• via Crescenzio, n. 2, scala B, interno 3, Roma
  • 331/2269734
  • assistenzarisarcimentoamianto@gmail.com

Colombo Servizi Srl

Assistenza Risarcimento Amianto

Colangiocarcinoma Intraepatico

 

Colangiocarcinoma intraepatico: patologia asbesto correlata

La correlazione tra l’esposizione all’amianto e l’insorgenza di neoplasie toraciche è ormai nota. Tuttavia, recenti studi epidemiologici hanno fornito prove che l’amianto può essere coinvolto anche nello sviluppo di tumori gastrointestinali, incluso il colangiocarcinoma intraepatico

Risale al 1983 il primo studio che rivela la presenza di fibre di amianto nei dotti biliari intraepatici di un lavoratore esposto all’amianto. L’esame istologico del dotto cistico ha rinvenuto dei piccoli corpi di asbesto simili a quelli osservati nel polmone. A sostegno di tale ipotesi, alcuni studi caso-controllo di cui parleremo più avanti.

La Colombo Servizi S.r.l è una società convenzionata con l’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto. In questo modo fornisce l’assistenza risarcimento amianto e consente ai cittadini di richiedere una consulenza medica e legale gratuita.

Colangiocarcinoma: cura e assistenza legale gratuita

colangiocarcinoma

Indice

Le cause del colangiocarcinoma intraepatico

Il colangiocarcinoma intraepatico è una neoplasia rara.

Rappresenta meno del 2% delle neoplasie umane e, a differenza del colangiocarcinoma extraepatico, interessa i dotti biliari intraepatici, i canali che trasportano la bile dal fegato al duodeno. Tra le cause che generano la malattia, troviamo:

  • stati infiammatori cronici;
  • anomalie anatomiche dei dotti biliari;
  • alcune infezioni parassitarie a carico del fegato (Epatite B e C);
  • la cirrosi epatica;
  • calcoli biliari;
  • obesità.

 

Solo recentemente sono stati individuati i fattori di rischio che aumentano la probabilità di sviluppare la patologia. Questi fattori riguardano l’esposizione a sostanze chimiche, come il fumo di sigaretta e l’amianto.

Colangiocarcinoma e amianto

Anche per il colangiocarcinoma, la tossicità delle fibre di amianto è strettamente correlata alle loro dimensioni.

Le fibre killer, una volta penetrate nell’organismo tramite ingestione o inalazione, possono indurre uno stato di infiammazione cronica nei tessuti bersaglio. Questo avviene perché i macrofagi, che svolgono la funzione di “spazzini del corpo umano”, provvedono all’eliminazione delle fibre killer tramite fagocitosi. La fagocitosi è un processo lento, che se perdura nel tempo, causa un’elevata produzione di molecole infiammatorie.

Queste molecole, quando presenti in concentrazioni elevate, svolgono un ruolo importante nel promuovere lo sviluppo di patologie tumorali.

Nel fegato, i residui delle fibre di amianto, parzialmente digerite dai macrofagi, possono causare una serie di danni a livello delle cellule staminali dei canali di Hering, i dotti biliari intraepatici. Questa evidenza è stata messa in luce da diversi studi caso-controllo.

Gli studi caso-controllo

I due studi retrospettivi caso-controllo hanno confermato come l’esposizione ad amianto aumenti il rischio di colangiocarcinoma intraepatico.

Il primo studio caso-controllo si basa sui dati storici di 155 casi di colangiocarcinoma che si sono verificati presso l’Ospedale Universitario S. Orsola-Malpighi di Bologna tra il 2006 e il 2010. Di questi 155 pazienti, 69 erano affetti da colangiocarcinoma intraepatico e 86 affetti da colangiocarcinoma extraepatico.

Per i pazienti con colangiocarcinoma intraepatico, il rapporto di probabilità di sviluppare il tumore in seguito all’esposizione ad amianto, è risultato fino a quattro volte superiore rispetto ai pazienti con colangiocarcinoma extraepatico. Nei pazienti con colangiocarcinoma extraepatico, invece, il rapporto di probabilità si è mostrato molto limitato.

