionale amianto).

Per approfondire:

Tumore alla faringe da amianto

Un altro degli organi bersaglio delle fibre di asbesto è la laringe. E’ ormai universalmente riconosciuto che il tumore della faringe è patologia asbesto correlata, contemplata nella tabella II dell’INAIL, quella che contiene le malattie di limitata probabilità, con riferimento all’agente eziologico asbesto.

Cancro dello stomaco da amianto

E’ ormai universalmente riconosciuto il cancro dello stomaco quale patologia asbesto correlata, contemplata nella lista II dell’INAIL (che contiene le malattie di limitata probabilità e per le quali l’onere della prova è a carico del lavoratore vittima asbesto).

Tumore al colon da amianto

Anche il tumore del colon è ricompreso tra le patologie asbesto correlate, contemplate nella tabella II INAIL (malattie di limitata probabilità):

Tumore dell’esofago da amianto

E’ contemplato nella tabella III dell’INAIL, quale patologie asbesto correlata, il tumore dell’esofago (malattie la cui origine lavorativa è ritenuta possibile).

Il diritto all’indennizzo INAIL delle malattie professionali asbesto correlate

I lavoratori vittime di malattie professionali asbesto correlate, hanno diritto ad ottenere le prestazioni erogate dall’INAIL, ovvero, a seconda del grado invalidante riconosciuto, ad ottenere l’indennizzo del danno biologico (infermità dal 6 al 15%) e/o la rendita INAIL con rateo  mensile (infermità superiori al 16%), nonchè, in ogni caso, hanno diritto all’integrale risarcimento dei danni differenziali a carico del datore di lavoro.

La vittima di malattia professionale asbesto correlata, che abbia ottenuto dall’INAIL l’indennizzo del danno biologico (indennizzo amianto), ha diritto, altresì, al risarcimento integrale di tutti i danni, sia patrimoniali che non patrimoniali, patiti e patiendi, cui è obbligato il datore di lavoro, a titolo di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, diretta e vicaria, al netto delle prestazioni inail (rendita diretta).

In aggiunta alle prestazioni INAIL, i lavoratori vittime di patologie asbesto correlate, hanno diritto alla prestazione aggiuntiva del Fondo Vittime Amianto, che si aggiunge ai ratei mensili della rendita diretta, non deve essere portato in sottrazione agli importi dovuti a titolo di risarcimento danni asbesto (biologici, morali ed esistenziali), differenziali del danno biologico e del danno patrimoniale e complementari, per i danni morali e i danni esistenziali causati dalla malattia  professionale.

Il diritto all’integrale risarcimento di tutti i danni è previsto per tutti i lavoratori che abbiano contratto una delle malattie asbesto correlate, di cui alle tabelle I, II e III dell’INAIL, ed, altresì, per quelle patologie non contemplate nelle tabelle INAIL, la cui origine professionale asbesto correlata sia comunque provata dal lavoratore.

Le vittime di mesotelioma pleurico, peritoneale, testicolare e pericardico, di asbestosi e tumore polmonare subiscono danni biologici, rilevanti  fino al 100%  e quindi con invalidità permanente assoluta. In questo caso all’indennizzo Inail di cui alla rendita mensile si aggiunge il risarcimento danno biologico amianto.

Danni risarcibili

Il lavoratore vittima dei danni amianto (o gli eredi di quello deceduto) ha diritto al totale risarcimento di tutti i danni:

  • Danno non patrimoniale
    • Danno biologico (lesione all’integrità psicofisica)
    • Danno morale (sofferenza fisica e interiore)
    • Danno esistenziale (per il peggioramento qualità della vita)
  • Danno patrimoniale 
    • Danno emergente
    • Danno per lucro cessante.

I lavoratori affetti da malattie asbesto correlate hanno diritto all’integrale risarcimento di tutti i danni subiti, prima di tutto, alle prestazioni previdenziali (danno biologico e patrimoniale) erogati dall’INAIL, nonchè al risarcimento dei danni differenziali a carico del datore di lavoro. La quantificazione dei danni da asbesto è personalizzata, in considerazione all’entità delle lesioni subite e delle conseguenze della malattia, secondo il criterio dell’integrale risarcimento, con quantificazione equitativa (SSUU 26972/2008), eventualmente al netto delle prestazioni inail (Cass., sez. Lav., sent. n. 777 del 2005).

Per tale motivo, i suddetti lavoratori possono richiedere l’integrale risarcimento di tutti i danni al datore di lavoro, prima di tutto quelli c.d. danni differenziali (cioè alla differenza tra l’indennizzo Inail del danno patrimoniale e del danno biologico e il dovuto: cioè differenziale quantitativo e i danni complementari asbesto), e i danni complementari (differenziali qualitativi), tra i quali i danni morali e quelli esistenziali, non coperti dall’assicurazione Inail.

Per approfondire:

Risarcimento danni non patrimoniali

L’inail indennizza il danno biologico ai lavoratori vittime di malattie professionali asbesto correlate. Il calcolo del danno biologico avviene sulla base delle tabelle del danno biologico elaborate dal Tribunale di Milano, i cui importi si basano sulla percentuale di danno riconosciuto e sull’età della vittima.

Tuttavia, i lavoratori con patologie asbesto correlate hanno diritto all’integrale risarcimento di tutti i danni subiti, che relativamente ai danni non patrimoniali, deve quantificarsi equitativamente, oppure con applicazione delle tabelle del Tribunale di Milano. 

Le malattie asbesto correlate, infatti, causano anche la sofferenza fisica e morale della vittima (danno morale), rispetto al quale, al pari del danno biologico, il lavoratore ha diritto ad essere integralmente risarcito.

L’insorgenza di patologie asbesto correlate determina, nella vittima, una radicale modificazione della propria identità personale e dei rapporti famigliari e sociali, anche a causa delle terapie invasive e della sintomatologia sofferta come astenia e dimagrimento, e per la necessità di continua assistenza (danni esistenziali).

Tutti i pregiudizi, compresi i danni morali ed esistenziali, devono essere integralmente risarciti.

DANNI

Risarcimento danni agli eredi

In caso di lavoratori deceduti a causa di patologie asbesto correlate, le somme maturate e dovute a titolo di risarcimento dei danni, devono essere liquidate agli eredi legittimi o testamentari (risarcimento danni amianto eredi defunto). Nel caso di decesso, le somme maturate dalla vittima vanno erogate agli eredi a titolo di risarcimento danni amianto eredi defunto.

