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Canna fumaria in eternit: rischi e norme

Canna fumaria in eternit: rischi e norme

La canna fumaria in eternit mette a rischio la salute delle persone. L’Eternit fino alla fine degli anni ’70 è stato utilizzato in larga scala nel nostro paese soprattutto nel campo dell’edilizia per la sua alta resistenza. Solo dopo un po’ di tempo ci si è accorti della sua pericolosità, dato che le sue polveri, liberate in caso di usura, se inalate possono provocare gravi patologie alle persone: danni all’apparato respiratorio e patologie molto gravi.

Principalmente l’amianto è stato utilizzato per la costruzione dei tetti con lastre di Eternit, anche per le coperture dei garage e nelle canne fumarie.

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Canna fumaria in eternit: cosa fare?

Nel caso di canna fumaria in Eternit bisogna procedere immediatamente alla rimozione e ovviamente alla sostituzione della stessa. Spesso le canne fumarie si trovano all’esterno degli edifici e potrebbero quindi rilasciare delle sostante pericolose nell’aria, soprattutto perché se esterne sono più esposte dall’erosione. In questo caso l’erosione potrebbe causare la dispersione di fibre di amianto nell’aria. Per questo motivo bisogna innanzitutto valutare lo stato della canna fumaria e se fosse certi della pericolosità bisognerà procedere con la rimozione o la messa in sicurezza.

Ovviamente la procedura di rimozione deve essere effettuata da organi si competenza e quindi le ASL e il Sindaco. Per lo smaltimento invece bisogna rivolgersi a una ditta specializzata che sia iscritta all’Albo. Sarà proprio la ditta specializzata a valutare se la canna fumaria è da rimuovere o no.

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Obbligo di rimozione

La sentenza del settembre 2017 sancisce che la rimozione di una canna fumaria in Eternit deve essere a carico dei proprietari dell’immobile e non all’intero condominio. La ditta specializzata che effettuerà la rimozione dovrà fare innanzitutto un sopralluogo ed effettuare il campionamento die materiali, in modo tale da poter determinarne la tipologia.

Secondo l’art. 256 del decreto legislativo 81/2008, il datore di lavoro, cioè la ditta, deve sottostare ad obblighi specifici per quanto riguarda la protezione dei lavoratori e deve presentare il piano di bonifica ben 30 giorni prima dell’inizio dei lavori. Oltre a questo verrà redatto il P.O.S. e cioè  il Piano Operativo di Sicurezza che va consegnato all’organo di vigilanza competente. A fine lavoro, bisognerà verificare che non sia presente alcun rischio di esposizione ad amianto tramite il monitoraggio ambientale i MOCF.

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L’esposizione alle fibre di amianto può provocare dei danni importanti alla salute dell’uomo, infatti può provocare l’Asbestosi, una grave malattia che colpisce i polmoni, oltre che a difficoltà respiratorie. Un altro grave danno che può provocare l’amianto è il cancro ai polmoni e anche al pericardio, al peritoneo e alla pleura. Inoltre l’esposizione ad amianto può causare anche danni alla laringe e alle vie gastro-intestinali.

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