Risultati analoghi sono stati confermati dal secondo studio caso-controllo. In questo studio sono stati analizzati 1458 casi di pazienti con colangiocarcinoma intraepatico e 3972 di pazienti con colangiocarcinoma extraepatico. Tutti questi casi sono stati registrati in quattro paesi nordici (Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia) a partire dal gennaio 1920. Ancora una volta, il rapporto di probabilità di sviluppare il colangiocarcinoma intraepatico per esposizione ad amianto è risultato di gran lunga superiore. I pazienti con colangiocarcinoma extraepatico, invece, hanno mostrato un rapporto di probabilità molto basso.

Gli studi di Casale Monferrato e Bologna

A Casale Monferrato, nota città italiana inquinata dall’amianto, l’Oncologa specializzata in tumori rari Federica Grosso ed il suo Team di professionisti, ha confermato nuovamente la correlazione tra fibre killer e colangiocarcinoma. I protagonisti dello studio erano sette pazienti affetti da colangiocarcinoma intraepatico, tutti individuati tra il 2011 ed il 2017. Tramite microscopio elettronico, sono state analizzate alcune sezioni istologiche del fegato dei sette pazienti che hanno confermato la presenza di fibre killer nelle vie biliari.

Ulteriori evidenze sull’associazione tra esposizione all’amianto e sviluppo di colangiocarcinoma intraepatico provengono da uno studio prospettico caso-controllo dall’ASL di Bologna. Lo studio è stato diretto dal professore Giovanni Brandi, professore di Oncologia dall’Azienda Ospedaliera Universitaria S. Orsola-Malpighi di Bologna e dalla professoressa Simona Tavolari, responsabile del Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale della medesima Azienda Ospedaliera in collaborazione con l’Unità di Medicina del Lavoro.

Questo studio, non solo conferma i risultati ottenuti nei due studi retrospettivi caso-controllo, ma rafforza addirittura il legame tra esposizione all’amianto e rischio di sviluppare la malattia. Difatti, i pazienti che hanno partecipato allo studio hanno mostrato una chiara differenza genomica tra il profilo intraepatico rispetto a quello extraepatico. Inoltre, il profilo molecolare si è rivelato diverso anche tra i pazienti con colangiocarcinoma intraepatico che erano stati esposti all’amianto rispetto a coloro che non sono stati mai esposti.

Colangiocarcinoma intraepatico: chi è a rischio?

Il colangiocarcinoma intraepatico è una neoplasia rara, altamente aggressiva. La sua aggressività aumenta il rischio di recidive che spesso compaiono in circa il 60-70% dei casi. Quest’ultime sono caratterizzate da multifocalità e metastasi linfonodali.

La sua incidenza, invece, aumenta con l’avanzare dell’età: è quasi nulla prima dei 40 anni e raggiunge valori massimi oltre i 65 anni. 

Al momento della diagnosi, i pazienti con colangiocarcinoma in stadio precoce, mostrano un tasso di sopravvivenza a 5 anni tra il 20 e il 50%. Quando lo stadio della malattia è avanzato, per colangiocarcinoma la sopravvivenza mediana è spesso inferiore ad 1 anno.

L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) afferma che, negli ultimi 30 anni, la patologia è in continuo aumento. Si sono verificati più di 5.400 nuovi casi di tumore della colecisti e delle vie biliari nel 2020, con una frequenza più elevata nelle donne rispetto agli uomini.

Questa osservazione è perfettamente in linea con l’aumento dei casi, da oltre vent’anni, di patologie asbesto correlate già scientificamente dimostrate. 

Cure per il colangiocarcinoma intraepatico

Esistono diverse opzioni terapeutiche per la cura del colangiocarcinoma intraepatico. La scelta di colangiocarcinoma cure si basa su alcuni fattori, quali le condizioni generali del paziente e lo stadio della malattia. La chirurgia per l’asportazione del tumore è il principale trattamento, ma solo il 20-40% delle neoplasie risulta resecabile al momento della diagnosi.

Nei pazienti che non possono essere operati o che presentano recidive, il trattamento di prima scelta è rappresentato dalla chemioterapia. Come è noto, questa colangiocarcinoma cura è tossica e comporta pesanti effetti collaterali. Altri possibili trattamenti sono rappresentati dalla radioterapia e dallo stenting biliare e drenaggio biliare tramite bypass. 