Gli eredi hanno diritto all’integrale risarcimento dei danni e possono farne richiesta:

  • costituendosi parte civile nel procedimento penale eventualmente iniziato a carico degli imputati titolari delle posizioni di garanzia e responsabili per il reato di omicidio colposo
  • oppure introducendo un ricorso al giudice del lavoro per chiedere la condanna del datore di lavoro al pagamento delle somme loro dovute.

Gli eredi hanno diritto al risarcimento dei danni differenziali e complementari subiti dalla vittima, consistenti nella differenza tra quanto erogato dall’INAIL, quale indennizzo INAIL, a titolo di danno biologico (danni biologici inail) e il danno patrimoniale per diminuite capacità di lavoro, cui debbono essere aggiunti i pregiudizi morali ed esistenziali (Cass. sez. lav. 777/2015).

Risarcimento danni amianto ai famigliari

Le malattie asbesto correlate hanno un’incidenza anche sui famigliari e su coloro che avevano con la vittima un significativo rapporto, e che quindi hanno subito dei pregiudizi morali e dinamico-relazionali e spesso anche economici. Per tale ragione, anche queste persone hanno diritto all’integrale risarcimento dei danni amianto, con quantificazione equitativa, oppure secondo le Tabelle del Tribunale di Milano, con riferimento ai pregiudizi per lesione dei diritti di cui agli artt. 2, 3, 4, 29, 30, 31, 32, 35, 36 e 41 II co. della Costituzione e dei Trattati Internazionali – art. 1 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, per via della tutela «integrità morale quale massima espressione della dignità umana», e del contenuto della CEDU e dei protocolli allegati, a pieno titolo norme di diritto comunitario, in base all’art. 6 del Trattato di Lisbona; con riferimento ad SS.UU. 26972/2008, in rapporto a Corte di Cassazione, III Sez. Civ., sentenza n. 2352 del 2010, debbono essere risarciti tutti i pregiudizi subiti, oltre che dalla vittima primaria, anche dai loro congiunti, secondo il catalogo dei diritti della persona umana (risarcimento amianto danni).

Il diritto al risarcimento integrale di tutti i danni è stato confermato dalle Sezioni Unite (SSUU 22 luglio 2015, n. 15350, SS.UU. n. 26972 e n. 26973 del 2008, a loro volta ricollegabili a SS.UU. 6572/2006), così come è stato confermato il diritto al risarcimento dei danni sofferti dai famigliari (Corte di Cassazione, III Sezione Civile, sentenze 8827 e 8828 del 2003).

Indennizzo INAIL per i famigliari del lavoratore

Prestazioni inail rendita di reversibilità e assegno funerario.

In caso di decesso per malattia professionale, il coniuge della vittima di malattia asbesto correlata ha diritto alla rendita reversibilità pari al 50%, della rendita diretta, oltre al c.d. assegno funerario (art. 85, del d.p.r. 1124/1965), ed oltre alla prestazione aggiuntiva del Fondo Vittime Amianto (art. 1, commi 241/246, L. 244/2007).

Oltre alla vedova/o di lavoratore deceduto per patologia asbesto correlata, hanno diritto alla rendita di reversibilità erogata dall’INAIL, nella misura del 20%, gli orfani di vittima amianto, se minorenni oppure fino a 26 anni se studenti, oppure se maggiorenni, ma inabili al lavoro.

I familiari delle vittime dell’amianto hanno diritto, altresì, a vedersi liquidate dall’INAIL le somme di denaro maturate dal proprio congiunto in vita e non prontamente erogate per ritardi nella procedura di riconoscimento della malattia professionale.

Nel caso di lavoratori deceduti a causa di malattie asbesto correlate, i loro familiari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni direttamente sofferti a causa dell’insorgenza dell’infermità e quindi del decesso del loro congiunto (risarcimento danni iure proprio: danni subiti direttamente dai famigliari), che possono chiedere al datore di lavoro, che ha provocato l’esposizione al rischio del loro congiunto e il conseguente decesso. E, oltre i danni iure proprio, i famigliari dei lavoratori deceduti da malattie asbesto correlate hanno diritto a vedersi erogate tutte le somme maturate e non riscosse dal loro congiunto a titolo di danni patrimoniali e non patrimoniali (risarcimento danni iure hereditatis).

Risarcimento al netto della rendita di reversibilità

Il coniuge e gli orfani del lavoratore deceduto per malattia professionale hanno diritto ad ottenere le somme liquidate a titolo di risarcimento dei danni iure proprio da parte del datore di lavoro, senza che siano da queste sottratte le somme relative alla rendita INAIL di reversibilità. Quanto stabilito dalla Suprema Corte (tra le tante, Cass., Sez. lav., n. 30857/2017). Il quantum del risarcimento dei danni dei famigliari del lavoratore vittima patologia asbesto correlate, a titolo di danni iure proprio, deve essere calcolata, anche con l’utilizzo della Tabella del Tribunale di Milano, senza che debbano essere sottratti gli importi della rendita inail.

Fondo Vittime Amianto

Il Fondo Vittime Amianto è una prestazione aggiuntiva, dovuta e calcolata sulla rendita INAIL, in seguito al riconoscimento dell’origine professionale asbesto correlata della patologie.

Il Fondo Vittime Amianto eroga un contributo aggiuntivo alla rendita INAIL, stimato nel 20%, corrisposto con due acconti e un conguaglio. Il primo acconto INAIL  è corrisposto dall’INAIL contestualmente alla rendita mensile (rateo Inail). Il secondo acconto INAIL è invece corrisposto in una unica soluzione entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello di riferimento.

Sono stati esclusi dalla circolare ministeriale coloro che non hanno ottenuto la liquidazione della rendita, ovvero il cui grado invalidante è inferiore al 16%. Le vittime ambientali hanno diritto ad un una tantum.

Il contributo aggiuntivo del Fondo Vittime Amianto è stabilito in percentuale sulla rendita, in base dei fondi disponibili, considerata l’entità del primo acconto.

Nel 2020, il Fondo Vittime Amianto erogherà le prestazioni dovute per il 2019. Tutti coloro che sono titolari di rendita INAIL, per patologie asbesto correlate, avranno quindi questa prestazione.

Con il decreto interministeriale del 29.01.2020, avente ad oggetto la determinazione della misura della prestazione aggiuntiva per il 2019, l’entità, in aggiunta, è pari al 20% (determinazione INAIL del 02.12.2019).

Determinazione importi Fondo Vittime Amianto

La prestazione aggiuntiva del Fondo Vittime Amianto, nel periodo 2008-2020 è stata così determinata:

200820%
200920%
201015%
201118,1%
201216,5%
201315,9%
201414,9%
201513,8%
201614,7%
201714,7%
201820%
201920%
202020%

 

Assistenza Colombo Servizi Fondo Vittime Amianto

La Colombo Servizi S.r.l. è una società etica, che sostiene le vittime dell’amianto. I servizi di assistenza legale vittime amianto sono forniti grazie al sostegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto e da un pull di legali altamente specializzati in materia di tutela legale delle vittime amianto.

Fondo Vittime Amianto e esenzione fiscale

La prestazione aggiuntiva Fondo Vittime Amianto è una indennità non soggetta a tassazioni IRPEF ed è riconosciuta anche alle vittime della fibra Fiberflax.  La fibra fiberfax è una fibra ceramica refrattaria, resistente al calore, usata in molti siti industriali.

Fondo Vittime Amianto liquidazione agli eredi

In caso di premorte della vittima asbesto, gli importi maturati a titolo di prestazioni aggiuntive del Fondo Vittime Amianto, sono erogati agli eredi del defunto, se richiesti. Nel caso in cui il defunto non avesse ancora depositato la domanda all’INAIL, gli eredi potranno depositare la domanda per ottenere tali prestazioni, anche nel caso in cui ci sia un’esposizione solo ambientale. Per quanto riguarda la tutela indennitaria del Fondo Vittime Amianto in caso di decesso, la prestazione si aggiunge sempre e comunque alla rendita, e quindi alla rendita di reversibilità, eventualmente erogata ai superstiti.

Le prestazioni del Fondo Vittime Amianto non sono sottoposte alla c.d. compensatio lucri cum damno. Non si sottraggono, quindi, dal montante risarcitorio (Cass. Sez. Lav., 17092/2012 ed ex multis).

Per approfondire:

Trauma diagnosi malattia asbesto correlata

La diagnosi di malattia asbesto correlata determina nella vittima e nei famigliari lo shock.

Infatti, la diagnosi prelude alla prognosi infausta. Ciò in particolare per il mesotelioma per il quale le aspettative di vita sono limitate. Il paziente colpito da malattia asbesto correlata (mesotelioma, tumore del polmone, etc.), è informato del fatto che, con molta probabilità, la sua patologia evolverà fino alla morte.

La stessa vittima è informata del fatto che ha determinato delle esposizioni in famiglia, che possono determinare lesioni biologiche e anche il mesotelioma, che ha, purtroppo, sempre esito infausto.

La lucida consapevolezza della malattia e l’inizio del percorso medico

Ricevuta la diagnosi di patologia asbesto correlata, il paziente è lucidamente consapevole che con molta probabilità ha poco da vivere. In molti casi, l’agonia si trascina anche per anni in condizioni di elevato grado di inabilità. Lo shock della diagnosi e della prognosi, colpisce anche i famigliari della vittima e cambia il rapporto in famiglia, il programma e il progetto di vita.

Il lavoratore malato di malattia asbesto correlata, in seguito alla condizione di rischio professionale asbesto, già prima di ricevere la diagnosi, è pienamente consapevole di questo rischio, perchè sottoposto a sorveglianza sanitaria. La diagnosi concretizza quella consapevolezza, propria in chi è stato esposto ad asbesto, di poter subire danni alla salute.

La condizione delle vittime di malattie asbesto correlate, è tale che già prima della diagnosi sono a conoscenza del rischio. Infatti, sulla base dell’art. 259 del D. Lgs. 81/2008, debbono essere sottoposti a sorveglianza sanitaria.

Questa condizione di esposto ad amianto determina già un danno di natura biologica. Le fibre provocano danno da infiammazione (Cass., IV Sez. Pen. n. 45935/2019). Ci sono poi i danni per la sofferenza fisica e morale, prima della patologia, per la paura di ammalarsi (danni morali).

Si pensi alla preoccupazione di ammalarsi, all’incertezza verso il futuro. Il rischio dei famigliari, esposti per la presenza di fibre nelle tute da lavoro.

Cass., Sent. n. 24217/2017: si al risarcimento per paura di ammalarsi

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, n. 24217/2017, ha confermato la decisione della Corte di Appello di Venezia di condannare il datore di lavoro al risarcimento del danno da paura di ammalarsi: ‘La sentenza della Corte d’appello di Venezia ha commisurato il danno morale spettante all’appellante precisamente al patema e al turbamento provati per il sospetto di malattia futura, correlata al maggior rischio di contrarre il mesotelioma (tumore maligno) rispetto a soggetti con storie espositive comparabili non affetti da placche pleuriche (paura di ammalarsi). Perciò questa Corte ritiene che la quantificazione del danno morale, lungi dal conseguire da meccanismi semplificati di liquidazione automatica, sia scaturito da un’adeguata e circostanziata “personalizzazione” del pregiudizio subito e, pertanto, sia adeguata ai criteri generalmente accolti. Conclusivamente il ricorso non merita accoglimento. Le spese seguono la soccombenza’.

Sulla base delle pronunce della Corte di Cassazione, la S.r.l. Colombo Servizi, società etica che si avvale anche della consulenza dell’Avv. Ezio Bonanni, ha elaborato delle progettualità tecnico normative e tecnico giuridiche, attraverso il pull di legali, collaboratori diretti, che sulla base di un attento studio di tutte le pubblicazioni dell’Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Avv. Ezio Bonanni, ha potuto fornire e fornisce l’assistenza a tutti coloro che ne fanno richiesta.

Risarcimento danni famigliari per esposizione domestica

Anche i famigliari sono colpiti dalla preoccupazione e dall’incertezza del futuro, non solo per l’esposizione ad amianto del loro congiunto, ma anche a maggior ragione nel caso in cui ci sia già una malattia.

Infatti, già subito dopo la diagnosi e la prognosi infausta, i sanitari avvertono i famigliari anche del rischio che loro stessi corrono. La stessa vittima primaria è ora preoccupata per aver esposto anche il coniuge e i figli. Questo provoca un ulteriore danno sia alla vittima primaria che ai famigliari.

I famigliari debbono essere sottoposti a continui controlli sanitari, hanno ansia e incertezza per il futuro, ed ulteriori conseguenze fisiche e morali e modificazione dei rapporti in famiglia e sociali.

Placche pleuriche ed ispessimenti pleurici: annuncio del cancro

Nel caso in cui la vittima è colpita da placche ed ispessimenti pleurici, che solitamente sono presenti nel 25% degli esposti ad amianto, è informata della necessità di una sorveglianza sanitaria più cogente.

Secondo le statuizioni del consenso di Helsinki (file:///C:/Users/Utente14/Downloads/5_15_consensus%20report.pdf), nella revisione del 2014, è necessario che tutti i lavoratori esposti ad amianto si sottopongano a sorveglianza sanitaria. Queste tesi sono da sempre sostenute dall’Avv. Ezio Bonanni, che è stato il pioniere in Italia della difesa delle vittime dell’amianto.