Tutela legale e malattia professionale

Quando in un processo per amianto si arriva con una diagnosi di mesotelioma, il sospetto che ci sia stata una esposizione alla fibra killer è forte poiché è scientificamente dimostrato che l’amianto rappresenta l’unica causa scatenante la patologia. Più difficile quando il tumore ha origine in organi bersaglio diversi, come ad esempio nel caso del colangiocarcinoma intraepatico, dove assistiamo alla grande difficoltà di vedere il “nesso causale” che lega la malattia (e spesso purtroppo la morte) all’esposizione  all’amianto.

La “malattia professionale” è quella patologia che il lavoratore contrae in occasione dello svolgimento dell’attività lavorativa, dovuta all’esposizione, nel tempo, ad un fattore di rischio. L’amianto, come tanti altri agenti cancerogeni, è considerato un fattore di rischio per il lavoratore.

L’INAIL, Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, ha riconosciuto e classificato le patologie di origine professionale in tre liste, ma in nessuna di queste è compreso il colangiocarcinoma. Il lavoratore che contrae la malattia può, però, richiedere all’INAIL il riconoscimento dell’origine professionale ed avere accesso ad una serie di prestazioni assistenziali ed economiche.

Vittime del dovere e indennizzi INAIL

Il riconoscimento dell’origine professionale della patologia permette al lavoratore, o ai suoi familiari, di percepire un indennizzo che generalmente consiste in una prestazione economica. L’INAIL riconosce il diritto alla rendita mensile il cui valore è proporzionale all’entità del danno biologico e alla riduzione delle capacità lavorative.

Se la malattia provoca un danno biologico superiore al 16%, il lavoratore o i suoi familiari avranno diritto ad una rendita mensile. Se la malattia causa un danno biologico compreso tra il 6% ed il 15%, il lavoratore o i suoi familiari avranno diritto ad un indennizzo erogato in un unica soluzione. Per gradi invalidanti inferiori al 6%, l’Istituto non prevede nessuna erogazione economica.

Se il medico legale ritiene che la malattia professionale sia asbesto correlata e quindi riconducibile ad esposizione ad amianto, si ha diritto anche alle prestazioni aggiuntive del Fondo Vittime Amianto. Il Fondo vittime amianto è gestito sempre dall’INAIL ed ha la funzione di erogare un indennizzo economico ulteriore ai titolari delle rendite per malattie professionali o agli eredi delle vittime di amianto.

Risarcimento danni e nesso causale

Con il riconoscimento della causa di servizio e la prova che il tumore si sia sviluppato in seguito alla mancanza di utilizzo dei dispositivi di protezione individuali, sarà possibile ottenere l’indennizzo riservato alle vittime del dovere o ai suoi familiari. La vittima del dovere, o i suoi familiari, riceveranno la quantificazione dei danni in maniera personalizzata. 

Si avrà diritto alla liquidazione del differenziale del danno patrimoniale e del danno biologico, e il risarcimento danni morali ed esistenziali. Per stabilire l’entità del danno non patrimoniale si terrà conto del valore della lesione biologica da applicare il sistema riportato dalle tabelle del Tribunale di Milano.

Tale sistema permette di quantificare il danno in maniera personalizzata, rideterminando il quantum delle singole poste in relazione alle caratteristiche individuali del danneggiato, per la responsabilità contrattuale e per la responsabilità extracontrattuale.

Tutela Legale

Le vittime del dovere o i familiari delle vittime del dovere, possono vedere riconosciuti i propri diritti rivolgendosi ad associazioni e/o studi legali specializzati. 

L’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto, insieme all’Avv. Ezio Bonanni, tutelano le vittime del dovere grazie alla serietà e alla professionalità di una squadra di avvocati e medici legali. 

La Colombo Servizi S.r.l, grazie alla convenzione con l’ONA, fornisce anch’essa consulenza medica e legale gratuita alle vittime del dovere o ai suoi familiari. Il suo Team, composto da una squadra di avvocati e di medici legali, è specializzato in risarcimento delle vittime o dei suoi familiari.

Contattaci per essere assistito gratuitamente. Il nostro team di avvocati ti fornirà online un primo parere legale gratuito e ti assisterà nelle varie fasi.