Notando un’epidemia di malattie da amianto in provincia di Latina, l’Avv. Ezio Bonanni iniziò a verificare gli effetti biologici dell’amianto sulla salute umana (gennaio 2000). Furono attivate centinaia di procedure giudiziarie davanti il Tribunale di Latina, che hanno condotto al riconoscimento dei benefici previdenziali per esposizione ad amianto. Migliaia di lavoratori vittime dell’amianto in provincia di Latina come nel resto di Italia, hanno ottenuto il prepensionamento. Coloro che erano in pensione, hanno ottenuto la ricostituzione della posizione previdenziale e la riliquidazione delle prestazioni, con un adeguamento del 50% del valore della prestazione.

In caso di placche ed ispessimenti pleurici, è necessario un programma di sorveglianza sanitario molto attento. Coloro che sono affetti da placche ed ispessimenti pleurici, corrono il rischio di essere malati di mesotelioma. Non raro anche il cancro del polmone, che è causato anche da altri fattori che agiscono in sinergia con le fibre di amianto e ne potenziano gli effetti.

Quantificazione danni per esposizione e/o placche ed ispessimenti

Anche in caso di sola esposizione, oltre ai c.d. benefici previdenziali (natura indennitaria esposizione amianto), vi è il diritto al risarcimento danni (infiammazione e danni morali).

Nel caso in cui si manifestino anche placche ed ispessimenti, c’è diritto al risarcimento del danno non patrimoniale che tenga conto sia dell’aspetto morale che di quello biologico, e ciò anche ove non si raggiunga il minimo indennizzabile.

Nel caso di placche pleuriche, la Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento danni (Cass. Sez. Lav. 2491/2008).

La Colombo Servizi S.r.l., primaria società di assistenza legale delle vittime amianto, segue e supporta le vittime, sia in caso di patologie fibrotiche (placche pleuriche, ispessimenti pleurici e asbestosi), sia in caso di neoplasie (mesotelioma, cancro del polmone, cancro della laringe e cancro delle ovaie – Lista I INAIL – sia delle altre patologie, tra le quali il cancro dello stomaco, del colon retto, della faringe, per le quali si conferma l’origine asbesto correlata e che sono inserite nella lista II dell’INAIL, al pari del tumore dell’esofago, inserito nella lista III dell’INAIL – la cui patogenesi asbesto correlata è considerata di limitata probabilità).

Le fibre di amianto provocano sempre e comunque danni alla salute. La quantificazione del danno deve essere personalizzata con riferimento al caso concreto, e quindi caso per caso, con riferimento all’effettivo pregiudizio che le parti hanno subito.

Con riferimento a tali evidenze, sussiste anche il pregiudizio c.d. morale ed esistenziale per i quali tutti si dovrà tener conto ai fini della quantificazione dell’entità dei danni.

Danno biologico terminale

Le vittime amianto, perchè esposte, ovvero attinte da danno biologico, per malattie fibrotiche, ovvero tumorali, a maggior ragione, nel caso di prognosi infausta, hanno diritto al risarcimento di tutti i danni.

Tra i pregiudizi risarcibili, vi è il danno biologico terminale, oltre ai pregiudizi morali ed esistenziali. Il risarcimento deve essere sempre e comunque integrale. Se il lasso di tempo è tale per cui si ritiene che non ci debba essere un integrale ristoro secondo la Tabella del Tribunale di Milano, comunque ed in ogni caso, vi è il diritto all’integrale risarcimento, che tenga conto delle sofferenze fisiche e morali, dovute alla lucida consapevolezza di dover morire, e alla radicale e sostanziale modificazione dei programmi e progetti di vita.

In caso di decesso, già alcuni mesi prima, il danno biologico è pari al 100%. Se poi c’è la prognosi infausta già comunicata, la sofferenza fisica e morale è massima. Allo stesso tempo, lo è la sofferenza dei famigliari di colui che è stato colpito dal mesotelioma, dal cancro del polmone o da altre patologie asbesto correlate.

In questo caso, il diritto al risarcimento del danno presuppone che il ristoro deve essere integrale, anche se semanticamente, va considerato come danno biologico terminale, con personalizzazione che tenga conto del pregiudizio morale ed esistenziale.

Le SS.UU. n. 15350 del 22 luglio 2015 riafferma il principio dell’integrale risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali, patiti e patiendi.

Ove si tenga conto che la vittima sia destinata a soccombere, di lì a poco, comunque vi è un pregiudizio forte se non altro dal punto di vista morale ed esistenziale e quindi tutti questi pregiudizi di natura non patrimoniale, debbono essere integralmente risarciti.

In ordine ai danni biologici, compreso il c.d. danno biologico terminale, il criterio è sempre e soltanto quello equitativo (artt. 432 c.p.c. e/o 1226 e/o 2056 c.c.). Il parametro è sempre e soltanto quello delle Tabelle del Tribunale di Milano. Il criterio di personalizzazione è quello proprio di SS.UU. 26972/2008.

In relazione al tempo di sopravvivenza della vittima, si deve calcolare il c.d. “danno biologico terminale” , a condizione che ci sia un lasso tra l’evento e il decesso (Cass. n. 11169 del 1994, n. 12299 del 1995, n. 4991 del 1996, n. 1704 del 1997, n. 24 del 2002, n. 3728 del 2002, n. 7632 del 2003, n 9620 del 2003, n. 11003 del 2003, n. 18305 del 2003, n. 4754 del 2004, n. 3549 del 2004, n. 1877 del 2006, n. 9959 del 2006, n. 18163 del 2007, n. 21976 del 2007, n. 1072 del 2011).

Con riferimento al c.d. danno biologico terminale, si dovrà tener conto del quantum di cui alla Tabella del Tribunale di Milano, oppure quantificare sulla base dell’invalidità assoluta temporanea, oppure con il criterio equitativo puro (in applicazione dei principi di cui alla sentenza n. 12408 del 2011) ma con il massimo di personalizzazione in considerazione della entità e intensità del danno, con un importo pari a circa € 1.000,00 per ogni giorno di durata dell’agonia (Cass. civ. Sez. lavoro, Ord., (ud. 24-10-2017) 02-02-2018, n. 2598). Per approfondimenti: 

DANNI

Il danno catastrofale

Il danno catastrofale è la sofferenza della vittima, colpita da malattia asbesto correlata o da altri eventi lesivi. La vittima è lucidamente consapevole di dover morire in seguito alla lesione (malattia asbesto correlata). Il tema si pone con particolare riferimento alle malattie neoplastiche, tra le quali il mesotelioma e il cancro del polmone.

Nel momento in cui la vittima è in cosciente attesa della morte, in uno stato di agonia, con un apprezzabile lasso di tempo, deve essere risarcito anche il c.d. danno catastrofale.

Il danno catastrofale è una delle componenti del c.d. danno morale (danni morali amianto). Questa voce influisce nel calcolo del c.d. danno morale (danno catastrofale quantificazione).

Le Sezioni Unite hanno stabilito che il danno catastrofale, inoltre, per alcune decisioni, ha natura di danno morale soggettivo (Cass. n. 28423 del 2008, n. 3357 del 2010, n. 8630 del 2010, n. 13672 del 2010, n. 6754 del 2011, n. 19133 del 2011, n. 7126 del 2013, n. 13537 del 2014) e, per altre, di danno biologico psichico (Cass. n. 4783 del 2001, n. 3260 del 2007, n. 26972 del 2008, n. 1072 del 2011). Sono voci di danno pienamente risarcibili, nell’ottica dell’integrale ristoro di tutti i pregiudizi subiti dal lavoratore malato di patologia asbesto correlata (SS.UU. 26972/2008 ed ex multis: risarcimento per danni morali).

Le SS.UU. hanno ribadito che il risarcimento subito dalla vittima c.d. primaria (lavoratore malato di mesotelioma e di altre patologia asbesto correlata), deve sempre e comunque essere integrale, per il pregiudizio patrimoniale (danno emergente e lucro cessante) e non patrimoniale, danno biologico, danno morale e danno esistenziale (nella logica che il pregiudizio è unico, al di là delle voci e delle opzioni terminologiche: come lo si chiami chiami il danno deve essere risarcito.

Calcolo danno catastrofale

Le Sezioni Unite (26972/2008) hanno stabilito che possono essere utilizzate le Tabelle del Tribunale di Milano per la liquidazione del danno biologico psichico, quale componente del danno biologico, massima personalizzazione per adeguare il risarcimento alle peculiarità del caso concreto, con risultati sostanzialmente non lontani da quelli raggiungibili con l’utilizzazione del criterio equitativo puro utilizzato per la liquidazione del danno morale.

La Colombo Servizi S.r.l. sta istituendo il servizio di assistenza psicologica gratuita online, coordinato dal Prof. Francesco Pesce e altri psicologi, al fine di poter rilevare anche le lesioni e i danni psicologici, psicobiologici, morali ed esistenziali:

  • Assistenza psicologica Colombo Servizi S.r.l.

I pregiudizi risarcibili e la prova del danno

Con riferimento ai pregiudizi patrimoniali e non patrimoniali, occorre tener conto dell’impatto che l’esposizione i danni da amianto provocano alla vittima e ai suoi famigliari.

Già in caso di esposizione, per effetto della necessità di controlli sanitari per il rischio di gravi patologie, si crea nella vittima e nei suoi famigliari, un concreto pregiudizio legato alla preoccupazione e alla lesione della dignità, ovvero dei diritti fondamentali della persona umana che sono contemplati negli artt. 2 e ss. della Costituzione Italiana.

I c.d. pregiudizi esistenziali e per lesione dei diritti costituzionali

Già con la chiara consapevolezza dello stato di esposizione, e quindi del rischio di ammalarsi di patologie asbesto correlate, per la vittima primaria e per i famigliari, si concretizza il pregiudizio morale ed esistenziale della vittima e di tutti i componenti del nucleo famigliare.

In più, la presenza di placche e di ispessimenti pleurici e il concreto rischio di diagnosi di patologie ulteriormente lesive, dall’asbestosi ai cancri da amianto, sconvolge la psicologia e la vita della vittima e i suoi famigliari.

I pregiudizi morali ed esistenziali dei famigliari della vittima

Con riferimento alla condizione di rischio e a maggior ragione in caso di diagnosi di malattia asbesto correlata, i famigliari del lavoratore esposto subiscono la lesione gravissima, che li coinvolge anche direttamente.

Infatti, con la diagnosi e la prognosi infausta, per mesotelioma, tumore del polmone, della laringe, etc., cambia la vita dell’intera famiglia. Le malattie da amianto, compresa la stessa asbestosi, così il mesotelioma e il tumore polmonare, sconvolgono la vita della vittima. I sintomi patologia asbesto correlata dalla totale astenia, dimagrimento ed incapacità di compiere gli atti della vita, a crisi respiratorie, etc., impongono ai famigliari l’assistenza h24.

La vita della famiglia è completamente sconvolta. Tutti gli impegni debbono essere annullati. Non esiste alcuna vita famigliare e sociale. Tutta la famiglia deve concentrarsi per l’assistenza alla vittima.

Il concetto di benessere e salute

L’amianto lede la salute anche a coloro che sono ancora privi di malattia. L’infiammazione da amianto si attiva con l’esposizione alle prime fibre. Tuttavia, in assenza di sintomi, ma con la consapevolezza di potersi ammalare e del rischio esteso anche ai famigliari, la vita cambia radicalmente. La salute non è soltanto l’assenza di malattia organica.

Il benessere è l’equilibrio psicofisico e la salute è la massima armonia e lo stato di benessere, dal profondo e nella vita di relazione sociale. Lo stato di preoccupazione, già di per sè, lede la salute, cambia la vita, cambia le prospettive.

L’essere umano si differenzia dalle cose per la profondità del sentire e per la progettualità, che coinvolge la sua intelligenza e le sue emozioni. L’art. 32 Cost., deve essere letto in rapporto agli artt. 2 e 3. La salute può essere definita come “completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente assenza di malattia o infermità” (Punto I, Dichiarazione di Alma Ata, 1978).

Risarcibilità dei danni per lesione alla serenità

I danni sono anche quelli morali ed esistenziali, ovvero per lesione dei diritti sanciti dalla Costituzione e dalle Carte Internazionali. Il criterio di quantificazione è quello equitativo che possa assicurare l’integrale ristoro di tutti i pregiudizi.

Quantificazione dei danni con criterio presuntivo

La quantificazione del danno da amianto può essere dimostrata anche con metodo presuntivo. Inoltre, in caso di giudizio, il Tribunale può disporre indagini tecniche e quindi avvalersi dei consulenti tecnici d’ufficio (Cass. 16471/09; 21728/06 e 1901/2010 ed ex multis).

Gli elementi di fatto per la quantificazione dei danni amianto

Nella determinazione dell’entità dei pregiudizi, della vittima primaria e dei suoi congiunti, al di là della rendita INAIL, piuttosto che della liquidazione delle prestazioni di vittima del dovere, si deve tener conto del fatto che niente e nessuno possono restituire la salute e la vita lesa dall’amianto e dagli altri cancerogeni.

Ai fini della quantificazione dei danni, tutti, subiti sia dalla vittima che dai suoi famigliari, occorre tener conto di alcune circostanze:

  • lo sconvolgimento fisico e morale e relazionale che discende dall’esposizione e/o dal danno biologico;
  • la tipologia ed entità degli stati, temporanei e permanenti, di inabilità, per effetto della preoccupazione, ovvero della lesione biologica, per diagnosi di patologia asbesto correlata, ovvero di danni biologici amianto;
  • Superamento del c.d. “minimo presuntivo” in ordine alla lesione biologica e alla c.d. “sfera morale” del lavoratore esposto ad amianto e dei suoi famigliari;
  • dell’età e del sesso della vittima, esposto ad amianto, ovvero ad altri cancerogeni;
  • l’attività lavorativa o gli hobby svolti dalla vittima, cui ha dovuto rinunciare a causa della patologia contratta;
  • l’essere il lavoratore vittima, attinto da ingiusta lesione dei suoi diritti e della sua persona e della sua dignità;
  • i disagi ed i fastidi patiti in ordine alle attività quotidiane e i progetti e programmi di vita, in relazione ai danni amianto;
  • carattere invasivo degli esami diagnostici e delle terapie (chirurgia, chemioterapia e radioterapia) e agli stress che ne conseguono, anche in riferimento agli eventuali interventi chirurgici e/o a cure riabilitative;
  • l’essersi trovati costretti ad affrontare un iter stragiudiziale e giudiziale, con tutti i relativi stress.

I danni subiti dal lavoratore defunto a causa della patologia asbesto correlata debbono essere liquidati ai suoi eredi, legittimi o testamentari (amianto risarcimento danni), quali danni iure hereditatis, fermo restando che i famigliari del lavoratore deceduto hanno diritto, altresì, ai danni subiti direttamente c.d. danni iure proprio, per la sofferenza patita a causa della malattia e dell’esito infausto.

Il rischio dei famigliari di ammalarsi

Tra i danni subiti dai lavoratori che hanno una malattia professionale asbesto correlata, vi è la sofferenza morale e psicologica ed esistenziale determinata dalla consapevolezza di aver esposto anche i propri famigliari al rischio di contrarre patologie asbesto correlate, per il fatto che rientrando presso la propria abitazione, portavano spesso con sè le tute da lavoro che venivano lavate in casa e che erano intrise di polveri e fibre di amianto.

La preoccupazione per l’esposizione indiretta dei propri familiari al rischio amianto, è data anche dal fatto che le patologie asbesto correlate hanno tempi di latenza molto lunghi, e soprattutto per il fatto che non vi è una soglia minima di esposizione al di sotto della quale il rischio si annulla, quindi, anche esposizioni poco intense e non continue possono essere letali e manifestarsi fino a 50 anni dopo le prime esposizioni (tempo di latenza patologia asbesto correlata).

Gli stessi famigliari, esposti in maniera indiretta alle fibre di amianto, per il fatto di essere entrati in contatto con gli abiti da lavoro contaminati dalle fibre di amianto dei lavoratori esposti, hanno diritto al risarcimento di questi ulteriori danni, perché corrono un concreto rischio di ammalarsi di patologie asbesto correlate, comprese le neoplasie del mesotelio, dalla pleura al peritoneo, dal pericardio alla tunica vaginale del testicolo.

Anche i famigliari esposti in maniera indiretta hanno quindi subito una lesione del bene primario della salute e del diritto sancito dall’art. 32 Cost., con conseguente diritto dell’integrale risarcimento.

Danno da perdita del rapporto parentale

I familiari delle vittime colpite da patologie asbesto correlate subiscono l’ulteriore danno da perdita del rapporto parentale, cioè il danno derivante al rapporto significativo che la vittima dell’amianto aveva con famigliari e congiunti, anch’esso quantificabile con le Tabelle del Tribunale di Milano. Il calcolo del danno parentale deve essere personalizzato, secondo i criteri del calcolo danno non patrimoniale.

Sulla risarcibilità del danno da rapporto parentale, si è espressa la Corte di Cassazione: Cass., 14.9.2010, n. 19517, in Il civilista, 2010, n. 11, 22 ss.; Cass., 19.5.2010, n. 12318, in Danno e resp., 2010, 1043 ss.; Cass., 26.1.2010, n. 1529, ined.; Cass., 12.12.2008, n. 29191, in Resp. civ. e prev., 2009, 811 ss.; Cass., 16.9.2008, n. 23725, in Giust. civ., 2009, 12, 2714 ss. – amianto risarcimenti – calcolo danni morali).

Differenze tra danno biologico terminale e danno catastrofico

Si deve distinguere tra danno morale e terminale e catastrofale (o danno catastrofico). La Corte di Cassazione, con sentenza n. 6691/2018, ha negato la risarcibilità del danno morale terminale, mentre ha accolto la domanda di risarcimento danno biologico terminale, che costituisce un diritto di credito trasmissibile jure hereditatis (Cass. 23/2/2004 n. 3549; Cass. 01/2/2003, n. 18305; Cass. 16/6/2003 n. 9620; Cass. 14/3/2003 n. 3728; Cass. 2/4/2001 n. 4783; Cass. 10/2/1999 n. 1131; Cass. 29/9/1995 n. 10271).

È stato altresì affermato che il danno biologico terminale, quale pregiudizio della salute, anche se temporaneo è massimo nella sua entità ed intensità (Cass. 23/2/2004 n. 3549), poichè la vittima è lucidamente consapevole di dover morire, e quindi ha una sofferenza fisica e morale elevatissima, di cui si dovrà tener conto nella quantificazione con personalizzazione dell’entità del danno non patrimoniale, poi trasmissibile agli eredi, cui vanno liquidati gli importi maturati (Cass. 23/2/2005, n. 3766).

DANNI

Quantificazione dei danni con il sistema equitativo puro

I pregiudizi, patrimoniali e non patrimoniali, possono essere quantificati anche con il criterio equitativo puro quantificazione risarcimento danni, sulla base delle norme di cui agli artt. 432 c.p.c. e/o 1226 c.c. e/o 2056 c.c..

Il criterio è sempre quello integrale risarcimento di tutti i danni amianto (Cass., 20.2.2015, n. 3374, in D & G, 6, 2015, 55 ss.; Cass., 18.11.2014, n. 24473, in D & G, 19.11.2014; Cass., 18.11.2014, n. 23778, ined.; Cass., 8.7.2014, n. 15491, in D & G, 9.7.2014 – risarcimento danni quantificazione).

L’integrale risarcimento dei danni amianto

I danni cagionati dall’amianto devono essere tutti integralmente risarciti. I danni patrimoniali devono essere personalizzati tenendo conto dei danni personalmente subiti dalla vittima, che ha contratto mesotelioma o altre patologie asbesto correlate. I danni non patrimoniali comprendono danno biologico, danno morale e danno esistenziale. Devono essere risarciti alle vittime dell’amianto anche i danni di natura patrimoniale (Cass., 28.6.2013, n. 16413, in Danno e resp., 2013, 1081 ss.; Cass., 17.4.2013, n. 9231, in D & G, 18.4.2013; Trib. Pistoia, 8.9.2012, ined.; Cass., 18.5.2012, n. 7963, in Notiz. giur. lav., 2006, 632 ss.; Cass., 24.3.2011, n. 6737, ined.; Cass., 26.4.2010, n. 9921, ined.; Trib. Pavia, 19.11.2010, in Note informative, 2011; Cass., 10.3.2010, n. 5770, in Arch. giur. circ., 2011, 605 ss.).

La quantificazione danni  subiti dai familiari del lavoratore vittima amianto

Anche per la quantificazione dei danni subìti dai famigliari del lavoratore malato oppure defunto per patologie asbesto correlate (asbestosi, ispessimento pleurico, placche pleuriche, tumore del polmone, tumore della laringe, tumore delle ovaie, e tutte le altre neoplasie, organi bersaglio delle fibre di asbesto), si ricorre all’utilizzo delle Tabelle del Tribunale di Milano, con personalizzazione che tenga conto della reale e concreta fattispecie e di eventuali danni ulteriori che i famigliari hanno subito.

Calcolo danni famigliari defunto

Tabella del danno non patrimoniale per la morte del congiunto (2020)

Rapporto di parentelaValore minimoValore massimoValore medio
Per ogni genitore da € 165.960,00a € 331.920,00€ 248.940,00
Per ogni figlioda € 165.960,00a € 331.920,00€ 248.940,00
Per il coniuge o conviventeda € 165.960,00a € 331.920,00€ 248.940,00
Per ogni fratelloda 24.020,00a € 144.130,00 € 84.075,00
Per ogni Nonnoda 24.020,00a € 144.130,00 € 84.075,00
Queste tabelle tengono conto della media dell’entità dei danni, oggetto di risarcimento. Il criterio di quantificazione al di là della media, è quello di equità, coerente con il reale pregiudizio, subito dalla vittima, iure proprio in relazione alla malattia e al decesso del loro congiunto.

La prova dei danni per presunzione

Con riferimento ai danni iure proprio sofferti dai familiari, il criterio è quello equitativo, che tenga conto della reale portata degli eventi. In riferimento ai pregiudizi anche psichici e psicobiologici e morali, la quantificazione del danno dovrà tener conto di tutte le circostanze e delle sofferenze fisiche e morali, e della modificazione dei progetti e programmi di vita delle vittime.

Certificazioni dei danni psichici e neurologici dei familiari

I danni biologici, psicobiologici e psichici possono essere dimostrati con certificazioni mediche e relazioni psicologiche, meglio di strutture pubbliche e ospedaliere, e con l’applicazione del criterio equitativo (artt. 432 c.p.c. e 1226 e 2056 c.c.).

I familiari del lavoratore malato e/o deceduto hanno diritto anche alla liquidazione delle somme spettanti al loro congiunto, di cui sono eredi legittimi (danni iure hereditatis).

Danni da asbesto e riconoscimento di vittima del dovere

I dipendenti civili e militari che hanno svolto servizi di pubblico interesse, di ordine pubblico, di vigilanza alle infrastrutture civili e militari, che sono stati colpiti da patologie asbesto correlate, in conseguenza della loro attività di tutela della pubblica incolumità e/o comunque dell’interesse pubblico, hanno diritto al riconoscimento dello status di vittima del dovere.

Tale riconoscimento spetta anche a coloro che sono stati impiegati in particolari condizioni ambientali ed operative, eccedenti l’ordinarietà, ai sensi dell’art. 1 del d.p.r. 243/2006, emanato ai sensi dell’art. 1, comma 564, della L. 266/2005, e perciò stesso sono stati esposti a polveri e fibre di asbesto, che hanno provocato l’insorgenza di una delle classiche patologie.

Il diritto al riconoscimento di vittima del dovere si configura anche nel caso in cui non sussista un rapporto di lavoro subordinato con la pubblica amministrazione, purchè l’attività sia stata svolta al suo servizio, come chiarito nelle SS. UU. 22753/2018, paragrafo 19.

E’ stato accertato, anche giudizialmente, che il personale civile e militare maggiormente colpito da patologie asbesto correlate, è quello della Marina Militare Italiana, in particolare coloro che sono stati imbarcati nelle unità navali della Marina Militare.

In generale, la condizione di rischio asbesto e di altri cancerogeni è emersa per tutte le Forze Armate, Marina, Esercito, Aeronautica e Carabinieri e al comparto sicurezza, Polizia di StatoPolizia PenitenziariaPolizia MunicipaleCorpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e Guardia di Finanza.

Per il personale civile e militare delle Forze Armate e del comparto sicurezza, sono previste prestazioni previdenziali in caso di riconoscimento dello status di vittima del dovere che, ove intervenga il decesso del diretto interessato, vengono trasmesse agli eredi. Più precisamente, gli eredi delle vittime del dovere hanno diritto a vedersi costituite iure proprio le prestazioni di vittima del dovere, con la liquidazione della speciale elargizione, dello speciale assegno vitalizio, e dell’assegno vitalizio, e tutte le altre prestazioni dovute alle vittime del dovere, ovvero al coniuge di vittima del dovere e agli orfani di vittima del dovere.

In ogni caso, oltre al diritto a ricevere le prestazioni previdenziali appena dette, le vittime del dovere hanno diritto anche all’integrale risarcimento di tutti i danni, sia patrimoniali, che non patrimoniali. In caso di decesso, le somme maturate sia a titolo di prestazioni di vittima del dovere che a titolo di risarcimento, debbono essere liquidate agli eredi, legittimi o testamentari. Inoltre, gli eredi delle vittime del dovere hanno diritto anche al risarcimento dei danni iure proprio sofferti a causa della malattia e del decesso del loro congiunto provocata dalla esposizione per motivi di servizio a polveri e fibre di asbesto.

Per approfondire:

Prepensionamento amianto e benefici contributivi amianto

I lavoratori esposti ad asbesto hanno diritto al prepensionamento amianto che consiste nella anticipata maturazione del diritto a pensione, in seguito ad esposizione professionale ad asbesto, anche per coloro ai quali non si è ancora manifestata la malattia asbesto correlata, ma che comunque sono stati esposti alla noxa patogena. L’accredito dei benefici amianto si sostanzia nel ricalcolo della posizione contributiva con il coefficiente 1,5 (in alcuni casi con il coefficiente 1,25), con conseguente maturazione anticipata del diritto alla pensione.

Coloro che sono stati già collocati in pensione hanno comunque diritto all’accredito dei benefici contributivi che si concretizzano nella rivalutazione della posizione contributiva, o meglio nel ricalcolo dei ratei mensili di pensione e del pagamento delle differenze sui ratei arretrati.

I lavoratori esposti ad amianto che abbiano contratto una patologia asbesto correlata e riconosciuta come tale dall’inail, sussiste sempre e comunque, il diritto al prepensionamento amianto, ovvero alla rivalutazione della posizione contributiva, con il coefficiente 1,5, utile a maturare anticipatamente il diritto a pensione e a rivalutare le prestazioni pensionistiche, sulla base dell’art. 13, comma 7, L. 257/92.

Per approfondimenti:

Nel caso in cui, pur dopo l’accredito delle maggiorazioni contributive per esposizione ad asbesto, l’avente diritto non avesse maturato la prestazione, in caso di riconoscimento di mesotelioma, tumore del polmone e asbestosi,  si potrà chiedere il prepensionamento per patologia con l’art. 1 comma 250 Legge 232/2016.

Per approfondire:

Assistenza legale vittime amianto in sintesi

La Corte di Cassazione (sentenza n. 24217/2017) ha stabilito che coloro che abbiano subito qualunque tipo di danno riconducibile alle fibre di asbesto hanno diritto al risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali.

Nonostante l’impiego di questi minerali sia stato da tempo vietato in Italia, il ritardo nella bonifica e gli effetti lungolatenti che li caratterizzano determineranno nei prossimi decenni ingenti danni, che dovranno essere integralmente risarciti.

Diritti degli eredi

Anche i famigliari delle vittime hanno diritto al risarcimento. In questo caso si parla di due tipologie di danno: una indiretta, subita in qualità di erede, ed una diretta, subita in qualità di vittima.

Rendite, indennizzi e prestazioni aggiuntive

Le vittime hanno inoltre diritto rendite, prestazioni aggiuntive del Fondo Vittime Amianto e benefici amianto per il prepensionamento, che però non sono considerati risarcimenti, ma indennizzi.

Nel caso del personale civile e militare del Ministero della Difesa e del comparto sicurezza, ai risarcimenti si sommano il riconoscimento delle prestazioni di Vittima del Dovere  (e relative prestazioni) e il prepensionamento amianto.

La complessità di questi aspetti rende necessaria un’assistenza di tipo legale.

Risarcimento danni: come tutelare i propri diritti

Quando parliamo di risarcimento danni amianto eredi defunto, intendiamo, in breve, il riconoscimento dei diritti dei parenti delle vittime di amianto. Tutti, quindi, possono esercitare i loro diritti con la costituzione di parte civile nel procedimento penale, nel quale possono essere citati i datori di lavoro quali responsabili civili.

L’azione di risarcimento danni da amianto da parte degli eredi del defunto può essere promossa anche in sede civile (Giudice del lavoro per i dipendenti del settore privato e pubblico, TAR per il personale militare e Giudice ordinario nei casi di responsabilità extracontrattuale).

I danni risarcibili

Anche la sola e semplice esposizione all’amianto è causa di danni alla salute che devono essere risarciti. Vanno risarciti sia i pregiudizi patrimoniali che non patrimoniali (biologici, morali ed esistenziali).  Il diritto al risarcimento dei danni è esteso anche ai famigliari delle vittime.

Nel caso di malattia amianto i danni non patrimoniali risarcibili sono:

  • alla salute (biologico)
  • subito dai famigliari (lesione al vincolo affettivo, alla serenità, etc.)
  • esistenziale (lesione ai programmi e progetti di vita e alla qualità della vita)
  • morale (sofferenza e turbamento dell’animo generato dal fatto illecito)

Prescrizione amianto: diritto alla rendita

Le malattie amianto correlate sono lungolatenti: si manifestano cioè solo dopo molti anni (da 5 a 40/50 anni dall’inizio dell’esposizione).

Per ottenere la rendita INAIL il termine di prescrizione è triennale ed inizia a decorrere da quando il diritto può essere fatto valere (art. 2935 c.c.). Idem in caso di morte della vittima, per quanto riguarda la rendita di reversibilità destinata al coniuge e/o ai figli se minori e/o studenti (art. 112 del Dpr 1124/65).

A questi 3 anni si devono aggiungere 150 giorni, corrispondenti alla durata del procedimento amministrativo. Oltre tale tempistica è necessario dimostrare che il termine sia iniziato a decorrere successivamente.

Prescrizione amianto: diritto al risarcimento danni

Per il risarcimento amianto i termini sono diversi. Per la responsabilità contrattuale il termine è decennale, mentre per quella extracontrattuale il termine è di 5 anni. Per la responsabilità civile da reato, il termine è quello stabilito dal Codice Penale per il reato e vi è il raddoppiamento dei termini nel caso di imputazione di omicidio colposo (art. 590 c.p.) con una prescrizione che può andare dai 14 anni ai 17 anni e 6 mesi (art. 157, V comma, c.p.).

Giurisprudenza in materia di prescrizione del risarcimento danni da amianto

La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine inizia a decorrere dalla prima certificazione di malattia professionale o da quando la vittima è venuta a conoscenza dell’origine professionale della patologia (cfr. decisione n. 2002/2005, riferita proprio ai casi di cancro polmonare e/o mesotelioma da amianto).

Per sottrarsi dal dovere dei risarcimenti amianto, i responsabili potrebbero eccepire la prescrizione facendo decorrere i termini dalla data di esposizione. Tuttavia, questo tipo di motivazione è infondata in quanto i termini decorrono dal momento della diagnosi della patologia o, nel caso in cui siano già trascorsi, dal momento della consapevolezza dell’evento e del nesso causale (art. 2935 c.c. e Corte di Cassazione, Sezioni Unite, con Sentenza n. 481 del 2008).

Quindi, alla luce della fattispecie giuridica di danno ingiusto, non solo la vittima, ma anche i congiunti hanno diritto ad essere risarciti per il danno subito. Il risarcimento include i danni sia patrimoniali che non, vista la lesione di diritti fondamentali della persona (salute, serenità, integrità familiare e del patrimonio).

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